17/10/2013 Comunicati stampa
Audizione del Credito Cooperativo alla Commissione Finanze del Senato
Audizione, oggi a Roma presso la VI Commissione Finanze del Senato, del Credito Cooperativo italiano, rappresentato da Federcasse (l’associazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali) nell’ambito della indagine conoscitiva sulle Proposte di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio - attualmente in discussione nell’ambito del progetto di Unione Bancaria - riguardo la risoluzione delle crisi e l’istituzione di un Fondo unico di risoluzione delle crisi stesse.

La delegazione di Federcasse era composta dal Direttore Generale Sergio Gatti, dal Vice Direttore Roberto Di Salvo e dal responsabile del Servizio Studi e Ricerche Juan Lopez.

Ribadendo come il Mercato Unico, in quanto espressione di realtà non omogenee, debba dare “diritto di cittadinanza sin dalla sua architettura fondamentale al pluralismo e alla diversità dei soggetti che vi operano”, il Credito Cooperativo rileva che nel Meccanismo Unico di Risoluzione delle Crisi Bancarie (SRM) in discussione, che rappresenta il secondo dei tre pilastri dell’Unione Bancaria, vi sia un pericoloso disallineamento logico e di metodo con l’impostazione data, invece, al primo pilastro della previsione di un sistema unico di vigilanza (SSM).

Se infatti quest’ultimo, accogliendo la richiesta di adottare criteri di proporzionalità, prevede che la BCE vigili direttamente sulle banche che superano determinate soglie dimensionali, geografiche o di bilancio (in pratica le banche con rilevanza sistemica) definendo invece che quelle minori (in pratica le banche locali) siano vigilate dalle autorità nazionali in stretto raccordo con la Banca Centrale, ciò non avviene per il meccanismo di risoluzione delle crisi.

“A prescindere dalle dimensioni delle banche, dalla loro attività domestica o cross-border, dalla loro rilevanza sistemica – ha detto Gatti - l’SRM rischia di instaurare un accentramento monolitico dei poteri di gestione e risoluzione delle crisi bancarie e crea un unico Fondo di risoluzione delle crisi stesse. Le Autorità nazionali per la gestione delle crisi avranno un ruolo meramente esecutivo delle decisioni prese dall’ente centrale. Anche i Fondi nazionali si fonderanno in un unico fondo di risoluzione a livello europeo controllato dall’ente centrale”.

Quello che preoccupa il Credito Cooperativo è che questo approccio potrebbe, da un lato, creare disparità e, dall’altro, far disperdere positive esperienze di risoluzione delle crisi sperimentate senza alcun costo per i contribuenti.

“E' molto improbabile infatti – ha detto Gatti - che una Autorità centrale basata a Bruxelles possa impegnarsi in operazioni di bank resolution per una potenziale platea di migliaia di piccole e medie banche locali operanti negli Stati membri in diversi contesti economici e giuridici”. Occorrerebbe invece valorizzare proprio l’esperienza della funzione di bank resolution istituita nel nostro Paese nell’ambito dei Fondi obbligatori. In particolare, il Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo ha consentito la gestione di casi di criticità aziendale tutelando il risparmio, il ruolo del localismo bancario e senza alcun esborso a carico dei contribuenti.

Citando il Rapporto de Larosière dell’ottobre 2010, al cui studio sulle cause della crisi finanziaria si sono ispirate tutte le riforme più recenti a partire da Basilea 3, Gatti ha ricordato: “La crudele ironia è che il modello bancario che favorisce la stabilità finanziaria e la crescita economica potrebbe essere la vittima principale del nuovo quadro normativo, mentre il modello che ha causato la crisi verrebbe lasciato in pace, almeno in parte”.


Roma, 17 ottobre 2013
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