01/10/2012
Credito Cooperativo: impresa femminile e sviluppo. Un rapporto virtuoso utile al Sistema Paese
Presentata oggi a Milano la ricerca “E’ lei il titolare? Uomini e donne nelle imprese artigiane” promossa da Confartigianato Imprese Lombardia e Milano, in collaborazione con BCC ed il Corriere della Sera.
Resi noti i dati del sostegno BCC alle imprese artigiane: 12 miliardi di euro (il 22,4 per cento del totale dei prestiti alle imprese di settore).
            E’ stata presentata questa mattina a Milano la Ricerca E’ lei il titolare? Uomini e donne nelle imprese artigiane (Edito da Ecra), promossa da Confartigianato Imprese Lombardia e Milano, con il sostegno del Credito Cooperativo e del Corriere della Sera.
     
             L’indagine, curata da Sociologi e Ricercatori dell’Università Cattolica di Milano, si propone di sfatare una serie di luoghi comuni e stereotipi sull’imprenditoria femminile, la cui valutazione risente spesso di retaggi culturali del passato, mente l’evidenza dimostra come le aziende gestite da donne (oggi in Italia vi sono oltre 1 milione e mezzo di imprenditrici e lavoratrici autonome, di cui 400 mila nel solo settore artigiano)  hanno punti di forza originale che possono rivelarsi fattori competitivi importanti non solo per le aziende stesse, ma più in generale in chiave di sviluppo locale e di antidoto alla crisi.
 
            Alla presentazione della Ricerca (tenutasi presso la Sala Buzzati del Corriere della Sera, introdotta dal Vice Direttore del Corriere Barbara Stefanelli e coordinata dal giornalista Dario Di Vico) hanno partecipato il Presidente di Federcasse (BCC Credito Cooperativo)  Alessandro Azzi;  l’europarlamentare del Pdl Lara Comi;   la parlamentare del Pd  Alessia Mosca;  la responsabile del Teatro Parenti di Milano Andrée Ruth Shammah;  i Presidenti di Confartigianato Imprese Lombardia e Milano Giorgio Merletti e Giovanni Barzaghi;   il Presidente Donne Impresa di Confartigianato Milano e Monza Brianza Arianna Fontana;   l’imprenditrice Alessandra Borghetti; i docenti universitari Ivana Pais e Maurizio Ferrera.    
 
           Lo studio è un esempio di social network analysis  realizzata confrontando cinque coppie di imprese lombarde  associate a Confartigianato simili per vari parametri (attività, territorio, dimensioni, fatturato, ecc.) ma differenti per il genere del titolare, uomo o donna.  L’analisi sociologica comparativa è stata realizzata procedendo a studi di caso attraverso interviste all’imprenditore/imprenditrice, ai soci e ai dipendenti delle aziende artigiane selezionate. Sono state indagate in particolar modo cinque macro aree tematiche: “Storie di vita, storie d’imprese”, “La quotidianità dell’essere imprenditrice”, “Strategie e innovazione in tempi di crisi”, “Organizzazione del lavoro e gestione delle risorse umane”, “Capitale sociale e associazionismo: la centralità delle relazioni”.
 
             Nella sequenza degli interventi, particolare sottolineatura è stata data alla necessità di creare “reti ampie” di relazioni tra imprese sul territorio: esercizio non facile ma indispensabile a creare un humus adatto allo sviluppo dell’imprenditorialità femminile. Anche in considerazione del fatto che le donne che lavorano “producono altro lavoro”.  Incentivare occupazione ed imprenditoria rosa significa allora, in ultima analisi, moltiplicare opportunità di crescita.
 
               Nel suo intervento, il Presidente Azzi ha messo in luce alcuni aspetti salienti della ricerca: la “differente” capacità di relazione delle imprese femminili, un approccio più partecipativo verso i collaboratori, uno stile più cooperativo nella gestione. “Le imprese femminili che ci presenta l’indagine – ha detto Azzi – dimostrano una maggiore vitalità in questa fase di crisi, come anche una maggiore resilienza. Giocano, in questo caso, le capacità tutte femminili di gestire contemporaneamente i diversi aspetti della vita e del lavoro, ma anche una maggiore concretezza”.
 
               “Il tema dell’accesso femminile al lavoro – ha proseguito Azzi – non è più solo un argomento che riguarda le parità, ma più in generale, lo sviluppo del nostro Paese”. “Una impresa vince, ha proseguito, quando è armonica al suo interno ed attiva processi di inclusione; al tempo stesso  quando è capace di interpretare i bisogni dei propri consumatori venendo incontro alle loro esigenze. In altre parole quando sa essere cooperativa  come stile ed approccio ai problemi”.  
 
               Sul tema specifico dell’accesso al credito, che per le imprese femminili rappresenta ancora uno svantaggio competitivo rispetto alle aziende gestite da uomini, Azzi ha ricordato come, soprattutto in questo contesto, occorre essere in grado di avere un approccio qualitativo al problema ed affinare la capacità di relazione e delle soft information, cosa che le BCC per il loro essere, attraverso i soci, espressione delle comunità locali, riescono a fare bene, da sempre”.
 
              A corredo di questa affermazione, Azzi ha presentato anche i dati del sostegno del Credito Cooperativo al settore artigiano: una “relazione di simpatia” (le BCC sono di fatto le “Pmi” del credito e condividono territori, situazioni e problemi con le imprese artigiane).  Oggi, i prestiti delle BCC alle imprese di settore – che sfiorano i 12 miliardi di euro -  rappresentano il 22,4 per cento del totale; una percentuale che cresce ancora fino a toccare il 33,6 per cento nel Nord Est ed il 78 per cento nel solo Trentino.
 
               A margine della presentazione  milanese è stata esposta la mostra “La sfera della creatività”,  realizzata dalle donne imprenditrici di Confartigianato Milano Monza e Brianza. Una esposizione collettiva composta da una molteplicità di sfere, una per ogni partecipante al progetto, lavorate con tecniche e materiali quotidianamente utilizzati in azienda: la reinterpretazione del proprio mestiere, il “riciclo” in arte e design dell’artigianato.
 
Milano, 1 ottobre 2012
 
 
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