05/06/2010
Finanza sociale, finanza plurale. Il ruolo della finanza nel dopo crisi
“Finanza sociale, finanza plurale. Il ruolo della finanza nel dopo crisi”. Questo il tema del Seminario di Studio, organizzato da Federcasse (l’associazione delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali italiane) in collaborazione con il Comitato Scientifico ed Organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici italiani che si è tenuto questa mattina a Verona.

Il seminario rientra nel percorso di avvicinamento alla prossima edizione delle Settimane Sociali (Reggio Calabria, 14-17 ottobre) che avrà per tema: “Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese” ed al cui documento preparatorio il Credito Cooperativo ha partecipato con un proprio contributo.

Obiettivo del Credito Cooperativo, con questo seminario, era quello di fornire una “lettura” attenta delle cause della grave crisi in atto, provando a tracciare le linee di una nuova finanza più responsabile, plurale e sociale, che sia strumento di autentico ed integrale sviluppo. Proponendo quindi possibili antidoti alla crisi, anche sulla scorta di quanto contenuto nell’ultima Enciclica di Papa Benedetto XVI, la Caritas in Veritate, laddove si citano esperienze nel campo della cooperazione di credito come esempio di “amore intelligente”.

Ai lavori, aperti dal Saluto del Vescovo di Verona, S.E. Mons. Giuseppe Zenti che ha messo l’accento sul legame forte che deve sussistere tra economia e persone in una logica di rispetto, ha portato il proprio saluto il Presidente del Comitato Scientifico ed Organizzatore delle Settimane Sociali, Mons. Arrigo Miglio che ha ricordato il grande valore di un dibattito “alto” come quello espresso dalle Settimane Sociali e citato il “bene comune” come obiettivo dell’azione economica (“il paese ha bisogno di crescere e ha voglia di crescere: ci sono tante energie, tante risorse che vanno utilizzate”).
E’ stata poi la volta del saluto del Presidente della Federazione Veneta delle BCC Amedeo Piva, che ha sottolineato come la risposta da dare alla crisi sia una “finanza che raggiunga una allocazione efficiente delle risorse e che alimenti la speranza. La quale, come sosteneva S. Agostino, ha due figli: lo sdegno ed il coraggio. Lo sdegno permette di vedere ciò che non va; il coraggio serve a cambiarlo”.

“Le lezioni della crisi e le ragioni della finanza” è stato invece il tema della relazione sviluppata dal prof. Stefano Zamagni, Docente di Economia Politica all’Università di Bologna. Zamagni ha esordito ricordando come la finanza trova la propria origine nella matrice culturale cattolica alla fine del 1400. Una matrice culturale che ha avuto nei secoli – soprattutto in Italia – esponenti di altissimo livello come Sturzo, Toniolo, Tovini. “Un percorso concettuale – ha ricordato Zamagni – basato sullo stretto legame tra finanza ed economia reale, ma che è andato in crisi con l’avvento della globalizzazione, trenta anni fa”. Oggi – continua Zamagni - il quadro è nuovamente mutato: la crisi economica sta, paradossalmente, riscoprendo il grande valore del lavoro come mezzo per produrre ricchezza. E questo porta con sé la riscoperta di esperienze come il localismo bancario, la cooperazione. Ispirate da uno stretto legame con il territorio, con il lavoro, con la gente. In una logica di solidarietà, altro valore che la crisi finanziaria ha permesso di riscoprire. Da qui, dice ancora Zamagni, la responsabilità del mondo cattolico chiamato oggi ad interessarsi nuovamente della finanza. Nel rispetto di quel principio di fraternità che Papa Benedetto XVI inserisce, innovando la cultura tradizionale, nel rapporto economico. Per fare questo, conclude Zamagni, bisognerà tornare ad una elaborazione culturale autonoma del mondo cattolico in tema di finanza, nell’interesse del sistema Paese e di una finanza autenticamente “plurale”.



Il seminario si è poi sviluppato attraverso una tavola rotonda sul tema ““Finanza 2.0. Cosa sarà e cosa non sarà la finanza di domani?” alla quale hanno partecipato il Presidente di Cattolica Assicurazioni Paolo Bedoni, il Direttore della Federazione Veneta delle BCC Andrea Bologna, il Presidente della Associazione fra le Banche Popolari Carlo Fratta Pasini, il Direttore Generale di Federcasse Sergio Gatti, il Presidente dei Giovani di Confartigianato Marco Colombo.

Per Paolo Bedoni, che ha ricordato la genesi delle crisi e l’ingordigia che ha causato dissesti planetari, “senza negare il ruolo delle grandi banche, è dal basso che dobbiamo ricostruire un rapporto sano tra economia reale e finanza”; concetti ripresi da Andrea Bologna per il quale, paradossalmente, la crisi si presenta come una “buona opportunità per rivedere le scelte future”. Citando l’esperienza specifica delle BCC, Bologna ha ricordato come l’attenzione al cliente, la prossimità, siano valori di riferimento oggi presi a modello. Dai quali ripartire, sui quali ricostruire.
Per Carlo Fratta Pasini, “la crisi interroga gli stili di vita” e le banche sono chiamate a dare una risposta alle nuove sollecitazioni, cosa non sempre facile. In questo contesto specifico, ha continuato Fratta Pasini, sia il sistema del Credito Cooperativo che delle Banche Popolari sono sottoposti a notevoli sollecitazioni e a richieste pressanti alle quali fornire risposte adeguate”. I grandi capitali del mondo sono costantemente alla ricerca di una remunerazione adeguata, ha continuato Fratta Pasini, ed in un contesto di bassa crescita ciò favorisce il ricorso alla speculazione. “Ma non è indifferente il modo con cui i guadagni vengono realizzati”.
Per il Direttore generale di Federcasse, Sergio Gatti per “finanza 2.0” si deve intendere la “finanza di partecipazione”. Che nasce dal basso. Che deve essere capace di includere e non escludere. Lo può fare se – come è scritto nel documento preparatorio delle Settimane Sociali – includendo, educando, facendo memoria delle buone cose del passato, delle radici. Ricollegandosi, in questo, alla grande esperienza della cooperazione di credito avviatasi nella metà dell’800 in Germania con le prime Casse sociali di prestiti di F.W. Raiffeisen. Ma guardando al futuro – ha concluso Gatti - senza avvitarsi su se stessi, offrendo testimonianza della coerenza; facendo alleanze con i migliori soggetti del territorio; denunciando le forme di corruzione e illegalità; attivando processi di formazione permanente; difendendo la specificità di tutte le forme di economia plurale e partecipata.
A concludere la tavola rotonda l’intervento del Presidente dei Giovani di Confartigianato, Marco Colombo, per il quale le imprese artigiane - oggi – assicurano difese concrete a favore dell’occupazione, avendo a cuore i destini delle persone. La grande difficoltà – per Colombo – restano l’accesso al credito e l’eccesso di burocrazia; cosa che penalizza ancora di più i giovani. “Da questi bisogna ripartire – ha concluso Colombo - dando attenzione all’economia reale, fatta di persone, di talenti che credono nei loro progetti”.

E’ stata poi la volta della sessione dedicata al valore delle esperienze, con le relazioni di Paolo Frison – Coordinatore responsabile Microcredito della Caritas di Vicenza – e del Segretario Generale di Confcooperative, Vincenzo Mannino.
Frison ha ricordato l’esperienza del grande progetto di microcredito della Caritas Vicentina con le BCC del territorio, ha detto come nel periodo 2006 – 2009 siano stati erogati complessivamente circa un migliaio di prestiti, con un tasso di restituzione dell’84%. “Finanza ed economia - ha sottolineato – possono essere considerati come strumenti di miglioramento del contesto sociale, ma devono essere in grado di salvaguardare l’essenza delle persone e della comunità generale, ponendosi al servizio della felicità vera delle persone e non del mero profitto”.
Mannino, dal canto suo, ha invece ricordato il ruolo specifico della cooperazione che fa capo a Confcooperative, con numeri davvero importanti. A partire dall’occupazione, stimata in 500 mila unità. Nel complesso, le 20 mila cooperative aderenti, nei diversi settori – ha detto ancora Mannino - hanno oggi un fatturato di 62 miliardi di euro. Questo per dire che le cooperative “vivono la realtà dei territori e rendono concreta la loro finalità mutualistica”. Per Mannino, occorre però oggi “riflettere su come sostenere la loro capitalizzazione e costruire sistemi partecipati per contrastare gli effetti perversi dell’economia globalizzata. Puntando alla costruzione di un welfare di qualità”.

Nelle sue conclusioni, il Presidente di Federcasse Alessandro Azzi, ricordando come la prossima edizione delle Settimane Sociali sarà chiamata a stilare una sorta di “Agenda di speranza” per il futuro del Paese, ha sottolineato come “parlare di “speranza” significa, prima di tutto, ristabilire le condizioni perché i giovani possano recuperare la fiducia nelle loro possibilità di sviluppo, sia individuale che collettivo”. Devono essere pertanto i giovani, dice Azzi, i destinatari dei maggiori sforzi capaci non solo di far uscire il Paese dalla crisi, ma anche di innescare processi virtuosi di sviluppo in chiave di promozione personale e familiare.

Ribadendo le grandi responsabilità che il richiamo alla cooperazione di credito come esempio di “amore intelligente” da parte della Caritas in Veritate consegna al sistema del Credito Cooperativo, Azzi ha indicato i terreni sui quali intervenire in una logica di solidarietà intergenerazionale: rivedere la fiscalità delle famiglie combattendo al tempo stesso l’evasione tributaria, vera e propria “macelleria sociale” come ha detto pochi giorni fa il Governatore Draghi; costruire una più efficiente rete di servizi, riducendo la burocrazia, incentivando forme di auto-organizzazione in una logica di sussidiarietà; rivedere il nostro sistema educativo, per rendere la scuola sempre più di qualità e realmente formativa al lavoro.

“Anche la finanza – che deve essere sempre strumento, “ancella e non padrona” - ha un ruolo nella costruzione di un futuro plurale e partecipato” ha detto ancora Azzi, “perché essa ha il potere di dare gli strumenti, di includere, di consentire di costruire il domani. Dare credito, in questo senso, è dare speranza”. In conclusione, Azzi ha ricordato come le BCC hanno continuato, in questo ormai quasi biennio di crisi, a sostenere convintamente famiglie ed imprese, attivando sul territorio anche esperienze pilota come accordi sindacali territoriali per l’anticipazione della cassa integrazione ai lavoratori di aziende in crisi o accordi con molte diocesi per l’attivazione di programmi di microcredito.

“E’ indispensabile – ha concluso Azzi - in questo tempo schiacciato sul “momento” e che fatica a guardare avanti, richiamare l’importanza di cooperare. Di lavorare insieme per un impegno convergente nei confronti del bene comune”. “Non è un caso, d’altronde, che la parola “cooperazione” fosse nel titolo della prima Settimana Sociale, più di cento anni fa. E che sia più volte citata nella stessa Caritas in Veritate. Una parola a cui ri-attingere per nutrire l’azione. E ricostruire fiducia, autentico collante sociale. Così potremo attuare l’agenda di speranza. Una re-agenda. Una reazione e una nuova azione”.


Verona, 5 giugno 2010





















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