19/01/2012
Audizione del Credito Cooperativo alla Commissione Finanze della Camera

Audizione, questa mattina a Roma, di una delegazione di Federcasse (l’Associazione delle 400 BCC e Casse Rurali italiane) guidata dal Presidente Alessandro Azzi presso la VI Commissione Finanze della Camera dei Deputati, nell’ambito della indagine conoscitiva sulla Proposta di Regolamento e Direttiva del Parlamento e del Consiglio
europeo sui requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento (Basilea 3).
La delegazione di Federcasse era composta, oltre che dal Presidente, dal Direttore Generale Sergio Gatti e dal Direttore Operativo, Federico Cornelli. Il Credito Cooperativo ha sottolineato come il nuovo framework prudenziale di
Basilea 3 rischia di penalizzare in particolare le banche, come le BCC, “che hanno mostrato maggiore capacità di resistere alla crisi”, non considerando la loro specificità organizzativa e normativa, nonché la loro dimostrata (e riconosciuta) funzione anticiclica (+ 5,4% degli impieghi registrato al giugno scorso, con circa 150 miliardi di euro a sostegno di famiglie e imprese).
“Il sistema bancario europeo e le stesse autorità regolamentari – ha detto il Presidente - hanno più volte ribadito che l’origine della crisi si colloca al di fuori del modello tradizionale di banca cooperativa e locale, modello che ha avuto - e ha tuttora - un ruolo chiave nella stabilità e nella crescita del tessuto economico europeo”. “Tuttavia, i nuovi requisiti in corso di definizione finiranno per incidere proprio su un modello virtuoso e, di conseguenza, sulla capacità di sostegno finanziario alla clientela delle banche cooperative (famiglie e imprese, quindi l’economia reale che crea occupazione e reddito), clientela che spesso è “proprietaria” in quanto socia della singola BCC”.
Sono cinque, in estrema sintesi, le osservazioni alla normativa in via di definizione portate alla attenzione del Parlamento italiano dal Credito Cooperativo:
Prima osservazione: una normativa omogenea applicata a contesti caratterizzati da diffusi profili di eterogeneità rischia di generare, contrariamente all’obiettivo dichiarato, un terreno di gioco assolutamente non livellato. Un esempio: le misure inerenti al rischio di liquidità che non considerano ancora adeguatamente il modello a network del
quale si sono dotate le BCC e che sarà ulteriormente rafforzato dall’entrata in vigore del nuovo Fondo di Garanzia Istituzionale del Credito Cooperativo.
Seconda osservazione. Basilea 3 penalizza in particolare le banche “che hanno mostrato maggiore resilienza alla crisi". Occorre che la normativa distingua se un intermediario opera a livello territoriale o trans-nazionale, se nella finanza speculativa o solo nell’intermediazione tradizionale e nel sostegno all’economia reale, se nel portafoglio
possiede titoli del debito pubblico del suo Stato o titoli tossici.
Terza osservazione. Lo scopo della nuova normativa può essere raggiunto solo se ne assicura la contestuale applicazione in tutti i principali Paesi che partecipano al sistema finanziario globale.
Quarta osservazione. Il tempo fissato per l’adeguamento normativo non appare sufficiente. Molte previsioni importanti del Regolamento e della Direttiva in corso di definizione dovranno essere applicate dal 1° gennaio 2013 mentre, anche nelle più ottimistiche previsioni, i due testi legislativi non saranno adottati prima della metà del 2012.
Quinta osservazione. Il recepimento delle nuove regole di Basilea 3 comporta un aumento significativo, in termini di qualità e quantità, del capitale necessario a soddisfare i requisiti normativi. Si tratta di un incremento del 31,25% del livello degli attuali requisiti. Per chi non accede al mercato per effettuare gli aumenti di capitale, come le BCC (le quali
incrementano i propri mezzi patrimoniali prevalentemente attraverso l’appostazione degli utili a riserva), il rischio è che – in circostanze sfavorevoli - le nuove più restrittive misure sul capitale determinino una contrazione, anche significativa, della capacità di finanziamento e sostegno dell’economia.
“L’evoluzione della regolamentazione prudenziale – ha proseguito il Presidente - deve valorizzare e non comprimere i punti di forza del sistema del Credito Cooperativo: la cura delle relazioni con il cliente, l’attenzione alle esigenze del territorio, il presidio della stabilità, la vocazione verso un modello di attività lontano dagli eccessi che sono stati
all’origine della crisi finanziaria”.
“Le piccole banche locali – ha detto ancora Azzi - potranno continuare a svolgere il proprio ruolo di sostegno all’economia del territorio soltanto se norme e regolamenti saranno proporzionati e coerenti alle loro peculiarità, dimensione, complessità e modello societario”.
“Ciò che richiediamo, in estrema sintesi – ha concluso il Presidente - é che le norme in via di definizione risultino, nella loro formulazione finale, rispettose delle specificità delle Banche di Credito Cooperativo e della loro organizzazione a rete nell’interesse superiore della salvaguardia di un modello di sviluppo tipico del capitalismo di territorio italiano, quello del protagonismo dei singoli e delle comunità. In un profilo di continuità e coerenza con quanto sinora fatto dal legislatore e dal regolatore italiani, che hanno posto in essere una disciplina di tali banche capace, pur seguendo l’evoluzione dell’ordinamento creditizio generale, di salvaguardare il modello cooperativo a mutualità prevalente. Un modello che sfida frontalmente le logiche finanziarie che hanno determinato la crisi globale e che ne stanno peggiorando costantemente le conseguenze”.

Roma, 19 gennaio 2012
Ufficio Stampa e Rapporti Istituzionali
Marco Reggio – cell. 338.31.03.933
Tel. 06.720.72.665/671/678 email: mreggio@federcasse.bcc.it
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