24/11/2008
Credito Cooperativo: Assemblea Federcasse 2008
“Nel 2009 le 440 Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali italiane confermeranno crediti alle famiglie e alle imprese per 110 miliardi di euro. E metteranno a disposizione ulteriori 15 miliardi di euro per ampliare le attuali linee di credito ed aprirne di nuove a favore delle imprese e delle famiglie”.
Con questo impegno il Presidente Alessandro Azzi, ha concluso oggi a Milano l’Assemblea annuale di Federcasse (l’Associazione delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali italiane) che quest’anno ha avuto per tema “125 anni di mutualità. Fiducia al futuro”.
Hanno preso parte alla Assemblea il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, il Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana Corrado Faissola ed il Presidente della Confederazione Cooperative Italiane Luigi Marino.
“Nei prossimi giorni – ha annunciato Azzi – inviteremo ad un tavolo di lavoro nazionale i rappresentanti delle diverse categorie produttive, mettendo a punto alcune linee di intervento che saranno poi affidate alla definizione di dettaglio a livello regionale”.
Al centro della relazione del Presidente Alessandro Azzi, il senso attuale di una esperienza – quella della cooperazione di credito – nata in Italia 125 anni fa.
Da allora, da “outsider” (Maffeo Pantaleoni le definì addirittura un “assurdo economico”) le Casse Rurali prima, ed oggi le Banche di Credito Cooperativo, sono diventate banche di riferimento per il nostro Paese. Esercitano una funzione di sostegno fondamentale a favore di migliaia di famiglie e piccole e medie imprese. Svolgendo quella che si definisce azione “anticiclica” (erogando cioè credito anche nei momenti nei quali questo viene ridotto da parte del sistema bancario nel suo complesso), unita ad una funzione di “calmieramento” dei prezzi (perché garantiscono la concorrenza sui mercati locali) e di inclusione finanziaria nei confronti dei piccoli operatori economici e delle categorie sociali che hanno maggiore difficoltà ad accedere al credito.
Per le BCC dare “Fiducia al futuro” , oggi come ieri, è ancora possibile. Le “Banche mutualistiche del territorio – ha detto Azzi - in un Paese come l’Italia, possono promuovere culturalmente e tradurre pragmaticamente una concezione della crescita locale valutata non su indicatori tradizionali, come il Prodotto interno lordo, ma su parametri capaci di misurare in maniera più attendibile il benessere delle comunità”. Le BCC, quindi, vogliono continuare a fare “finanza per lo sviluppo”. È, infatti, all’economia reale che le BCC si rivolgono costantemente.


L’INTERVENTO DEL MINISTRO DELL’ ECONOMIA TREMONTI

“Il Credito Cooperativo è un caso nel quale l’aggettivo “cooperativo” migliora il sostantivo”. Così il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, ha aperto il suo intervento nel corso della Assemblea annuale di Federcasse.
Tremonti ha sottolineato come l’attuale fase congiunturale è caratterizzata da una “crisi” del mercato finanziario in qualche modo riconducibile alla velocità con la quale, negli ultimi anni, si è diffusa ed affermata la globalizzazione dei mercati. “Tutto ciò è accaduto in troppo poco tempo, a partire dall’inizio degli anni 90”.
Per Tremonti, assistiamo oggi ad un ribaltamento del tradizionale rapporto tra banche e clienti. Mentre in passato era la fiducia a governare il rapporto di credito, oggi con il trasferimento del rischio su strumenti derivati, si è snaturata l’essenza stessa del rapporto fiduciario. Inoltre, il processo di deregolamentazione dei sistemi finanziari – per Tremonti – ha determinato una sorta di vuoto normativo che ha consentito il proliferare di situazioni abnormi, anche dal punto di vista societario.
“Il capitalismo si basa sulla logica della partita doppia – ha detto ancora Tremonti - che inizia dal conto patrimoniale ed arriva al conto economico. Il mondo del conto patrimoniale è il mondo dei valori, quello del conto economico è invece il mondo dominante dei prezzi. Tutto questo produce una sorta di capitalismo take away”. “Credo sia arrivato un momento per una riflessione su tutto questo – ha detto ancora il Ministro – una riflessione profonda che non può che essere globale, proprio perché la crisi è globale. E che non può essere governata solo dai governi”.
In questo senso, per Tremonti la soluzione è quella di una sorta di patto tra uomini liberi e forti che sentono il bisogno di cooperare per riaffermare una sorta di eticità nell’azione economia. “Stand up together” ha concluso.


LEZIONI DALLA CRISI
IL CONTRIBUTO DEL CREDITO COOPERTIVO ALLO SVILUPPO
“Essenziale – per il Presidente di Federcasse Azzi – è ricavare da questa situazione di crisi delle “lezioni” che possano guidare chi ha responsabilità politiche, regolamentari, imprenditoriali. E orientare le prospettive di crescita del Credito Cooperativo.
“La questione – dice il Presidente - non è certamente quella di demonizzare l’innovazione che la finanza può produrre, quanto, piuttosto, di riflettere sulle finalità che la finanza è chiamata a perseguire e sulle modalità con cui essa è tenuta ad operare”.
“A noi – sottolinea Azzi – sembra che queste lezioni possano essere almeno dieci:
1. non è “sostenibile” l’idea che lo sviluppo possa fondarsi principalmente sull’espansione dei consumi; 2. il mercato finanziario ha bisogno non di una maggiore, ma di una migliore regolamentazione; 3. i rischi possono essere allontanati, frazionati o redistribuiti, non elusi. Deve perciò trovare un limite la possibilità lasciata a un debitore di trasferire i propri rischi al mercato, di disseminarli presso controparti spesso non pienamente consapevoli. Si deve sapere chi assume il rischio e con quali responsabilità; 4. i debiti possono essere rinviati, ma non all’infinito. Va posta grande attenzione alla valutazione realistica della capacità di restituzione del debitore; 5. la creazione di valore per gli azionisti è un obiettivo delle banche aventi forma di società di capitali, ma non può essere l’unico. E, soprattutto, non può essere l’obiettivo cui sacrificare la sostenibilità dell’impresa nel tempo; 6. le grandi dimensioni, anche nella finanza, non sono un bene assoluto. E’ stato detto che un’impresa troppo grande è troppo influente. E tale influenza diventa irresistibile quando un’impresa raggiunge una dimensione tale da non poter fallire; 7. la concentrazione sui risultati è doverosa, l’esclusiva concentrazione sul “breve termine” è nociva; 8. i “fondamentali” restano, e devono restare, fondamentali. L’effettiva attività di intermediazione, la concreta relazione di clientela, la solidità della banca, l’efficienza gestionale rispetto alla funzione obiettivo, contano più di altri indicatori; 9. l’ancoraggio e la relazione con il territorio vanno tenuti saldi, soprattutto in tempi di globalizzazione; 10. nel mercato c’è bisogno sia di banche di grandi dimensioni che perseguono legittimamente la finalità del profitto, sia di intermediari “differenti”. La pluralità dei soggetti è una ricchezza e una garanzia di concorrenza e stabilità del sistema finanziario.
“La lezione “positiva” che la crisi suggerisce - conclude Azzi - è quella che invita a non perdere mai di vista la finalità del fare finanza. Perché la finanza non può bastare a se stessa. Non può esistere a lungo una “finanza per la finanza” che smarrisca il suo senso strumentale di “finanza per lo sviluppo”. In questo senso il Credito Cooperativo vuole riaffermare la propria identità e la propria “modernità”.

LE RICHIESTE AL GOVERNO E AL MONDO POLITICO
“Il Credito Cooperativo – che rappresenta anche sotto un profilo regolamentare un soggetto a rilevanza sistemica, potendo trovare riconoscimento come “network” nell’ambito della Direttiva Basilea2 – si candida a fare la propria parte negli interventi del Governo volti a sostenere l’economia reale in un periodo di recessione.
“La prima richiesta che teniamo a trasmettere al Governo e al mondo politico – ha detto Azzi - è la salvaguardia di un principio di simmetria concorrenziale. In questa fase, riteniamo che nei provvedimenti del Governo vada previsto che il Credito Cooperativo non resti escluso dal perimetro dei soggetti potenzialmente destinatari delle misure. In particolare, chiediamo che la garanzia statale prestata dallo Stato sugli strumenti finanziari riconosca, anche in termini di condizioni, l’esistenza della solida rete di sicurezza costituita dagli schemi di garanzia propri del Credito Cooperativo” .
La seconda riflessione che vorremmo proporre – ha continuato Azzi - riguarda la probabile ri-regolamentazione che susciterà la crisi finanziaria in atto. Essa ha posto in evidenza: che le carenze nel sistema di regolamentazione e di supervisione hanno riguardato soprattutto gli intermediari finanziari esterni al perimetro bancario; che il rischio si è concentrato presso intermediari di grandi dimensioni e con estensione planetaria; che esso è stato amplificato dall'eccesso di finanziarizzazione delle economie attraverso una incontrollata crescita di contratti derivati che ha allentato troppo la relazione diretta tra prestatori di fondi e prenditori di credito; che la crisi si è riflessa in molti gruppi creditizi europei, anche cooperativi, per effetto della forte interconnessione dei mercati”.
“Dopo il recente vertice del G-20 a Washington – continua Azzi - esiste una prospettiva molto concreta di una nuova ondata di regolamentazione e di un rafforzamento dei controlli sugli intermediari. Le BCC italiane, che si sono trovate al riparo da tanti rischi per effetto di una strutturale vocazione all'intermediazione creditizia "pura" e "domestica", oggi rischiano di trovarsi strette tra l'emanazione di nuove regolamentazioni e l'esercizio di più serrati controlli, da un lato, e la necessità di competere in misura maggiore sul mercato dell'intermediazione creditizia tradizionale, dall’altro. Pagherebbero prezzi salati per colpe di altri”.
“Chiediamo dunque al Governo – ha detto ancora Azzi - e alle autorità di controllo di far sì che questo paradosso non si avveri. Considerando anche che le piccole banche, in particolare, hanno già sostenuto oneri cospicui per adeguarsi a quella non casualmente definita “alluvione normativa”. Che, per inciso, non ha investito nello stesso modo le banche nelle diverse aree del mondo”.
“Il terzo messaggio che affidiamo alle autorità presenti si collega alla riflessione appena esplicitata e riguarda il ruolo dell’autoregolamentazione. Se si crede veramente nella necessità di un pluralismo del sistema finanziario e nel ruolo specifico e importante che le piccole banche mutualistiche svolgono all'interno del mercato, non si può non considerare proprio l’enorme sforzo progettuale e il corrispondente impegno organizzativo loro richiesto per l’adozione delle nuove regolamentazioni. E’ necessario, quindi, cogliere oggi le opportunità che tali ingenti investimenti potrebbero offrire”.
“In particolare, all’interno del nuovo quadro di regole – dice ancora Azzi - andrebbero valorizzati, con riferimento al Credito Cooperativo, senza necessità di particolari ulteriori interventi ma tenendo conto delle opzioni consentite dalla normativa, tutti i possibili strumenti di autodisciplina e autogoverno per favorire lo sviluppo dell’organizzazione “a rete” e delle potenzialità che essa esprime. Il rispetto di alcune regole prudenziali potrà essere sempre di più assicurato attraverso un’azione “di sistema”. Ad esempio, in tema di adeguatezza patrimoniale e presidio dei rischi si potrebbe prevedere un rispetto dei requisiti anche su base aggregata e sulla scorta di metodologie e strumenti condivisi e validati”.
“La finanza mutualistica – ha sottolineato Azzi in conclusione - ha una funzione specifica, complementare rispetto alla finanza di tipo capitalistico.
Come è stato detto, mentre quest’ultima “dà valore al mercato”, fatto di per sé positivo e rilevante, la prima, la finanza mutualistica, le Banche di Credito Cooperativo, “danno mercato a valori” quali mutualità, democrazia economica, reciprocità. E tutto questo rimanendo all’interno dei principi di base del mercato. Rispettando i criteri di efficienza, produttività, concorrenza, sviluppo.
Per tale ragione, la finanza cooperativa può essere strumento strategico per attuare il progetto di una economia di mercato che integri i valori della persona e della relazione, dell’efficienza e della solidarietà”.


I DATI DI SISTEMA
Nel corso della Assemblea di Federcasse sono stati presentati gli ultimi dati del “sistema” BCC. Allo scorso giugno erano 440 le Banche di Credito Cooperativo e le Casse Rurali operanti sul territorio nazionale, con oltre 4000 sportelli (circa il 12 per cento degli sportelli bancari italiani). La raccolta diretta è di 127,9 miliardi di euro (con un incremento annuo del 9,7%) . La quota di mercato delle BCC sulla raccolta è dell’8,9%. Gli impieghi raggiungono la cifra di 111,3 miliardi di euro (con un incremento annuo del 12,3%). La quota di mercato è del 7,2%.
In particolare, gli impieghi, nel periodo dicembre 1999 - giugno 2007, hanno registrato un incremento di tre volte superiore alla media del sistema bancario nel settore delle imprese.
Gli impieghi erogati dalle BCC italiane rappresentano il 21,2% del totale dei crediti alle imprese artigiane, il 15,9% del totale dei crediti alle altre “imprese minori”, il 16,1% alle famiglie produttrici, il 9% alle famiglie consumatrici, il 10,4% del totale dei crediti a imprese e associazioni del Terzo Settore.
Le BCC sono presenti direttamente in 2.576 Comuni ed in 98 Province; in 544 Comuni sono l’unica realtà bancaria.
La complessiva dotazione di capitale supera i 17 miliardi di euro (con un incremento annuo +9,5%). Le BCC hanno un “livello di patrimonializzazione – ha spiegato Azzi – notevolmente più elevato del sistema bancario e di quanto richiesto dalla normativa di vigilanza. L’accumulazione a riserva dei profitti non distribuiti – che rappresenta la principale leva per la capitalizzazione – ha garantito una crescita costante del loro patrimonio”.

IL NUOVO FONDO DI GARANZIA ISTITUZIONALE
DEL CREDITO COOPERTIVO (FGI)

L’Assemblea è stata anche l’occasione per illustrare le principali iniziative di sistema e quelle in corso di definizione. In particolare, il nuovo Fondo di Garanzia Istituzionale (FGI), il cui avvio operativo è previsto per i primi mesi del 2009. Uno strumento particolarmente significativo in questa fase di crisi dei mercati, crisi soprattutto di fiducia.
“Con il Fondo di Garanzia Istituzionale – ha detto Azzi - si mette a frutto una lunga e positiva esperienza di gestione della nostra rete di sicurezza, finora costituita dal Fondo di Garanzia dei Depositanti (FGD) e dal Fondo di Garanzia degli Obbligazionisti (FGO), che - insieme - rappresentano un già rilevante e originale impegno delle BCC a tutela dei soci e della clientela”.
Il nuovo FGI rappresenta uno strumento innovativo per il sistema bancario italiano, con due obiettivi di fondo: quello di tutelare la clientela delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali, Casse Raiffeisen salvaguardando la “liquidità e la solvibilità” delle Banche aderenti attraverso azioni correttive ed interventi di sostegno e prevenzione delle crisi (in questo senso, offrendo alla clientela una tutela maggiore di quella oggi garantita dai due Fondi di Garanzia che offrono, ciascuno, una tutela individuale di 103 mila euro per depositante e possessori di obbligazioni BCC). La seconda finalità è di giungere alla attribuzione di un rating omogeneo e di ottenere il beneficio della ponderazione “zero” sulle esposizioni interne al network ai fini del calcolo del nuovo coefficiente prudenziale (Basilea 2). Per consentire alle singole BCC di “liberare risorse” e per continuare ad essere, sempre di più e meglio, “banche delle comunità locali”.

IL MESSAGGIO
DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO

In un messaggio inviato al Presidente Alessandro Azzi in occasione della celebrazione della Assemblea annuale di Federcasse, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha sottolineato come la ricorrenza del 125° anniversario di costituzione della prima Cassa Rurale, confermi “la validità di un sistema creditizio basato sui modelli della cooperazione e su un fecondo rapporto con le realtà produttive locali, attento alle esigenze di tutte le componenti dei territori di riferimento”.

“Negli anni – continua il messaggio del Presidente della Repubblica – le Casse Rurali e Artigiane hanno continuato a svolgere la loro essenziale funzione di ausilio allo sviluppo dell’ economia reale, accompagnando la crescita nel segno dei principi mutualistici che individuano anzitutto nella responsabilità condivisa lo strumento per promuovere stabilità e benessere”.

“Nell’auspicio che anche in futuro le Banche di Credito Cooperativo possano efficacemente affiancare il sistema produttivo assecondandone responsabilmente l’evoluzione – conclude il Presidente – invio all’Assise un fervido augurio di buon lavoro”.

IL MESSAGGIO DEL GOVERNATORE
DELLA BANCA D’ITALIA MARIO DRAGHI

In un proprio messaggio rivolto ai partecipanti alla Assemblea, il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, ha sottolineato il ruolo delle Banche di Credito Cooperativo e delle Casse Rurali sui mercati locali del credito, che oggi “rivestono una importanza centrale in relazione alla peculiare struttura produttiva connotata dalla prevalenza di piccole e medie imprese spesso organizzate in sistemi distrettuali”.

“Il Credito Cooperativo - si legge nel messaggio del Governatore - è impegnato da tempo in un'azione di valorizzazione della propria "rete", ovvero delle interconnessioni tra le diverse componenti associative, bancarie e industriali. La Banca d'Italia segue con attenzione lo sviluppo di tale disegno, il cui obiettivo è quello di minimizzare i vincoli della dimensione delle cooperative di credito attraverso un migliore utilizzo delle strutture del network, in modo da consentire alle singole banche di perseguire al meglio la propria funzione al servizio di imprese e famiglie dei territori di riferimento”.

“Il ruolo delle componenti associative – si legge ancora - è valorizzato soprattutto nell'opera di rafforzamento della "rete di sicurezza" del Credito Cooperativo, anche attraverso forme innovative di protezione reciproca e di tutela della clientela. Nell'attuale contesto dei mercati finanziari, tali iniziative risultano funzionali rispetto al preminente obiettivo di preservare la fiducia tra banche e tra queste e i clienti. In tale ambito si inscrive il progetto volto a porre in essere un sistema di garanzia istituzionale della liquidità e della solvibilità delle BCC. Esso è oggetto di confronto con la Vigilanza, specie sotto il profilo dei meccanismi di incentivo a una prudente assunzione del rischio da parte degli intermediari aderenti”.
“La ricerca di più efficienti meccanismi di integrazione, nel rispetto dell'autonomia dei singoli organismi – prosegue il messaggio - va perseguito soprattutto riguardo all'architettura produttiva del sistema. L'adesione convinta a un modello volto a valorizzare le migliori competenze ed esperienze territoriali, nel quadro di una prospettiva strategica unitaria, è necessaria per assicurare risposte adeguate alle esigenze di finanziamento e di risparmio della clientela”.
“Forme più efficienti di integrazione del Credito Cooperativo, sul piano sia associativo sia industriale – prosegue il Governatore - possono contribuire in misura notevole a consolidare il ruolo delle BCC nel supporto delle economie locali. Tale ruolo si è rafforzato negli ultimi anni, come conferma la vitalità mostrata dal Credito Cooperativo nella dinamica dei prestiti soprattutto alle imprese e che ha attribuito alla categoria una posizione di rilievo nel sistema bancario nazionale”.
“Il contributo delle BCC – conclude il Governatore - appare tanto più importante nell'attuale fase di mercato, in cui è essenziale continuare ad assicurare a famiglie e imprese un'assistenza finanziaria quantitativamente e qualitativamente adeguata. Le potenzialità del Credito Cooperativo risiedono nell'attitudine a sostenere l'economia dei territorio non solo offrendo risorse finanziarie, ma anche favorendo l'instaurazione di quella fitta rete di conoscenze e relazioni che consente anche alle imprese minori di beneficiare di un sostegno continuativo e calibrato sulle proprie esigenze”.

L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL’ABI FAISSOLA

Per il Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Corrado Faissola, nella attuale fase di crisi congiunturale, sono almeno quattro gli elementi su cui l’azione per la ripresa può far leva: la ricca articolazione dell’industria bancaria italiana “ricca nella pluralità di forme, dimensioni, funzioni – obiettivo; il contributo che le banche più piccole ed organizzate in forma cooperativa danno e potranno sempre più dare all’economia reale; le iniziative avviate per rafforzare il patrimonio delle banche nella prospettiva di una ulteriore crescita del supporto alle imprese e, tra queste, la costruzione del Fondo di Garanzia Istituzionale del Credito Cooperativo; la propensione, tanto delle banche medio grandi quanto di quelle minori, verso l’innovazione tecnologica”.

“Le banche piccole e locali sono una ricchezza per l’intero sistema bancario nazionale, un sistema che rivendica con orgoglio la sua estraneità ai fenomeni che hanno originato la crisi: il credito facile; l’eccesso di finanza strutturata; i veicoli fuori bilancio”.
“Nei prossimi mesi – ha concluso Faissola – la capillarità di presenza delle banche locali sarà, come sempre, una leva per esaltare i punti di forza del sistema bancario complessivo e del sistema Paese per contrastare i pericoli che la crisi porta con sé e per esaltare ancora di più il tradizionale modello di banca al dettaglio; il basso indebitamento delle famiglie; la buona qualità degli attivi”.
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La sessione pubblica si è conclusa con la consegna di un riconoscimento speciale attribuito alla Senatrice Rita Levi Montalcini, Premio Nobel per la medicina (1986), da parte di iDEE, l’associazione delle Donne del Credito Cooperativo.


Milano, 24 novembre 2008








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