10/10/2013 Comunicati stampa
Il Credito Cooperativo per la finanza sostenibile: presentato oggi il nuovo Intergruppo parlamentare
Presentato oggi a Roma il nuovo Intergruppo parlamentare per la finanza sostenibile, con l’obiettivo di promuovere una legislazione innovativa sulle attività finanziarie e bancarie.

“Coltivare gli spazi di diversità e di bio-diversità anche nell’ambito della finanza”. Questo l’invito del Presidente di Federcasse (l’associazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali) Alessandro Azzi, intervenuto oggi a Roma alla conferenza stampa di presentazione – presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati - dell’Intergruppo per la Finanza Sostenibile, costituito tra parlamentari di diversi schieramenti per promuovere una legislazione innovativa per la regolazione delle attività finanziarie e bancarie, con particolare riguardo alla tassazione delle rendite finanziarie e per introdurre nell'attività legislativa, amministrativa e di governo l'utilizzo degli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES), messi a punto da Istat e Cnel.
Nel suo intervento, Azzi – sottolineando l’importanza del lavoro che può svolgere l’Intergruppo per la formazione di una visione e di una cultura autenticamente differenti, perché non si soffochi la ripresa possibile ed il credito possa realmente affluire all’economia reale – ha presentato il punto di vista del Credito Cooperativo sui temi in discussione. Nello specifico della “TTF” (l’imposta sulle transazioni finanziarie) introdotta dal governo italiano, il Credito Cooperativo ritiene che, così come formulata, la norma non penalizza chi gioca in derivati, mentre danneggia le piccole imprese che vogliano raccogliere capitali in alternativa al debito bancario. “Per questo – ha detto Azzi - riteniamo cruciale che si modifichi la normativa, dando a questa imposta la vera valenza anti-speculazione che sognava il suo ideatore, James Tobin”.
Sulla necessità, invece, di utilizzare parametri nuovi e diversi rispetto al Prodotto Interno Lordo, quali i nuovi indicatori del Benessere Sociale (BES), il Credito Cooperativo è perfettamente in accordo. “Anche noi – dice Azzi - abbiamo voluto affiancare alle tradizionali misure di bilancio un’altra metrica, che abbiamo chiamato “metrica mutualistica”, per esprimere quello che nei numeri consueti non trova spazio, ma invece è necessario rendicontare, all’interno ed all’esterno dell’azienda”. L’auspicio del Credito Cooperativo è che si diffonda la più ampia cultura possibile circa l’utilizzo di nuovi indicatori idonei a rappresentare la complessità sociale e la sua evoluzione recente. Indicatori che possono aiutare a ragionare (e quindi ad agire) sulle finalità originarie dell’economia e della finanza, vale a dire quella “felicità pubblica” che – per le BCC – riscoprendo i valori propri dell’economia civile, deve tornare ad essere il vero obiettivo dell’azione politica ed economica.
Azzi è passato poi a ricordare l’azione che già oggi le BCC, in quanto banche locali cooperative, svolgono attivamente a favore dell’inclusione finanziaria, soprattutto in tema di microcredito per il quale sono stati attivati oltre 200 programmi specifici, “in partnership con i tanti attori territoriali interessati alla costruzione del ben-essere e in una logica di rete orizzontale praticata nei fatti”.
Cogliendo infine l’occasione data dalla più stretta attualità, il Presidente di Federcasse ha voluto mettere l’accento su una questione “che rischia di passare in questo momento sotto traccia, in qualche modo sacrificata sull’altare della reazione alla crisi. E che sintetizzo con questa espressione: la finanza è sostenibile se vuole, ma anche se può”.
“ Sappiamo – ha detto Azzi - che tutte le nuove norme in materia di banche e mercati finanziari nascono per contrastare le banche “too big to fail”, arginare la speculazione fine a se stessa, garantire maggiore stabilità sistemica. Questi sono gli intenti di Basilea 3, dell’Unione bancaria europea e delle tante regolamentazioni in discussione, soprattutto a Bruxelles e Strasburgo”. ”Ma tutte queste norme, pensate come reazione alla crisi causata dalla finanza speculativa – precisa Azzi - investono tutti gli intermediari, a prescindere dalla dimensione (banche internazionali o banche locali), dal modello di business (banche d’investimento o operatori che finanziano esclusivamente l’economia reale) o dall’appetito al rischio. E che cadono pesantemente in termini organizzativi e di assorbimento di risorse sulle BCC”. “E’ come se si imponessero le stesse norme alla centrale nucleare e all’impianto fotovoltaico per il semplice fatto che producono entrambe energia elettrica”. Anche questo ha a che fare con la sostenibilità. Per inciso, negli USA la Federal Reserve ha fatto scelte molto diverse, ad esempio rinviando l’applicazione di Basilea 3 per le community banks.”
Un caso emblematico è rappresentato anche dalla proposta di un unico meccanismo di risoluzione delle crisi. La previsione, infatti, è che ci sia un unico meccanismo accentrato, chiamato a risolvere, “in maniera ordinata”, le crisi di tutte le 6 mila banche europee, da quelle che operano a livello internazionale a quelle a dimensione locale. E che tutte le 6 mila banche europee siano chiamate a contribuire ex ante ad un Fondo per la risoluzione delle crisi. Un progetto, ha concluso Azzi, che rischia penalizzare pesantemente le banche locali nella logica del “too small to be saved” non riconoscendo la loro specificità e il loro ruolo. Banche che paradossalmente non hanno causato la crisi, hanno sempre risolto al proprio interno situazioni di criticità senza alcun esborso di denaro pubblico, ma che rischiano di pagarne le conseguenze proprio mentre, da più parti, si riconosce il loro ruolo anticiclico e di sostegno vitale a famiglie ed imprese.

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