24/04/2012
Una settimana dedicata alla cooperazione in Europa

Una settimana dedicata alla cooperazione in Europa. E’ questa una delle iniziative in corso presso il Parlamento Ue per celebrare il 2012 Anno Internazionale delle Cooperative, occasione per riconoscere il ruolo prezioso “anticiclico” e “anticrisi” svolto dalle imprese cooperative per la ripresa economica dell’Europa. Un ruolo che va riconosciuto e sostenuto anche dai regolatori.
In questa logica verrà presentato domani, presso il Parlamento Europeo a Bruxelles, nel corso dell’evento organizzato dalla European Association of Cooperative Banks (EACB), l’appello alle Istituzioni Comunitarie Ue sottoscritto da oltre 110 studiosi da tutta Europa, tra cui Romano Prodi, economista ed ex Presidente della Commissione Europea e del Consiglio Italiano, e Sir Partha Dasgupta, economista dell’università di Cambridge e della London School of Economics, affinché le disposizioni europee in materia bancaria tengano conto delle specificità delle banche cooperative, e in generale del credito locale.
Per Romano Prodi “il problema non è nella voce di chi lancia l’appello, bensì nelle orecchie di chi dovrebbe ascoltarlo”. Per l’ex Presidente della Commissione Europea iniziative dal basso sono perciò condivisibili, ma “attenzione al ruolo dello Stato e delle Istituzioni, essenziale poiché garanzia di fondo di fronte ai cambiamenti della società”.
Per Sir Partha Dasgupta c’è da vincere innanzitutto una “sensazione, corroborata da noi stessi economisti, che i sistemi alternativi a quello capitalista siano instabili” e che perciò possano essere “cancellati dalla concorrenza”. Una paura che svanirebbe se ci soffermassimo su sistemi differenti già presenti nella società e ampiamente funzionanti. Un esempio? La famiglia, “azienda no profit e nonostante ciò in grado di funzionare, prosperare e sopravvivere”.
Nel testo dell’appello, sottoscritto nell’ambito di un convegno organizzato da Euricse, si ribadisce che “è fonte di grande preoccupazione assistere all'impostazione di un nuovo quadro regolamentare per gli istituti finanziari che mette a repentaglio la possibilità di sopravvivenza delle banche cooperative e locali”, in quanto il suo “approccio indifferenziato in realtà penalizza le banche che meno hanno contribuito all'insorgere della crisi e che si sono rivelate le migliori nel mitigarne le conseguenze”.
Il riferimento principale è perciò alle banche locali e cooperative, avulse da quelle attività finanziarie ad alto rischio che hanno causato la crisi, e che “al contrario, e soprattutto, hanno continuato a concentrare la propria attività sull’economia reale, concedendo credito alle famiglie e alle PMI anche quando altre banche avevano cessato di farlo”. Un ruolo di importanza strutturale per le comunità locali, motore di sviluppo per il territorio, “sempre più riconosciuto e apprezzato sia dai policymaker che dai consumatori”.
“Le nuove direttive – prosegue l’Appello – comportano costi che pesano molto di più, in proporzione, sulle banche locali e cooperative, per la quantità di adempimenti anche tecnologici che impongono, con l’effetto di ridurre la disponibilità di credito aumentandone nel contempo il costo”. Misure non necessarie, come dimostra il fatto che negli Stati Uniti, dove si sono analizzati questi effetti indesiderati, “le banche locali sono state esentate dalle nuove misure in tema bancario”.
I firmatari dell’appello chiedono pertanto a policymaker e legislatori europei di riconoscere le specificità che distinguono le banche locali e cooperative, impegnandosi nel realizzare le seguenti proposte:
1) adottare un efficace principio di proporzionalità nell’adattare i nuovi standard
2) esentare le banche cooperative dai requisiti che non sono conformi al suo modello d’impresa
3) effettuare una stima dell'impatto sui diversi tipi di banche e di imprese, prima dell'introduzione di una misura;
4) rivedere la scansione temporale dell'introduzione delle nuove direttive, tenendo conto dell'effetto sulle diverse strutture industriali a livello nazionale e delle conseguenze sul processo di ripresa dalla crisi economica.

Roma, 24 aprile 2012

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