Quanto inciderà l’attività delle banche europee sull’efficacia del Programma di prestiti e sussidi che la Commissione europea metterà a disposizione per il risanamento e il rilancio dell’economia?

Affinché le banche di tutte le forme giuridiche e dimensioni possano portare il proprio specifico contributo, occorre una “visione” chiara e un percorso coerente al fine di rendere il più possibile  “sintonico” e coerente il quadro normativo bancario europeo rispetto alle grandi sfide tra loro intrecciate delle transizioni ecologica, digitale, demografica e della sfida trasversale del lavoro e della demografia.

Un contributo, in tal senso, è venuto pochi giorni fa dal Comitato economico e sociale europeo (CESE), organismo consultivo rappresentativo delle forze sociali e produttive dell’Unione. Il  focus è sul delicato tema della normativa bancaria Ue, considerata non funzionale alla gestione delle complessità e dei nuovi bisogni scaturiti dall’emergenza sanitaria ed economica che stiamo vivendo.

Il CESE ha approvato in sessione plenaria (206 voti favorevoli su 217) un parere (Eco/509, di cui è stato relatore il rappresentante delle imprese cooperative italiane, Giuseppe Guerini) dal titolo chiaro: “Promuovere un’Unione bancaria più inclusiva e sostenibile migliorando il contributo delle banche comunitarie allo sviluppo locale e all’edificazione di un sistema finanziario internazionale ed europeo socialmente responsabile”.

 “Il costante aumento delle regole bancarie a livello europeo e il loro progressivo inasprimento nel corso degli anni – si legge nel parere –  non è sempre riuscito a tenere conto dei diversi modelli che contribuiscono alla diversità bancaria in Europa e a sviluppare regole proporzionali e adeguate anche alle banche più piccole e territoriali”. Tra queste, ovviamente, le Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali che, in quanto banche mutualistiche di comunità, hanno continuato a sostenere senza alcuna diminuzione di efficacia, famiglie ed imprese in questi mesi così duri e drammatici. E che, solo per fare un esempio, oggi sono considerate banche “significant” (ossia soggette alla normativa disegnata per banche di grandi dimensioni, cross-border, con  struttura capitalistica e quindi sottoposte alla Vigilanza della BCE con oneri organizzativi, informativi e finanziari elevatissimi) per il solo appartenere, ai sensi della recente riforma del Credito Cooperativo, a Gruppi Bancari Cooperativi necessariamente di dimensione “significant” per un semplice effetto somma.

Punto centrale, ribadisce il CESE, il tema della proporzionalità e dell’adeguatezza nella formulazione e nell’applicazione delle norme. “Il CESE ritiene utile – si legge ancora – che il legislatore accresca con sollecitudine la proporzionalità strutturata e l’adeguatezza delle regole bancarie rispetto alle caratteristiche dei destinatari delle norme con tre obiettivi: ridurre distorsioni competitive artificiali; mantenere un’industria bancaria europea diversificata; favorire (e non ridurre) il sostegno creditizio alle piccole e medie imprese, settore chiave dell’economia ovunque in Europa”.

Il dibattito è aperto. Ci auguriamo che possa svilupparsi con la dovuta attenzione per rendere pienamente efficace quel grande patrimonio culturale, politico (democrazia e partecipazione), sociale ed economico che è la cooperazione mutualistica di credito. Eliminando incomprensibili distorsioni e palesi incongruenze che non favorirebbero il protagonismo dei territori nella costruzione della nuova Europa.