22/11/2013 Comunicati stampa
Alla presenza di Enrico Letta si è svolta il 22 novembre scorso l'assemblea annuale di Federcasse

Si è svolta il 22 novembre scorso a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica, l’Assemblea 2013 di Federcasse, l’Associazione nazionale Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali italiane. Ai lavori, aperti dal Presidente Alessandro Azzi, hanno partecipato il Presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta (GUARDA INTERVENTO), il Vice Presidente della Commissione Europea Antonio Tajani, il Presidente dell’ European Banking Authority Andrea Enria (GUARDA INTERVENTO), il Presidente di Confcooperative Maurizio Gardini.

“130 anni di Credito Cooperativo. Per una Italia più fiduciosa e un’Europa più cooperativa”. Questo il tema sul quale si è incentrata l’Assemblea. Occasione per ricordare la costituzione della prima Cassa Rurale italiana (Loreggia, Padova) nel giugno del 1883 e per ribadire il ruolo che in questi 130 anni le BCC hanno svolto per creare benessere diffuso, educare all’uso responsabile del denaro ed alla democrazia partecipativa. Un ruolo riconosciuto anche nel Messaggio che il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha voluto rivolgere ai partecipanti all’assise romana. Nel corso dell’Assemblea sono anche stati celebrati i 50 anni dalla costituzione del Gruppo Bancario Iccrea.

Il messaggio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

“Nella ricorrenza del 130mo anniversario della prima Cassa Rurale in Italia, il Presidente della Repubblica – si legge nel Messaggio indirizzato al Presidente Azzi - ritiene importante riaffermare la validità del ruolo che il sistema del Credito Cooperativo italiano ha esercitato, e svolge ancora oggi, a sostegno della crescita economica e sociale del nostro Paese.

Anche nell’attuale difficile situazione economico-finanziaria, l’adesione al principio mutualistico ed il radicamento territoriale hanno consentito alle Banche di Credito Cooperativo di essere interpreti attente delle esigenze delle comunità nelle quali operano, con particolare riguardo alle famiglie ed alle piccole imprese, pur introducendo le necessarie innovazioni sul piano organizzativo ed operativo”.

L’intervento del Presidente del Consiglio Enrico Letta

“La mia presenza oggi – ha esordito il Presidente del Consiglio Letta - è il segno di gratitudine del sistema Paese per il lavoro che svolgete ogni giorno. Nel territorio e a favore delle imprese. Dovete essere fieri, e il Paese deve essere riconoscente per la solidarietà diffusa che il vostro sistema di banche sa diffondere”. “Il vostro lavoro – ha sottolineato – è legato al territorio ed è per questo prezioso per il Paese e per le Piccole e medie imprese che in questi 5 anni hanno sofferto la crisi”.

“La vocazione anticiclica su cui avete costruito la vostra identità ultracentenaria – ha proseguito il Presidente del Consiglio - è chiaramente evidenziata dall’ammontare dei prestiti indirizzati alle comunità locali e al territorio durante il periodo di crisi. La finanza come da voi concepita è sussidiaria al lavoro e al fare impresa e va nella direzione di abilitare i territori e creare le condizioni per la ripresa”.

“E’ fondamentale che il Paese sia vicino al vostro mondo di banche cooperative, un mondo che non deve sentirsi estraneo ed eccentrico rispetto al sistema finanziario. Rappresentate il sistema del credito che si rivolge ai territori, che aiuta il nostro sistema d’impresa, è legato alle tradizioni ed è esso stesso, per questo, generatore di fiducia. Parola antica che il mondo della finanza non dovrebbe tralasciare. La vostra forza è quella di essere da 130 anni nei territori, vicini alle comunità ed essere generatori di fiducia diffusa”.

L’intervento del Presidente del Consiglio non poteva poi non toccare i temi di più stretta attualità politica ed istituzionale. In particolare, quelli europei: “L’Europa - ha detto ancora - dovrà essere solidale per fare le scelte giuste e far ripartire la crescita. L’Italia ha le carte in regola affinché a livello europeo sia ascoltata. Dal 1 luglio inizia il semestre europeo alla Presidenza italiana che avvierà una legislatura improntata alla crescita e non all’austerità. Siamo convinti di dire, con forza politica, che siamo impegnati per la crescita, il che non vuol dire fare più debito o deficit”. Da qui, stigmatizzando gli interventi di quelli che ha definito gli “Ayatollah del rigore”, la necessità di alleanze forti sul versante interno prima di tutto, da rafforzare poi a livello europeo. Sul primo versante, il Presidente del Consiglio ha annunciato l’intenzione dell’Esecutivo di intervenire per ridurre le tasse sul lavoro e consolidare le privatizzazioni annunciate.
(GUARDA INTERVENTO)

Sintesi della Relazione del Presidente di Federcasse Alessandro Azzi

1. Un’ Italia più fiduciosa, un’Europa più cooperativa

“Gli anniversari dei 130 anni della prima Cassa Rurale italiana e dei 50 anni della costituzione di Iccrea si collocano in una fase storica complessa per l’Italia. Il nostro Paese si è impoverito, i divari si sono ampliati, la produzione è entrata in stallo, i mercati finanziari sono stati sottoposti a stress. Ma le situazioni positive non mancano. Le storie di reazione, le manifestazioni della voglia di tenere duro, la volontà di rimboccarsi le maniche – atteggiamento tipico anche del cooperatore – costituiscono fatti e antidoti ad un pessimismo inconcludente”.

“Avvertiamo il rischio della rassegnazione e del ripiegamento. Sentiamo ancora più forte, come cittadini e come cooperatori, il dovere di contribuire a ricostruire nel nostro Paese il tessuto della fiducia, a rilanciare in avanti la speranza, a generare in mille modi il futuro.
Il Credito Cooperativo, l’intero Credito Cooperativo, è nato proprio per assolvere a questo compito”.

“Centotrenta anni fa, a Loreggia, in provincia di Padova, come risposta ad una situazione di diffusa povertà ed esclusione, un giovane di ventiquattro anni, Leone Wollemborg, diede vita ad un’impresa cooperativa che accomunava persone diverse per storia e per destino, che univa concretezza e idealità, con l’obiettivo di promuovere l’equità e favorire l’intrapresa. L’intuizione “rivoluzionaria” di questo giovane fu quella di puntare sull’ inclusione come principio e sulla cooperazione come metodo. La Cassa Rurale, infatti, era un’impresa comune tra persone diverse per censo e classe sociale, che scommetteva sulle risorse e sulle energie dei singoli ma unite insieme, spingendo a trovare in sé stessi, non nella beneficenza altrui, la forza del riscatto”.

“Dilatare la speranza, promuovere l’equità, rilanciare l’intrapresa, favorire la cooperazione: i bisogni di ieri sono straordinariamente vicini a quelli attuali”.

“Il Piano Strategico messo a punto da Federcasse individua cinque priorità di azione per far sì che ciascuna BCC sia sempre più efficace nel servizio ai propri soci e ai territori, favorendo un’interpretazione attualizzata della mutualità come risposta ai bisogni, vecchi e nuovi, delle persone e delle imprese”.

“Il nostro movimento è espressione di un’eccellenza italiana tutta da riscoprire, quella dell’economia civile, che ha generato un’interpretazione ben precisa del mercato, inteso come luogo umanizzato, non asettico, e di relazioni fiduciarie, non rapaci. Di tale storia profonda di umanesimo civile in banca, le cooperative costituiscono la componente più significativa.

“È per questo che un’Italia più fiduciosa e un’Europa più cooperativa hanno bisogno di più Credito Cooperativo”.


2. Uno sguardo all’industria bancaria e al Credito Cooperativo

“La pubblicazione del Testo Unico Bancario avvenuta il primo settembre del 1993 ha segnato un momento di svolta nell’ordinamento giuridico in materia bancaria”.

“Il nuovo testo sanciva la natura delle banche come imprese che operano in un mercato concorrenziale e integrato su scala europea. E disegnava il profilo di un’Autorità di vigilanza che ricopre il ruolo di arbitro chiamato a far rispettare le regole del gioco ma che lascia liberi i giocatori di assumersi le responsabilità delle proprie strategie imprenditoriali e gestionali”.

“All’interno di questo schema, veniva riservato uno spazio specifico alle banche cooperative (Banche Popolari e Banche di Credito Cooperativo). Fu una scelta lungimirante del legislatore”.

“Le banche cooperative italiane hanno conosciuto una lunga stagione di espansione. Da alcuni anni gli ambiti di collaborazione tra BCC e Banche Popolari si sono estesi. Le BCC hanno “interpretato” coerentemente quelle caratteristiche distintive per le quali il legislatore, venti anni fa, aveva previsto norme specifiche:

• Dal 1993 ad oggi numero dei soci è aumentato da 350 mila a 1 milione 150 mila (con una variazione del +224%). Il numero medio di soci per banca è passato da 523 a 2.880.

• I dipendenti (senza tener conto degli enti centrali e delle società strumentali) sono invece cresciuti del 73% a fronte di un calo del 15% nel resto dell’industria bancaria.

• La capacità di raccogliere risparmio ed erogare credito è l’elemento che ha contraddistinto l’evoluzione del Credito Cooperativo negli ultimi venti anni. Lo stock di impieghi è cresciuto di sette volte (meno di tre nel resto del sistema bancario). Anche la raccolta si è incrementata ogni anno ad un ritmo di circa due punti percentuali superiore a quello registrato dell’industria bancaria.

• Le quote di mercato. Negli ultimi venti anni la quota media sugli impieghi è raddoppiata (dal 3,4 per cento al 7,1 per cento) mentre quella sulla raccolta è passata dal 6 all’ 8 per cento.

• Le BCC sono divenute le banche di riferimento per molte piccole e micro imprese come dimostrano le quote di mercato su questi specifici segmenti di impresa (oltre il 22 per cento per le imprese artigiane, il 18 per cento per le società non di capitale). Anche nel segmento delle società di capitali le quote di mercato sono passate da meno del 3 per cento ad oltre il 7 per cento.

• Nel periodo che va dal 1995 al 2012 la crescita del patrimonio è stata mediamente superiore per le BCC rispetto al resto del sistema bancario.

• Il coefficiente di vigilanza delle BCC si è mantenuto sempre su livelli molto superiori a quelli richiesti dalla normativa ed è quasi completamente costituito da capitale primario.

• Tra il 1998 (primo dato disponibile) e il 2012, le BCC hanno destinato a patrimonio indivisibile circa il 90% degli utili (rispetto al 32% delle altre banche), equivalente a oltre 11 miliardi di euro, ben superiori ai circa 8 miliardi rappresentati dalla quota del 70% obbligatoria per legge. Quindi le BCC hanno volontariamente accantonato a riserva oltre il 37 per cento in più di quanto era dettato dalla normativa


“In definitiva, il processo di sviluppo che ha caratterizzato il Credito Cooperativo in questi ultimi venti anni sembra aver corrisposto al ruolo che sia il legislatore sia la categoria avevano individuato nella prima fase dell’integrazione europea: banche votate al sostegno dei soci e dell’economia locale, competitive e solide”.

“Il mutato contesto economico e regolamentare, con l’avvio dell’Unione Bancaria, ripropone ora una cesura storica forse più rilevante di quella vissuta nei primi anni Novanta. Con il rischio che il Testo Unico Bancario Europeo non parta dalla stessa impostazione del TUB del 1993: ovvero riconoscere in modo esplicito il valore del pluralismo bancario”.


3. Alle porte di una nuova era: nasce l’Unione Bancaria


“Il quadro armonizzato per la prevenzione, la gestione delle criticità e la liquidazione delle banche in crisi costituisce una innovazione normativa di notevole portata. D’ora in poi, l’attività bancaria sarà presidiata, dall’ingresso nel mercato fino all’eventuale uscita, da apposite discipline progressivamente coordinate e sottoposte alla vigilanza di un meccanismo di Autorità centrali a livello europeo”.

Questo meccanismo potrebbe generare quattro rischi:

• Il primo riguarda gli impatti sulle scelte di allocazione del risparmio (il meccanismo del bail-in, cioè la chiamata in causa in caso di liquidazione della banca anche dei cittadini risparmiatori, potrebbe generare un indebolimento della funzione costituzionalmente garantita di difesa del risparmio;


• La seconda questione su cui riflettere riguarda i Fondi di garanzia dei depositanti. Il rischio è che il previsto Meccanismo Unico per la Risoluzione delle crisi (SRM) non tenga conto di queste positive esperienze maturate in alcuni Paesi in termini di “autoriparazione” delle situazioni di crisi e che si abbia un aggravio di costi derivante dall’introduzione di un Fondo europeo di risoluzione con obblighi contributivi anche per le piccole banche.

• Terzo rischio: il rapporto tra integrità del mercato unico e pluralismo dei soggetti. Se l’intera struttura dell’Unione Bancaria è volta ad intercettare e quindi prevenire il crearsi di crisi sistemiche, essa deve guardare necessariamente in modo differente alle grandi realtà bancarie internazionali rispetto a quelle piccole e locali.

• Quarto rischio: il vincolo all’esercizio dell’arte del banchiere, che è discernimento. La grande mole di regole e la definizione di troppo dettagliati standard tecnici, infatti, potrebbe ridurre ed ingabbiare in un set normativo troppo rigido l’elasticità tipica dell’impresa bancaria.

“Chiediamo allora con forza, considerando anche l’interesse di milioni di cittadini e imprese, che i meccanismi di realizzazione dell’Unione Bancaria tengano adeguatamente conto, già nella fase di progettazione e prima stesura delle norme, di una proporzionalità strutturata e strutturale”.

“Il mercato unico dell’Unione Bancaria non può essere un mare adatto solo a corrazzate o portaerei. Né deve forzatamente condurre a fenomeni di concentrazione bancaria. Perché la vitalità del mercato unico dipende anche dalla vitalità delle economie locali, dove la cooperazione di credito a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata storicamente è stata, ed è, un seme fecondo di sviluppo”.


4. Alcuni fatti e alcune delle realizzazioni del Credito Cooperativo

Il Piano strategico di Federcasse 2013-2015 per il Credito Cooperativo ha individuato cinque priorità:

1. dotarsi di leve di prevenzione delle situazioni di difficoltà, intese come strumenti di intervento specifici e graduati per evitare provvedimenti straordinari a carico delle BCC, e portare a compimento il progetto del Fondo di Garanzia Istituzionale-FGI;
2. favorire una virtuosa evoluzione della filiera associativa e istituzionale, al fine di rafforzarne la capacità di servizio verso le BCC, evitando le duplicazioni e favorendo le sinergie e la razionalizzazione;
3. migliorare e accrescere l’efficienza delle strutture imprenditoriali, chiamate a sviluppare le opzioni di mercato a favore delle BCC-CR, attraverso specifici e concreti percorsi di sinergia e di razionalizzazione dell’offerta delle banche e società di secondo livello;
4. investire nella qualità delle persone, in termini di competenza, professionalità, identità, senso di appartenenza;

5. garantire la sostenibilità del modello di sviluppo della BCC, inteso come modello di business ed organizzativo.


5. Prepariamoci al futuro già presente

“I cambiamenti sociali e demografici ci pongono sfide ineludibili: nel welfare, nell’equità intergenerazionale, nella costruzione di un Paese veramente interculturale. La questione ambientale, nei suoi connotati globali (il riscaldamento, l’acqua) e locali (le coste, i rifiuti, l’assetto idrogeologico), ci sfida come cittadini e cooperatori che hanno ruoli di responsabilità e ci chiede di trovare soluzioni immediate e concrete potenziando le innovative iniziative già in corso come la Convenzione con Legambiente, la collaborazione con FederParchi e le attività in campo energetico di BCC Energia e altri soggetti del Credito Cooperativo”.

“Le nuove tecnologie pervadono la nostra quotidianità, modificando il modo di lavorare, produrre, consumare, investire, risparmiare e perfino di accedere al credito. Ma soprattutto incidendo in profondità nelle modalità di relazione interpersonali, sempre più intermodali, a-fisiche, veloci, dunque, almeno in parte, cambiando il nostro modo di essere”.

“In questo contesto si aprono o si allargano ulteriormente nuovi spazi di azione per l’impresa cooperativa. Cioè per quell’insieme di persone e imprese che riescono a far convergere l’efficienza dell’azione privata con l’interesse generale e il bene comune. Le risposte delle BCC già vanno in questa direzione, ma dovranno farlo con ancor maggior coraggio nel prossimo futuro: con la declinazione di una nuova mutualità e con una rinnovata capacità di servizio, facendo più rete”.

“Aiuterà anche una politica che si dimostri lungimirante. Che abbia quella determinazione e interesse necessari a costruire un ambiente finanziario sano e virtuoso. In primo luogo favorendo la finanza che sostiene l’economia reale e disincentivando quella speculativa”.


6. Conclusioni

“In 130 anni è stata fatta molta strada e sono stati attraversati molti territori diversi. In particolare, la crescita del Credito Cooperativo è stata sensibile negli ultimi venti anni”.

“La scintilla è stata una innovazione normativa, il Testo Unico Bancario, che ha posto fine alle limitazioni del Tucra, equiparando le BCC agli altri intermediari. Senza omologarle. Il TUB, infatti, ha riconosciuto la presenza nel mercato di due tipologie di banche differenti definendone diversamente le caratteristiche: le società per azioni e le cooperative (le Popolari e quelle a mutualità prevalente come le BCC). In altre parole, ha riconosciuto la biodiversità, il diritto di cittadinanza di tutte le forme giuridiche e di tutte le dimensioni. Accadrà lo stesso ora che si sta scrivendo il TUB europeo?”
“Ci viene riconosciuto che le nostre sono le banche delle comunità, presenti capillarmente in tutta Italia; sono le banche della democrazia e della partecipazione; sono le banche al servizio dell’economia reale, locale, popolare. Non danno stock options, dividendi oltre confine, e non speculano in derivati. Viene detto che le nostre cooperative bancarie sono un asset strategico del Paese”.

“Queste qualità e questi apprezzamenti faticano però a “condensare”, a tradursi in un riconoscimento più concreto del valore della presenza delle BCC nel mercato ed in generale del valore del pluralismo all’interno dello stesso”.

“È allora venuto il tempo che anche i regolatori si esprimano con più decisione in tal senso ed in particolare per il rafforzamento del nostro sistema: perché sia riconosciuta una proporzionalità “ex ante”, quando le norme si disegnano, quando si impostano, quando si scrivono in prima bozza, non dopo, quando si devono correggere a colpi di emendamenti; perché esista una semplificazione vera e possibile, per le piccole imprese come per le piccole banche”.

7. La situazione del Credito Cooperativo: i dati di sistema.

Al 30 giugno 2013 operavano in Italia 388 Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali, con 4.446 sportelli (+ 0,1%, pari al 13,8% degli sportelli bancari italiani). Hanno una presenza diretta in 2.706 Comuni ed in 101 delle attuali Province. I soci sono 1.151.156 (+ 3,2%; + 15% nel triennio 2009-2012). I dipendenti 37.000 (+ 2,8%).

La raccolta diretta è di 157 miliardi (+3,4% a fronte di un +1,2% nel resto del sistema); la raccolta complessiva (da banche e clientela + obbl.) è pari a 188 miliardi (+ 5,5 %). La quota di mercato della raccolta diretta delle BCC è del 7,5%

Gli impieghi sono pari a 136,2 miliardi (- 1,3 a fronte del -3% del resto del sistema). Salgono a 149,2 miliardi se si comprendono anche gli impieghi delle banche di secondo livello del sistema). La quota di mercato degli impieghi delle BCC è del 7,1%.
Degli impieghi, 89 miliardi sono erogati alle imprese. La quota di mercato delle BCC per questa tipologia di prestito è del 9,6%.

Gli impieghi erogati dalle BCC italiane rappresentano il 22,7% del totale dei crediti alle imprese artigiane, il 18% alle imprese agricole; il 12,3% del totale dei crediti alle istituzioni del non profit; l’8,6% alle famiglie consumatrici, l’8,6% delle società non finanziarie.

Il patrimonio (capitale e riserve) di sistema è di 20 miliardi (+1,8). Il Tier 1 ratio ed il coefficiente patrimoniale delle BCC sono pari, rispettivamente, al 14,1 ed al 15%.

L’intervento del Presidente dell’EBA Andrea Enria

“Auguri per il vostro 130mo anniversario”. Questo l’esordio del Presidente dell’European Banking Authority, Andrea Enria. “Federcasse – ha detto - è tra le organizzazioni che interagiscono con l’Eba in maniera più efficace”. Da qui il passaggio ai principali temi regolamentari in discussione presso le istituzioni comunitarie.

“Le regole europee – ha ricordato - si muovono verso regole armonizzate. Uno dei principi della riforma lanciato dal rapporto Delarosiére, difatti, era stabilire regole uniche tra i vari paesi, ed evitare competizione tra regolamentazioni nazionali”. “Il passo verso regole uniche riguarderà adesso i nuovi requisiti di capitale (quantità e qualità), la liquidazione delle banche cross border, i requisiti dei capitali in derivati”. Meccanismi che nascono con l’obiettivo di restituire una corretta reputazione al sistema bancario, fortemente danneggiata dalla crisi”.

“Alcuni standard – ha ricordato - saranno già formalizzati entro l’anno, gli altri nel 2014. Per la definizione unica di capitale, di un sistema unico di report stiamo lavorando. Vorrei sottolineare però che la qualità e il processo per arrivare alla definizione unica del sistema di regole sta avvenendo attraverso ampie consultazioni per garantire la qualità finale”.

Enria ha quindi precisato, consapevole delle preoccupazioni del Credito Cooperativo, che non è vero che le nuove regole in qualche modo penalizzino i piccoli operatori favorendo i grandi competitor transfrontalieri.

Nella riforma delle regole, ha sottolineato, da parte delle BCC “c’è stata la richiesta d’introdurre meccanismi a due velocità a seconda delle tipologie d’intermediari. Una scelta che appare corretta per evitare di avere due mercati, europeo e locale, e condizioni competitive sfalsate”. “Ci sono differenze tra operatori – ha riconosciuto Enria - la diversità assicura stabilità poiché in caso di crisi, come abbiamo visto, vi sono esposizioni differenti rispetto agli shock”.

Ed ancora: “Il sistema delle regole uniche e la diversità degli operatori può essere conciliabile attraverso il meccanismo di proporzionalità. E su questo abbiamo già lavorato nella definizione di alcuni standard su capitali e sui reporting, che tengano conto dei differenti modelli tra banche. La proporzionalità è stata anche il tema trattato in un recente workshop comune, nel quale abbiamo compreso che in tal senso occorre fare di più, anche se dobbiamo capire bene come farlo. “Declinare la proporzionalità è una sfida difficile, ed il mio invito è portare proposte”.

Infine, sul tema della patrimonializzazione delle banche: “Oggi il sistema bancario esce dalla crisi rafforzato, e questo è positivo per i prossimi stress test a cui gli istituti bancari saranno sottoposti. Le banche che hanno proceduto a rafforzamenti patrimoniali attualmente erogano credito. E anche le BCC, che per struttura hanno una dotazione patrimoniale maggiore, non hanno mai smesso di sostenere l’economia reale”.
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L’intervento del V. Presidente della Commissione Europea Tajani

“Ai tempi della globalizzazione – ha esordito il Vice Presidente della Commissione Europea Tajani - serve una Europa più cooperativa. L’Italia ne è paese fondatore e deve recuperare il suo ruolo. Abbiamo più bisogno di Europa, non meno bisogno. Solo così si costruisce una Europa più cooperativa”.

Nel merito del tema caldo dell’accesso al credito, problema non solo italiano, Tajani ha sottolineato: “Stiamo lavorando per facilitarlo soprattutto alle piccole e medie imprese. Ieri il Parlamento europeo ha approvato un pacchetto di 2 miliardi e 300 milioni a favore di questo progetto. Non è molto, ma rappresenta un cambiamento di rotta importante”.

“In Europa – ha detto ancora - abbiamo 23 milioni di piccole e medie imprese, per questo dobbiamo pensare anche ad una industria bancaria dedicata alle piccole imprese. Fare banca significa anche guardare alla persona, alla famiglia al territorio, difendere un principio, che è quello della libertà”. “La società che non guarda ai principi diventa solo formale”. Ed ha aggiunto: “Se l’Europa difende l’economia sociale di mercato, diventa una Europa veramente cooperativa. Per guardare al proprio futuro con più libertà, chi fa banca deve allora avere un particolare slancio morale, sapere che le banche lavorano anche e soprattutto al servizio delle persone”.

“Per questo – ha sottolineato Tajani - credo nell’operazione dell’industry compact. Investire in innovazione, ricerca e nella digitalizzazione è fondamentale. Anche le banche devono favorire tali processi. Crediamo nel ruolo che le Banche di Credito Cooperativo possono giocare, soprattutto per fare recuperare fiducia nelle capacità del sistema bancario”.

Rivolto al sistema Italia, Tajani ha poi auspicato un deciso progresso sul tema delle riforme, perché possano consentire alle imprese di tornare ad essere competitive: “Bisogna dare più produttività al lavoro, bisogna eliminare le lungaggini della burocrazia, si deve riorganizzare la giustizia. Servono anche infrastrutture, occorre frenare la fiscalità e soprattutto dobbiamo imparare ad usare meglio le risorse europee”.


L’indirizzo di saluto del Presidente Abi Patuelli

Il Presidente della Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli, impossibilitato ad essere presente in Assemblea, ha rivolto ai partecipanti un breve video messaggio. Patuelli ha sottolineato il valore dell’azionariato diffuso tipico delle banche cooperative ed il loro contributo al sostegno dell’economia reale.

Più in generale, il Presidente Abi ha ricordato come le banche italiane siano sottoposte ad uno sforzo “prolungato e lunghissimo”, nel momento in cui si costruisce un sistema bancario unico europeo, con regole comuni su tutti i doveri, ma ancora con una pressione fiscale eccessiva”. Per le banche, ha detto Patuelli, il nostro impegno è quello di ricercare più etica e più efficienza. Più etica anche in Italia, Paese che non è stato sconvolto dai grandi scandali oltreoceano, in termini di una “identificazione più nitida” rispetto a tutta la nostra clientela ed opinione pubblica. E, naturalmente, sempre più efficienza”.


L’intervento dell’On. Peter Simon

Peter Simon – negoziatore del Parlamento europeo sulla revisione della Direttiva relativa ai Sistemi di Garanzia dei Depositi (DGS) – ha sottolineato l'importanza, per la stabilità del settore bancario, del funzionamento dei sistemi di tutela istituzionale.

"La fiducia dei clienti nelle banche tedesche, che fanno parte di un sistema di garanzia istituzionale – ha detto - è più del doppio rispetto alla fiducia che hanno nelle altre banche. I clienti sono tranquilli quando i loro risparmi sono depositati in questi istituti e non considerano i loro materassi luoghi più sicuri. A fare la differenza – di questi sistemi di garanzia – è il mix di monitoraggio, di controllo reciproco e la rete di sicurezza comune. Il sistema di tutela istituzionale delle banche cooperative era stato istituito in Germania già nel 1934”.
(GUARDA INTERVENTO)

“Sulla creazione di un sistema di garanzia istituzionale per le banche cooperative in Italia, Simon ha sottolineato: “Si tratta di un fatto rilevante, soprattutto in considerazione del fatto che le istituzioni finanziarie che creano tale meccanismo su base volontaria, lo fanno senza alcuna costrizione regolamentare o giuridica e collocandosi sotto il controllo del sistema. Con il nuovo sistema di garanzia gli aderenti, attuali e futuri, hanno la possibilità di beneficiare di un vantaggio nel contendersi i clienti, e questo potrà determinare vantaggi superiori a qualsiasi vincolo".

L’intervento del Presidente di Confcooperative Maurizio Gardini

"Questo Paese rialzerà la testa se dal basso sapranno riemergere i corpi intermedi. Con responsabilità occorre mettersi sulle spalle un pezzo del Paese. Occorre un nuovo welfare, occorre aggredire la domanda di agroalimentare nel mondo, occorre dare risposte al bisogno di casa. Urge dare risposte nuove ai giovani che per il 40% sono fuori dal mercato lavoro e una larga fetta del restante 60% é precario. In questo la cooperazione deve essere protagonista". Queste le parole del Presidente di Confcooperative Maurizio Gardini rivolte ai partecipanti alla Assemblea Federcasse.

Nel merito dei temi propri della cooperazione, Gardini ha ribadito: “Dobbiamo riprendere un progetto concreto sulle mutue e sulle assicurazioni basandoci su modelli moderni, approcciando le nuove esigenze di welfare in un Paese che muta velocemente ed ha bisogni forti, così come é forte il bisogno di credito”. “Le cooperative – ha sottolineato - hanno in sé la possibilità di dare vita a un progetto che dia al Paese una rinnovata voglia di protagonismo, di fiducia e di sviluppo. Non possiamo deludere le aspettative del nostro Paese".

"Come cooperazione abbiamo cercato di riprendere la collaborazione con le principali associazioni di rappresentanza: Confindustria, Rete Imprese Italia, ABI e ANIA, mettendo davanti a tutto le esigenze del Paese: favorire accesso al credito, la crescita dimensionale e la capitalizzazione, la necessità di operare sul cuneo fiscale per far arrivare più soldi ai redditi bassi per rilanciare i consumi e rilanciare la competitività. Riduzione spesa pubblica".

Rispetto ai temi di attualità economica, Gardini ha detto: “Gli interventi una tantum possono anche essere utili per una legge di stabilità, ma occorre creare un meccanismo virtuoso che crei per i prossimi anni rilancio, crescita e sviluppo”. “Il 2014 non é solo l'anno delle elezioni europee. Si avviano nuovi fondi strutturali 2014-2020, ed il nostro Paese dovrà saper utilizzare al meglio tutte queste risorse. Il Semestre italiano é poi l'occasione per portare in Europa i valori del pluralismo imprenditoriale. Diciamo no al processo omologativo. Dobbiamo esaltare la pluralità delle forme di impresa. Le cooperative danno lavoro a 5,4 milioni di persone in Europa e a 100 milioni di persone nel mondo. E questa specificità va riconosciuta".


L’intervento del Presidente di Iccrea Holding Giulio Magagni

Il Presidente di Iccrea Holding, Giulio Magagni, ha invece ricordato la celebrazione, voluta in occasione della Assemblea Federcasse, dei 50 anni dalla costituzione del Gruppo Bancario Iccrea. “Oggi, oltre ai 130 anni del Credito Cooperativo – ha esordito Magagni - celebriamo anche i 50 anni di Iccrea, l’istituto nato a supporto delle allora Casse Rurali e diventato poi Holding del versante di impresa, l’insieme di aziende che lavorano, al fianco delle BCC, sul territorio”.

“A distanza di 50 anni – ha detto ancora Magagni - siamo consapevoli che il Gruppo Iccrea è chiamato a svolgere il suo ruolo non solo come stretto partner delle Banche di Credito Cooperativo, ma anche per trasmettere valore secondo logiche imprenditoriali che ormai devono guidare tutti noi nel modo di fare banca. Si può essere infatti buoni cooperatori e, allo stesso tempo, anche buoni imprenditori al servizio del territorio, nella consapevolezza di poter contare sulla forza della rete del Credito Cooperativo”.

“Ecco perché auspico fortemente una sempre maggiore interlocuzione, non solo tra le BCC, ma anche tra e con le strutture di secondo livello del Credito Cooperativo, da cui potrebbero nascere sinergie a beneficio della competitività delle Banche e della soddisfazione della loro clientela”.


Il Premio “TraguardiDEE” alla virologa e ricercatrice Ilaria Capua
Nel corso della Assemblea è stato consegnato alla virologa e ricercatrice Ilaria Capua il Premio “TraguardIDEE”, promosso da da iDEE, l’Associazione delle Donne del Credito Cooperativo. Ilaria Capua è la ricercatrice che nel 2006 ha isolato il virus della influenza aviaria adottando un metodo di lavoro basato sulla condivisione e trasparenza dei risultati ottenuti, in puro stile cooperativo.
Il premio “TraguardIDEE” viene attribuito ogni anno a personalità esterne al Credito Cooperativo che si sono contraddistinte nella società e nel lavoro per il loro impegno a favore della valorizzazione del ruolo della donna.


Roma, 22 novembre 2013

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Area riservata ai sindaci delle BCC-CR
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