27/11/2009
Credito Cooperativo: si è tenuta oggi a Roma l'assemblea di Federcasse: "Tempo di crisi. Tempo di scelte, il Credito Cooperativo per un nuovo sviluppo del Paese"
Si è svolta oggi a Roma, presso l’Auditorium della Tecnica, l’Assemblea 2009 di Federcasse, l’Associazione delle 430 Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali italiane.

All’Assemblea, aperta dalla Relazione del Presidente Alessandro Azzi, hanno anche partecipato il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia Anna Maria Tarantola, il Direttore Generale dell’Abi, Giovanni Sabatini ed il Presidente di Confcooperative Luigi Marino.

“Tempo di crisi. Tempo di scelte. Il Credito Cooperativo per un nuovo sviluppo del Paese”. Questo il tema che ha fatto da filo conduttore alla Relazione del Presidente Azzi. Una relazione incentrata sul ruolo e sul valore delle banche locali cooperative per una nuova strategia di sviluppo del Paese. Ruolo ancora più significativo in questa fase di crisi nella quale il “modello” proprio della cooperazione di credito – sistema di autonomie in una logica di “rete” secondo i principi della sussidiarietà e della democrazia economica – viene considerato elemento importante sul quale definire strategie di crescita di lungo periodo.


La Relazione del Presidente di Federcasse, Alessandro Azzi

1. Il contesto.

In particolare, nella sua Relazione, il Presidente Azzi ha ricordato come oggi l’Italia sia chiamata “ad individuare misure efficaci di reazione alla crisi, ma anche a costruire un nuovo modello di sviluppo che valorizzi i connotati distintivi e di successo della nostra economia”. In questo contesto anche il mercato finanziario – fiaccato dalla crisi – ha bisogno di recuperare il proprio senso profondo. Citando l’Enciclica Caritas in Veritate di Papa Benedetto XVI, Azzi ha ricordato come anche il Magistero ecclesiale ribadisca oggi la necessità di lavorare ad uno sviluppo integrale e condiviso, portando a modello di buone pratiche anche l’esperienza della cooperazione di credito.

“E’ quindi un tempo di scelte. Da non sprecare – ha detto Azzi – anche per il Credito Cooperativo che in questi anni è sensibilmente cresciuto, conquistando nuove quote di mercato, acquisendo nuovi segmenti di clientela ed accreditandosi sempre di più come interlocutore essenziale dello sviluppo delle economie locali ed ottenendo, come sistema, inediti riscontri ed una rinnovata visibilità”.
“Fin dalla loro origine, le banche mutualistiche – ha detto ancora il Presidente - hanno avvertito l’esigenza di fare rete. Un’esigenza nata dal basso, non imposta, non prescritta. E per questo partecipata e condivisa” . E’ proprio la rete allora la chiave del successo delle BCC, “intuizione straordinariamente moderna un secolo fa e che resta tale ancora oggi”. “Sono difatti le reti che rendono possibile il pluralismo economico e la presenza sul mercato anche delle aziende – soprattutto delle banche – di piccole dimensioni”.
E proprio il contesto di crisi – ricorda Azzi - ha esaltato il modo differente di fare banca proprio delle BCC. Banche che, in ragione della loro identità, “si sono poste come antitesi ed antidoto rispetto ad alcune logiche perverse ed alcuni eccessi che avevano causato il corto-circuito della finanza”.
2. I dati.
“Nell’ultimo anno, forti della capillare diffusione sul territorio, le BCC hanno consolidato la propria posizione sul versante dell’intermediazione tradizionale. La quota di mercato relativa agli impieghi nell’ultimo decennio è aumentata di 2,6 punti percentuali, quella relativa alla raccolta di più di 2”.
“Particolarmente rilevante – ha proseguito il Presidente - risulta l’espansione dell’attività di finanziamento: nel corso del decennio, i finanziamenti erogati dalle BCC hanno registrato un tasso di crescita del 214%, più del doppio rispetto al resto del sistema bancario”.
“L’ultimo decennio ha visto uno sviluppo notevole della rete di sportelli - incrementatasi del 45%, 22 punti percentuali in più rispetto al resto del sistema bancario - del numero dei dipendenti, cresciuti del 40% a fronte di una riduzione del 4% delle altre banche, e del numero dei clienti che approssimano, oramai, quota 5 milioni e mezzo”.
“La base sociale è cresciuta in maniera molto significativa: nel 1999 i soci delle nostre banche erano 557.000. A giugno 2009 ammontavano a 989.000, con un incremento del 78% nel decennio. E’ ragionevole ritenere che nel secondo semestre 2009 si sia raggiunto il simbolico traguardo del milione di soci”.
“Nell’ultimo triennio la raccolta complessiva (141,7 miliardi di euro al giugno 2009 Ndr) ha registrato un tasso di crescita del 34%. Particolarmente significativo è stato anche l’incremento della raccolta obbligazionaria. A metà 2009 le obbligazioni emesse dalle BCC erano pari al 41% della raccolta diretta complessiva, percentuale in linea con la media del sistema”.
“Ad agosto 2009, gli impieghi verso clientela risultavano aumentati del 10,2% rispetto all’anno precedente. Su 121 miliardi in finanziamenti, 11,4 miliardi sono andati alle imprese artigiane, una cifra che pesa il 21,6% sul sistema bancario italiano e che aumenta di un ulteriore punto percentuale se si considerano solo le imprese artigiane con un numero di dipendenti compreso tra 6 e 20”.
“Il patrimonio delle BCC approssimava a metà 2009 i 18,5 miliardi di euro, con un incremento sul triennio del 28,5%”.
3. Le realizzazioni di sistema.
“Il rapporto di clientela nello stile di reciproca convenienze; la partnership con le imprese, per sostenere la crescita e l’internazionalizzazione; una cooperazione capace di parlare ai giovani; il rafforzamento della rete di sistema” ha detto Azzi.
Sono queste le linee programmatiche seguite nell’ultimo periodo dal Credito Cooperativo, sulle quali sono statie avviate precise iniziative di sistema. Particolarmente significativo il percorso di rafforzamento della rete. “Rientra in questo ambito – da detto Azzi – la costituzione del Fondo di Garanzia Istituzionale (FGI) – ovvero di una rete di sicurezza interna nell’ambito di uno schema istituzionale coerente con la Direttiva Basilea 2”.
“Il riconoscimento del nuovo Fondo da parte della Banca d’Italia, che ci auguriamo prossimo – ha detto Azzi – rappresenterà uno dei traguardi più rilevanti raggiunti dal nostro sistema. Esso ci consentirà, pur mantenendo saldamente rispettata l’autonomia delle singole banche, un notevole rafforzamento della “cooperazione interna” insieme a notevoli vantaggi per tutti i portatori di interesse: per le BCC, che potranno contare su una migliore allocazione ed una più efficiente gestione delle risorse finanziarie con un minore assorbimento patrimoniale; per l’intero sistema BCC che rafforzerà la propria solidità e stabilità; per i clienti delle nostre banche che beneficeranno di una forma di garanzia “globale”, complementare ed addizionale ad una tutela stabilita per legge; per le comunità locali che potranno trarre vantaggio da una maggiore disponibilità di risorse finanziarie all’interno della rete delle BCC”.

4. Il Credito Cooperativo per un nuovo sviluppo del Paese.
Parlando del progetto di Banca del Mezzogiorno, Azzi ha detto: “Non è un caso allora che il Governo abbia chiamato il Credito Cooperativo ad essere partner di un progetto che ha rilevanza per l’intero Paese”. “Ci pare significativo – ha aggiunto - che immaginando un’azione di rilancio dell’attività bancaria a favore delle PMI al sud ci si sia orientati verso un modello di sviluppo imperniato su intermediari “del territorio” e “delle comunità”. Non semplicemente “nel” territorio e “nelle” comunità”.
“La Banca del Mezzogiorno non dovrà, e non potrà, ricalcare esperienze del passato del tutto superate e improponibili nell'attuale scenario concorrenziale, interno ed esterno al Paese. In secondo luogo, non sembra realizzabile un'iniziativa che duplichi sic et simpliciter la presenza delle molte banche già operanti nel Meridione”.
“La Banca del Mezzogiorno non dovrà essere una banca ordinaria, operante a tutto campo e con una propria rete di sportelli che inevitabilmente si sovrapporrebbe a quelle già esistenti senza una caratterizzazione funzionale, realmente utile a coprire spazi di domanda ed esigenze di servizio insoddisfatte. In terzo luogo, non sembrerebbe sostenibile neppure una istituzione bancaria che per assumere direttamente rischi in proprio, e in misura consistente, debba necessariamente assorbire ingenti risorse patrimoniali”.
“Pensiamo che la banca, viste le sue finalità, possa focalizzare la propria attività prioritariamente su alcune aree operative tra quelle delineate nella normativa. In particolare: nella promozione e canalizzazione dei fondi comunitari in favore delle PMI, dell’innovazione tecnologica e dello sviluppo imprenditoriale del Sud, soprattutto giovanile e femminile; nella fornitura di un supporto all’accesso al credito per le imprese tramite la gestione delle leggi di agevolazione nazionale e la veicolazione di garanzie; in una serie di altre attività finalizzate a favorire la prestazione di servizi finanziari per lo sviluppo di un’equilibrata e diffusa funzione delle banche presenti e attive sul territorio”.

5. I nuovi obiettivi e le “frontiere” del Credito Cooperativo.
“Sono numerose, nel contesto attuale, le sfide che il Credito Cooperativo è chiamato a gestire” ha detto Azzi. “Tendere ad essere buona banca, buona cooperativa, in una buona rete è un processo in continuo divenire, non ha un termine”. Nevralgici pertanto appaiono oggi alcuni temi sui quali il Credito Cooperativo concentrerà adesso la propria attività: la definizione e la condivisione di una strategia complessiva che consenta alle singole BCC di presentarsi sullo scenario della ripresa autrici del proprio cambiamento e adeguate alle attese; il rafforzamento della cultura e dei presidi della mutualità, anche sul piano organizzativo a livello di singola BCC; l’elaborazione di nuove strategie di sviluppo territoriale da parte di ciascuna BCC; l’individuazione di nuovi strumenti di governance della rete, compatibili con il nuovo ruolo e le nuove funzioni richiesti alle realtà “di sistema”, in primo luogo alle Federazioni Locali; la definizione in chiave strategica dei processi di rafforzamento patrimoniale delle singole BCC; l’elaborazione di una strategia immediata per gestire il deterioramento della qualità dei crediti”.

6. Le conclusioni.
“L’Italia – ha detto in conclusione il Presidente Azzi - è davvero un Paese di “pro-pro”. Di produttori e di professionisti. Sono loro che reggono alla base il sistema economico. Il 95% delle imprese italiane sono micro imprese. Producono più della metà del valore aggiunto del comparto manifatturiero italiano e rappresentano la geografia del made in Italy. Che è spesso una geografia di eccellenze”.
“I “pro-pro”, come sostenuto recentemente, sono autonomi, indipendenti. Ma anche poco visibili. Non godono, salvo rari casi, di incentivi. Hanno problemi di accesso alla banca e al credito. Non hanno il potere contrattuale dei grandi. Né, spesso, ammortizzatori cui ricorrere. Questa realtà non rappresenta un’anomalia, ma una risorsa”. “I “pro-pro” hanno bisogno di contare su una politica che li riconosca; su un’amministrazione che ne interpreti le esigenze, specie di forte alleggerimento burocratico; su un sistema bancario che sappia sempre meglio valutare il merito, non solo sulla scorta di parametri dimensionali o tecnico-oggettivi”.
“Le banche mutualistiche delle comunità locali sono già per molti aspetti “pro” i “pro-pro”: per natura a favore dei piccoli operatori, per natura loro parte più che controparte. E’ partendo da elementi di “realismo” come quello del protagonismo di chi produce e lavora che pensiamo si possa costruire un nuovo sviluppo del nostro Paese”.


L’intervento del Vice Direttore Generale
della Banca d’Italia Anna Maria Tarantola

Anna Maria Tarantola, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia ha esordito affermando che “la significativa evoluzione del Credito Cooperativo testimonia la solidità e l’attualità dei principi della solidarietà e della sussidiarietà”, sottolineando che se le singole BCC fossero considerate come unico gruppo in senso stretto, il sistema del Credito Cooperativo si collocherebbe oggi al quarto posto nella graduatoria, sia per l’erogazione di fondi che per la raccolta”. In modo particolare ha evidenziato come “una dotazione patrimoniale ancora relativamente elevata continua a costituire un punto di forza delle BCC, anche se l’accentuata crescita dei volumi delle attività a rischio e l’introduzione di nuovi requisiti per i rischi operativi hanno ridotto il differenziale rispetto al resto del sistema”.

Proseguendo analizzando le tendenze in atto per il sistema delle BCC, il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia ha sottolineato: “ “In Italia il tasso di crescita annuo del credito al settore privato a settembre 2009 è sceso allo 0,3 per cento, dal 10 per cento di un anno prima. I prestiti concessi dalle BCC, pur rallentando, hanno invece continuato a crescere a tassi superiori al 6 per cento”. Il differenziale di crescita degli impieghi rispetto alle altre banche, soprattutto grandi, testimonia, allora, come le BCC siano propense a continuare ad erogare credito in momenti di difficoltà”.

La d.ssa Tarantola ha poi dedicato un passaggio del suo intervento alla governance delle BCC. In particolare, ha ricordato come le BCC abbiano introdotto negli statuti “nuovi principi normativi adottando i nuovi schemi statutari-tipo elaborati in ambito Federcasse”. “Il modello organizzativo tradizionale – ha proseguito - risulta rafforzato e integrato da nuovi presidi a salvaguardia della dialettica interna e dei controlli. Occorre dare piena attuazione ai principi con comportamenti virtuosi e conseguenti”

Riguardo all’organizzazione e all’affinamento, negli anni, della “rete” propria delle BCC, il Vice Direttore di Banca di Italia ha detto che la “logica di sistema è un punto di forza del Credito Cooperativo”. Ha, inoltre, evidenziato come esso si sia rafforzato nell’ultimo decennio in risposta ai cambiamenti di contesto e “come costituisca una peculiare modalità di attenuazione dei rischi, grazie alla diffusione di strumenti di valutazione omogenei”.

Ha anche aggiunto che “coerente con il quadro evolutivo sopra delineato è l’iniziativa relativa al Fondo di Garanzia Istituzionale (FGI). Con questa iniziativa – ha detto ancora – si apportano elementi di originalità alla rete di sicurezza del Credito Cooperativo, grazie al passaggio da un ruolo prevalentemente ex post – incentrato sul risanamento delle BCC in crisi attraverso l’attività del Fondo di Garanzia dei Depositanti – alla intercettazione ex ante delle situazioni di difficoltà, mediante l’adozione di uno schema di funzionamento più marcatamente basato sul rischio”. Per questi motivi, “il Fondo può rappresentare un importante strumento per valorizzare la specificità della cooperazione e della mutualità in ambito bancario, a beneficio della stabilità e competitività delle BCC”.

In conclusione, il Vice Direttore della Banca d’Italia ha posto l’attenzione su tre argomenti: la patrimonializzazione delle Banche del sistema, l’avvio del Fondo di Garanzia Istituzionale e il ruolo strategico della rete. Riguardo al primo tema la Tarantola ha dichiarato: “Le BCC hanno resistito ai momenti di difficoltà grazie ad alcune caratteristiche di fondo del modello cooperativo: la prevalente destinazione degli utili a patrimonio ha contribuito a irrobustire nel tempo la loro dotazione patrimoniale e a costituire risorse aggiuntive da utilizzare nelle fasi negative del ciclo economico; l’operatività prevalente con i soci e i vincoli all’operatività le hanno protette dalle oscillazioni dei mercati finanziari. Una vigilanza particolarmente vicina e prudente le ha accompagnate in questo percorso”.


L’intervento del Direttore Generale
della Associazione Bancaria Italiana, Giovanni Sabatini

Per il Direttore Generale dell’Associazione Bancaria Italiana, Giovanni Sabatini, nell’attuale contesto di crisi, “il sistema bancario italiano ha retto meglio di altri perché ha saputo coniugare le esigenze di consolidamento che sono emerse dalla integrazione del mercato europeo dei servizi finanziari con la costante attenzione alle attività al dettaglio verso famiglie ed imprese”.
In questo scenario, per Sabatini, “le Banche di Credito Cooperativo costituiscono una componente essenziale della ricchezza dell’industria bancaria italiana”. “In particolare - ha affermato Sabatini - la presenza delle BCC nel mercato è significativamente cresciuta e la quota di mercato complessivamente si è rafforzata, anche in considerazione della capacità delle BCC di instaurare rapporti confidenziali con la clientela, di raccogliere sistematicamente informazioni qualitative che ampliano la possibilità di finanziamento per le imprese più piccole, grazie al profondo radicamento sul territorio che consente di monitorare efficacemente le imprese”.
“ABI e Federcasse – ha detto ancora Sabatini – sono oggi accomunate dallo stesso intento di tutelare “l’impresa banca” che – fatte salve specificità e singole vocazioni – risponde all’unico disegno di efficiente esercizio della professione”. “In questo contesto – ha proseguito – ritengo necessario che Federcasse ed ABI continuino a coltivare sinergie che non equivalgono alla negazione di specificità e ruoli, ma determinano la messa a fattor comune dei rispettivi punti di forza traendo dalla mutua collaborazione vantaggi reciproci”.
Il Direttore dell’ABI poi si è soffermato poi sulle criticità che segnano l’attuale fase congiunturale per tutte le banche italiane. Ragionando sulle possibili iniziative a favore del sistema creditizio: “E’ evidente che tanto maggiore è stata la presenza fatta registrare dalle singole banche sul mercato in questi mesi di crisi, tanto più delicata potrebbe risultare la posizione di quegli istituti che di tale presenza sono titolari. Da ciò l’impegno a gestire con attenzione e prudenza l’eventuale crescita messa a segno nel più recente periodo”.

“Le nostre banche – ha pertanto proseguito Sabatini - sono fortemente impegnate nell’attività di finanziamento tradizionale dell’economia - prestiti a famiglie e soprattutto a imprese - e assume particolare criticità il trattamento fiscale dei crediti e, più in generale, il trattamento fiscale del settore del credito”.

“Anche il dibattito sul processo di riforma della regolamentazione finanziaria ora in corso – ha continuato Sabatini - non è privo di elementi non rassicuranti: si punta verso un incremento del capitale bancario, sia in termini quantitativi che qualitativi; verso una riduzione della prociclicità insita in alcune norme prudenziali e contabili; verso una maggiore attenzione ai rischi di liquidità”.

“E’ importante – ha concluso il Direttore dell’ABI - evitare che, al fine di fronteggiare criticità specifiche (alta leva finanziaria, rischi sistemici ecc.), si impongano cuscinetti di capitale che potrebbero risultare eccessivi”.


L’indirizzo di saluto del Presidente di Confcooperative Luigi Marino

“Nei cento anni di laborioso lavoro – ha invece detto nel suo indirizzo di saluto il Presidente di Confcooperative Luigi Marino, Federcasse e le BCC hanno esercitato efficacemente la propria funzione”. “La cooperazione di credito oggi si presenta con un’importante architettura di sistema inaccessibile a una piccola banca solitaria. È stato possibile grazie allo sviluppo di una solida rete”. “Traguardi raggiunti - ha detto ancora Marino - rispettando i principi essenziali, non negoziabili, della cooperazione. Tra questi, innanzitutto, il rispetto dell’autonomia della singola BCC o Cassa Rurale. Valore che caratterizzerà l’impegno per il futuro”.

TraguardIdee
Nel corso della Assemblea è stato inoltre consegnato alla D.ssa Tarantola il Premio “TraguardIdee”, organizzato da Idee, l’Associazione delle Donne del Credito Cooperativo, attribuito a personalità esterne al Credito Cooperativo che si sono contraddistinte nella società e nel lavoro per il loro impegno a favore della valorizzazione del ruolo della donna. Nella motivazione del Premio al Vice Direttore Generale della Banca d’Italia si legge: “Per aver concretamente favorito, con il Suo impegno e la Sua attività, la valorizzazione delle donne nel mondo del lavoro e specificamente nel settore bancario”.
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L’Assemblea ha quindi approvato all’unanimità la Relazione del Consiglio Nazionale e provveduto ad eleggere i membri del Consiglio Nazionale di Federcasse che resteranno in carica per il prossimo triennio. Nella prima riunione di Consiglio – ai sensi di Statuto – si provvederà alla nomina del Presidente e dei Vice Presidenti.


Roma, 27 novembre 2009













































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