08/03/2013
Opportunità e sfide nella regolamentazione delle banche cooperative europee. Confronto a Londra BCC-European Banking Authority (EBA)
Il Credito Cooperativo italiano, rappresentato da Federcasse, ha incontrato questa mattina a Londra i vertici dell’ European Banking Authority (EBA). Scopo della riunione, una riflessione approfondita sull’impatto della nuova regolamentazione bancaria europea sul sistema delle banche cooperative.
 
                La delegazione di Federcasse era composta dal Presidente Alessandro Azzi, dal Direttore Generale Sergio Gatti, dal Direttore Operativo Federico Cornelli e dal Vice Direttore Roberto Di Salvo. Hanno partecipato all’incontro, concluso dal Presidente dell’EBA Andrea Enria, il Segretario Generale dell’Associazione delle Banche Cooperative Europee (Eacb) Hervé Guider ed i professori Giovanni Ferri (Università LUMSA di Roma) e Donato Masciandaro (Università Bocconi di Milano) chiamati ad offrire un contributo di scenario sui diversi temi in discussione.
 
                Nel suo intervento, il Presidente Azzi ha evidenziato prima di tutto come “l’elemento critico”, pur nel necessario obiettivo di mettere in sicurezza il sistema continentale del credito attraverso una riforma della regolamentazione, sia rappresentato dalla necessità di tenere ben presenti le “specificità delle diverse categorie di intermediari, salvaguardando la diversità del sistema bancario”. “Non esiste, infatti – ha detto Azzi -  un modello di intermediazione bancaria che costituisca l’optimum in ogni circostanza, ma è proprio la coesistenza di differenti modelli di intermediazione a svolgere un ruolo fondamentale per la stabilità e l’efficienza del sistema finanziario ed economico”.
 
“Le banche cooperative – è l’assioma da cui parte il Credito Cooperativo  - non hanno contribuito alla fragilità del sistema finanziario, ma subiscono ora sia i colpi della crisi economica  scatenata dalla crisi finanziaria,  che il conseguente diluvio normativo”.
 
                 “La legislazione primaria – ha detto il Presidente di Federcasse dopo aver ricordato le specificità tecnico organizzative delle BCC italiane e più in generale delle banche cooperative europee che oggi rappresentano oltre il 20 per cento del mercato –  deve pertanto sancire in modo esplicito che le disposizioni di attuazione (technical standards) che verranno emanate dalla Commissione anche su proposta dell’EBA, possano garantire un’ applicazione coerente alle dimensioni, alle caratteristiche e alla complessità operativa delle banche” .
 
                   I rischi maggiori per la tenuta delle piccole banche, ha sottolineato Azzi, riguardano senz’altro i costi di conformità normativa (costi di compliance), che hanno una incidenza significativamente maggiore, ma il rischio maggiore risiede in una regolamentazione “taglia unica” che produca l’opposto di quanto voluto. “Quando le regole sono tagliate su istituzioni la cui funzione obiettivo è la massimizzazione del valore per gli azionisti – è il ragionamento di Azzi -  applicarle a istituzioni che hanno come obiettivo la massimizzazione del valore per i soci e per gli stakeholder in generale può produrre effetti indesiderati” . 
 
                  Un esempio di questo ragionamento è insito nella proposta di direttiva sul Capital Conservation Buffer che impone alle banche che non rispettano determinati requisiti di predisporre un “piano di conservazione del capitale” che, tra l’altro, deve indicare le misure per aumentare i livelli patrimoniali. “Le BCC – dice Azzi - sono caratterizzate, per il loro essere costituite da soci,  da limiti strutturali alla capacità di aumentare nel breve i livelli di capitale e, per incrementare i propri coefficienti patrimoniali, potrebbero essere costrette a prevedere azioni di riduzione degli impieghi”. Il che sarebbe un paradosso: misure pensate per mettere in sicurezza il sistema e favorire la ripresa economica, si rivelerebbero di segno opposto proprio per quegli intermediari che hanno dimostrato di svolgere un indispensabile, e riconosciuto,  ruolo anticiclico.
 
                Azzi ha quindi sottolineato un aspetto caratteristico, di grande valore,  di molti sistemi cooperativi europei, vale a dire l’esistenza di una proprie originali reti di protezione (Safety net) a favore dei clienti e delle stesse banche.  “Al di là delle singole forme organizzative – ha detto -  l’elemento di rilievo è che queste reti di protezione hanno svolto un ruolo efficace nel risolvere le criticità che si sono manifestate nelle banche aderenti. Senza alcun intervento e nessun esborso pubblico. Ciò ha consentito, da un lato, di avere una effettiva protezione dei consumatori e, dall'altro, di non essere mai dovuti ricorrere al sostegno finanziario a carico della collettività”. “Questa ricchezza – da ribadito - dovrebbe essere riconosciuta e valorizzata  nell’ambito della legislazione e delle norme applicative”.
 
               Da ultimo, il Presidente di Federcasse ha concluso richiamando la necessità di assicurare un adeguato periodo di tempo per l’attuazione delle regole, che decorra dall’adozione delle misure attuative di riferimento. “Un periodo che dovrebbe essere ulteriormente esteso qualora l’adeguamento alle norme dovesse richiedere anche interventi statutari” ha detto Azzi: “Questo aspetto è di particolare rilevanza per un network di circa 400 banche, come le Banche di Credito Cooperativo e le Casse Rurali italiane, che debbono far assumere le decisioni da altrettante assemblee straordinarie”.
 
 
Londra, 8  marzo 2013
 
 
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