10/09/2010
Credito è Speranza. Fare banca per costruire il bene comune
“Credito è speranza. Fare banca per costruire il bene comune”. Questo il tema del Seminario di Studio, organizzato da Federcasse (l’associazione delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali italiane) in collaborazione con il Comitato Scientifico ed Organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici italiani che si è tenuto questa mattina a Bari, presso l’Università degli Studi.

Il seminario rientra nel percorso di avvicinamento alla prossima edizione delle Settimane Sociali (Reggio Calabria, 14-17 ottobre) che avrà per tema: “Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese” ed al cui documento preparatorio il Credito Cooperativo ha partecipato con un proprio contributo di riflessione.

Obiettivo del Credito Cooperativo, con questo seminario era quello di riflettere sulla funzione del “fare banca” e sul ruolo che la finanza assume in un contesto sociale ed economico estremamente complesso ed aggravato dalla grave crisi in atto. Un dibattito, questo, che si innesta a pieno titolo nel più ampio ragionamento circa la ricerca di nuovi modelli di sviluppo per il nostro Paese che tendano efficacemente al bene comune ed aiutino l’Italia a progettare un futuro sostenibile.

I lavori sono stati aperti e coordinati dal Presidente della Federazione Puglia e Basilicata delle BCC Augusto dell’Erba, il quale ha ricordato i recenti dati del rapporto Svimez che certificano un peggioramento della situazione occupazionale, soprattutto giovanile, nel Mezzogiorno. Occorre oggi, per dell’Erba, stilare davvero una agenda delle priorità, per ridare speranza al Paese. Secondo un piano di sviluppo che possa dare il giusto ruolo anche alle Banche locali, le quali hanno continuato a svolgere – come hanno fatto nello specifico anche le 27 BCC di Puglia e Basilicata - la loro funzione anticiclica in questa drammatica e delicata fase congiunturale.

Il ruolo di un coordinamento delle diverse iniziative sul territorio è stato anche sottolineato dal Rettore dell’Università di Bari Corrado Petrocelli, il quale ha messo l’accento sulla necessità di metter in campo le migliori esperienze e le buone pratiche, attingendo alle forze più vive e vitali del Paese, anche sotto il profilo culturale e sociale. Per un impegno comune e condiviso.

I temi che saranno oggetto della prossima edizione delle Settimane Sociali sono stati poi sviluppati dall’intervento del Presidente del Comitato Scientifico ed Organizzatore delle Settimane Sociali, Mons. Arrigo Miglio che ha ricordato la storia, il significato profondo ed il grande valore di un dibattito “alto” come quello espresso dalle Settimane Sociali e citato il “bene comune” come obiettivo dell’azione economica. In questo contesto anche l’apporto del mondo della finanza – e delle BCC in particolare – può essere fondamentale per definire davvero una “Agenda di Speranza” per il futuro del Paese. Temi questi, che saranno – ha concluso Miglio – volutamente approfonditi nei giorni di lavoro di Reggio Calabria.

Di particolare interesse la prima delle due relazioni tecniche svolta dal prof. Gianfranco Viesti, Docente di Politica Economica alla Università di Bari, sul tema “Credito è sviluppo”. Viesti ha sottolineato come il lavoro sia il problema principale che attraversano oggi tutte le economie occidentali e che ha il maggiore impatto sulla tenuta del tessuto sociale, con effetti potenzialmente dirompenti. Per la prima volta nella storia recente, i figli hanno prospettive inferiori a quelle dei loro genitori – ricorda Viesti - e il welfare tradizionale non è in grado di sostenere tensioni sempre più complesse e profonde. Sono quindi tre, per Viesti, le direttrici da percorrere: puntare decisamente sul lavoro con politiche in grado di promuoverlo e sostenerlo, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni; aiutare lo sforzo produttivo e di necessaria innovazione che dovranno svolgere le imprese; sostenere con nuove politiche creditizie lo start up di giovani imprese, favorendo l’accesso al credito sulla base di criteri che vadano oltre rigidi parametri di valutazione tecnica. In questo senso, conclude Viesti, le BCC svolgono un ruolo di primo piano.

“Accesso al credito. Una opportunità non ancora di tutti” è stato invece il tema della relazione sviluppata dal prof. Giovanni Ferri, Docente di Economia Politica all’Università di Bari. Ferri ha ricordato le cause profonde della crisi economica, che oggi ha determinato, a tutti i livelli, un drammatico e profondo razionamento del credito ed un impatto devastante per le fasce deboli. Da qui, per Ferri, bisogna ripartire individuando quegli elementi che possono andare oltre i tecnicismi per consentire, sia a livello macro che microeconomico, ragionare sulla meritevolezza del credito e su quelle formule, come la cooperazione di credito, che in questa fase possono rappresentare un validissimo antidoto alla crisi. “Il pregiudizio e lo sfavore che, un po’ in tutto l’Occidente, le autorità di settore e la regolamentazione hanno avuto negli anni prima della crisi nei confronti delle banche cooperative appaiono oggi – ha detto Ferri - non solo ingiustificati ma anche nefasti, particolarmente per i più deboli”.

Il seminario si è poi sviluppato attraverso una tavola rotonda – coordinata dal Direttore della Gazzetta del Mezzogiorno Giuseppe De Tomaso - sul tema “La finanza di domani. Fare banca per costruire il bene comune” alla quale hanno partecipato il Presidente Confindustria di Bari Alessandro Laterza, il Segretario Generale di Confcooperative Vincenzo Mannino, il Direttore di Planitalia Srl Carmela Suriano, il Direttore della BCC di Laurenzana, Giorgio Costantino (già Direttore della Federazione Puglia e Basilicata delle BCC) ed il Direttore Generale di Federcasse, Sergio Gatti.

Il Presidente di Confindustria Bari, Laterza, ha esordito citando i dati della crisi locale, che ha colpito duramente le imprese del territorio. In questo contesto, a suo avviso occorre un rinnovato impegno del sistema bancario per non lasciarle sole. E con esse i lavoratori che subiscono i contraccolpi di una crisi che non hanno determinato, ma di cui sentono pesantemente gli effetti. Per Laterza, le BCC possono davvero fare molto per aiutare le imprese del territorio.

Anche per il Segretario Generale di Confcooperative Mannino, la “questione meridionale” deve tornare di attualità e coinvolgere tutte le forze del Paese. Come indica anche il recente documento dei Vescovi italiani sul Sud, incoraggiando gli uomini di buona volontà a lavorare con “coraggio” e “speranza”. Tra questi uomini, per Mannino, ci sono i cooperatori, che vivono il territorio e abitandolo ne conoscono le esigenze e le aspettative. E’ dalle cooperative, e dalle BCC, che può venire un aiuto importante per lo sviluppo.

Per Carmela Suriano, che ha raccontato la sua esperienza di imprenditrice, occorre riportare nell’agenda politica ed istituzionale il tema della questione meridionale. Risolvendo una volta per tutte situazioni che impediscono al nostro sud di alzare la testa e di competere a testa alta con altre zone del Paese. A partire dalla legalità e dalla fiscalità, che deve essere autenticamente di vantaggio.

Giorgio Costantino ha, invece, parlato della sua esperienza “sul campo”, come direttore di una BCC locale, sottolineando il grande lavoro di supporto che può e deve svolgere una banca locale cooperativa. Utile, anche nel suo essere “espressione” di democrazia diretta e luogo di partecipazione attiva alla gestione della cosa comune. Presente anche laddove non sempre altri intermediari giudicano conveniente esserci.

Per il Direttore Generale di Federcasse, Sergio Gatti, fiducia e speranza devono essere i due elementi in grado di segnare l’azione delle banche del territorio, come le BCC. Ci sono, ha detto Gatti, molte “storie” nascoste che certificano il lavoro di sostegno, di cucitura del tessuto sociale, proprio delle banche locali cooperative. E’ un lavoro spesso nascosto, ma non per questo meno importante, utile al Paese per il suo diffondere solidarietà economica. E proprio per valorizzare questa rete di saperi, di relazioni, di valori - ha detto Gatti – che il Credito Cooperativo intende mettere a punto una sorta di “manifesto” della finanza “utile e sostenibile”, per avviare un dibattito sereno, aperto e costruttivo insieme a tutti quei soggetti che “hanno a cuore” il futuro del Paese.

Nelle sue conclusioni il Presidente di Federcasse Alessandro Azzi ha ribadito il significato che le Banche di Credito Cooperativo attribuiscono al termine “finanza”. In particolare - ha spiegato Azzi – “la finanza che vogliamo è una finanza responsabile. Sostenibile, non solo nel senso della attenzione alla allocazione delle risorse, ma anche perché responsabilmente gestita; una finanza sociale. Attenta ai bisogni della società. Capace di guardare oltre se stessa; una finanza inclusiva. Proprio perché essa costruisce ‹cittadinanza sociale›, deve allora essere aperta ed avere l’obiettivo di integrare nei circuiti economici e partecipativi”.

Riguardo alla prossima edizione delle Settimane Sociali il Presidente ha sottolineato come tutta l’esperienza del Credito Cooperativo possa contribuire a dare nuovo valore a quelle “cinque azioni” che sono contenute nel documento preparatorio predisposto dal Comitato Scientifico ed Organizzatore dell’evento: intraprendere, educare, includere, slegare la mobilità sociale e completare la transizione istituzionale. Sull’intraprendere, dice Azzi, il Paese ha bisogno di “slegare” la possibilità di fare impresa. Vuol dire ridurne gli oneri indiretti, alleggerirne il peso fiscale, incentivare gli investimenti, l’innovazione, la ricerca. Vuol dire, anche, considerare “industrie” anche le nuove industrie, come quella culturale. Vuol dire incoraggiare però, anche, i processi di interrelazione (le reti d’impresa) e sostenere l’apertura di nuove aziende.
Per quanto riguarda l’educare: c’è nel nostro Paese – dice ancora Azzi - un’emergenza educativa, di qualità dell’educazione in generale; di divari nella qualità dell’educazione a livello territoriale; di coerenza dei percorsi educativi rispetto alle esigenze in particolare del mondo produttivo. E poi c’è un problema di talenti. Che se ne vanno dal nostro Paese, perché qui non trovano spazio o, se lo trovano, ciò accade a condizioni davvero penalizzanti, certe volte mortificanti.
Sull’inclusione: la coesione sociale è un valore prezioso. E’ un valore economico, non solo sociale. Per questo, “includere” (economicamente e socialmente) garantisce la crescita, perché riduce i conflitti ed accresce gli apporti alla formazione della ricchezza. Slegare la mobilità sociale e completare la transizione istituzionale sono poi temi in qualche modo collegati, relativi alla condivisione delle priorità economiche sostenute da un sistema Paese, anche a livello istituzionale, adeguato e consapevole.

Queste, ha concluso Azzi, sono le priorità cui dare seguito per “riprendere a crescere”. In questo contesto, le BCC, continueranno a fare la loro parte promuovendo una finanza capace di lavorare a beneficio del bene comune.




Bari, 10 settembre 2010
















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