Le origini europee della cooperazione di credito

Dal punto di vista ideologico e storico, il pensiero da cui nascono le cooperative prende le mosse dall’Inghilterra di Robert Owen e dei Pionieri di Rochdale.

In Francia, i primi esperimenti di cooperative di lavoro o di consorzi risalgono al periodo tra il 1830 ed il 1840 ad opera di Frances Bouchez, che promosse alcune forme di associazioni cooperative tra mobilieri ed orafi e di Louis Blanc (1848), che presentò al governo un disegno di legge per la costruzione di laboratori gestiti in forma cooperativa. Al 1848 risale anche l’istituzione di una prima embrionale forma di banca “popolare” ad opera di Pierre Joseph Proudhom, nello stesso periodo in cui in Belgio Francois Haeck, tentava un analogo esperimento di banca cooperativa. Fondamentale è ricordare anche l’opera di Charles Gide, fondatore della Scuola di Nimes, che arrivò a teorizzare una “Repubblica cooperativa” in cui il profitto fosse completamente bandito dal regime economico.

Anche la Germania cominciò, intorno al 1850, in una fase di profonda crisi economica, a dare attuazione pratica ai principi della cooperazione. I primi tentativi di Hermann Schulze-Delitzsch si mossero nella direzione della costituzione di cooperative tra piccoli imprenditori, per l’assicurazione contro le malattie e la morte e l’acquisto di materie prime. La sua dottrina economica ebbe un notevole riscontro nella popolazione urbana: già nel 1859 si contavano 183 banche con 18 mila soci in Pomerania e Sassonia. Nello stesso anno venne istituito un primo ufficio centrale col compito di coordinare, pur nel rispetto dell’autonomia funzionale delle singole unità, l’attività delle diverse cooperative di credito lontane fra loro.
Nascevano quelle che poi avrebbero preso il nome di Banche Popolari.

Contemporaneamente all’opera dello Schulze, anche Friedrich Wilhelm Raiffeisen aveva iniziato la sua attività nelle campagne, e anch’egli, dopo alcuni anni di attività basata su fondazioni di tipo solidaristico e caritativo, si era convinto a dare vita a vere e proprie cooperative di credito sul modello proposto dallo Schulze. Nasce così ad Anhausen nel 1862 la prima cooperativa bancaria Raiffeisen. Lo spirito che animava l’opera del Raiffeisen era però completamente diverso (e questo origina la differenza tra il modo di operare delle Popolari e delle Casse Rurali). Raiffeisen, infatti, alle ragioni economiche privilegiava le motivazioni etiche di ispirazione cristiana: dar vita alle cooperative di credito era un preciso dettato della volontà divina, poiché esse altro non erano che un mezzo per aiutare gli uomini a mettere a frutto i beni materiali e spirituali che Dio aveva donato loro e dei quali un giorno sarebbero stati chiamati a rendere conto.
Esteriormente, però, le Casse Raiffeisen in nulla differivano dalle cooperative di Schulze-Delitzsch: vigeva il principio della società aperta, del voto unico per ogni socio, della responsabilità illimitata.

Dopo un primo periodo di scarsa diffusione iniziò una rapida crescita numerica delle Casse, che nel 1888, alla morte del Raiffeisen, erano già 425. Negli anni successivi la loro diffusione crebbe a ritmi molto più sostenuti delle “popolari”: alla vigilia del primo conflitto mondiale assommavano a ben 16.927 unità, contro le 980 delle cooperative dello Schulze.

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