10/05/2016 Comunicati stampa
Rapporti tra banche e clientela. oggi a Roma audizione di Federcasse presso la Commissione Finanze della Camera dei Deputati

Audizione di Federcasse (l’Associazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali italiane) oggi a Roma di fronte alla VI Commissione Finanze della Camera, nell’ambito della indagine conoscitiva sulle tematiche relative ai “Rapporti tra operatori finanziari e creditizi e clientela”.

La delegazione di Federcasse era guidata dal Vice Presidente Vicario Augusto dell’Erba e dal Direttore Generale Sergio Gatti.
In apertura, il Vice Presidente di Federcasse ha voluto rivolgere un sentito ringraziamento alla stessa Commissione parlamentare ed al suo Presidente “per il grande lavoro svolto nella fase di conversione in legge della Riforma del Credito Cooperativo”.
“Dobbiamo – ha detto dell’Erba - al vostro intervento alcuni essenziali emendamenti che hanno consentito di mantenere l’originalità dell’impianto normativo, superando alcuni vulnus che l’iniziale disciplina prevedeva”.

Nel merito dei temi della Audizione, Federcasse ha esordito evidenziando come il Credito Cooperativo operi da sempre sulla base di un modello di business che lo caratterizza per la prossimità alla clientela. “La dimensione locale, il radicamento territoriale e la governance cooperativa sono i tre pilastri sui quali le BCC hanno, nel tempo, costruito un rapporto di fiducia reciproca con le PMI e con le famiglie”.
“Già nel 1978 il Credito Cooperativo – ha ricordato dell’Erba - aveva costituito, in maniera volontaria, il Fondo Centrale di Garanzia che ha consentito, nel periodo della sua attività, di gestire l’uscita dal mercato di oltre 90 “casse rurali” senza alcun impatto sui clienti.
Nel 1997, recependo la Direttiva Europea 94/19/EU, venne istituito il Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo (FGD) come consorzio privato con adesione obbligatoria. Il FGD ha operato, nell’ambito dei poteri attribuiti dalla legge, con un ampio mandato che ha consentito di gestire efficacemente (come anche riconosciuto dal Fondo Monetario Internazionale nel 2013) le situazioni di crisi delle BCC senza mai intaccare la fiducia dei soci e dei clienti.
Nel 2004, nella consapevolezza che parte del risparmio della clientela si era diretto verso le obbligazioni bancarie a causa della più favorevole aliquota fiscale, il Credito Cooperativo ha istituito, su base volontaria e unico caso in Europa, il Fondo di Garanzia degli Obbligazionisti.
Da ultimo, le BCC si sono dotate di un ulteriore strumento, il Fondo di Garanzia Istituzionale, volto a rafforzare in maniera complessiva la stabilità del Credito Cooperativo a favore della generalità dei suoi interlocutori”.
“Da questa breve panoramica sull’evoluzione della “safety net” del Credito Cooperativo emerga una visione in cui stabilità e trasparenza sono sempre state al cuore della relazione istituita dalle BCC con i propri soci e clienti”.

La recente riforma del Credito Cooperativo
“In questo quadro complessivo e in continuità con l’impegno di rafforzare la stabilità delle BCC mantenendone le caratteristiche costitutive, ma anche di definire una più efficace relazione con la clientela – si legge nella Memoria di Federcasse - si inserisce la riforma approvata definitivamente il 6 aprile e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 14 aprile scorso. La legge n.49 ha, nei fatti, accolto la proposta di autoriforma che mirava a comporre le istanze provenienti dalle Autorità – ovvero migliorare la governance del sistema BCC; allocare in modo più efficiente le risorse patrimoniali al suo interno; aprire il sistema del Credito Cooperativo ai capitali esterni al fine di consentire, in caso di necessità, la possibilità di una rapida patrimonializzazione – con gli obiettivi irrinunciabili per le BCC:

  • valorizzare la mutualità e l’autonomia delle singole cooperative bancarie a mutualità prevalente in funzione della loro meritevolezza;
  • semplificare le filiere produttive ed accrescere l’efficienza;
  • garantire l’unità del sistema.

“Il Credito Cooperativo è oggi impegnato a riempire di contenuto questo nuovo quadro legislativo declinandolo coerentemente e in modo lungimirante sotto il profilo operativo”.

Sintesi della Memoria presentata da Federcasse

1. Il ruolo delle BCC nell’accesso al credito

“Le caratteristiche tipiche delle BCC in termini di governance, flessibilità del modello organizzativo, forte radicamento nel territorio, attenzione alla redditività sociale ed al primato della persona rispetto al primato del profitto hanno determinato un comportamento significativamente diverso rispetto all’industria bancaria e soprattutto rispetto ai grandi gruppi bancari in termini di presenza territoriale, finanziamento dell’economia e politiche di funding e hanno permesso alle BCC di svolgere un ruolo rilevante nel mitigare l’impatto della recessione e nel sostenere l’attività economica locale”.
“Lo stock di impieghi erogati dalle BCC a residenti è infatti cresciuto più della media dell’industria bancaria nei settori di vocazione, piccole e medie imprese, istituzioni non profit. Le quote di mercato delle BCC sono così aumentate nel periodo più duro della crisi anche in settori, come quello delle PMI, in cui già registravano quote di mercato molto elevate. Inoltre, le BCC hanno immesso nel sistema economico liquidità netta a medio-lungo termine per 12,6 miliardi nell’arco degli ultimi 5 anni. Il numero di finanziamenti per l’acquisto dell’abitazione principale erogati dalle BCC nell’ultimo trimestre dell’anno ha superato il 17% del totale”.
“Secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero per lo Sviluppo Economico sull’accesso al credito da parte delle start up innovative e degli incubatori certificati mediante l’intervento del Fondo di Garanzia per le PMI (dati al febbraio 2016) risulta che le Banche di Credito Cooperativo (insieme alle Popolari) sono le banche più attente a sostenere questo settore in espansione. Erogando oltre 1/3 dei finanziamenti totali (coperti in caso di insolvenza fino all’80 per cento del valore da parte dello Stato, fino ad un massimo di 2,5 milioni di euro)”.
“Le BCC hanno svolto un importante ruolo anche con la tempestiva l’adesione delle alle moratorie siglate in ambito ABI, per rispondere alle esigenze di liquidità espresse dalle imprese e dalle famiglie. Nello specifico:

  • per l’Accordo per il credito 2015 (all’8 marzo 2016) hanno aderito 356 banche di cui 202 BCC;
  • per l’Accordo Sviluppo e crescita dell’imprenditorialità e dell’autoimpiego femminile (al 1 marzo 2016) hanno aderito 54 banche di cui 8 BCC;
  • per il Fondo di Garanzia per i mutui prima casa (al 26 febbraio 2016) hanno aderito 150 banche di cui 98 BCC”.

“La coerenza delle BCC con la propria missione ha anche comportato un costo in termini di riduzione dei ricavi e aumento delle partite deteriorate con qualche caso di difficoltà di singoli istituti, sempre risolto all’interno della categoria e senza costi per la collettività”.
“Se si scompone la rischiosità del credito per settore di appartenenza della clientela, si evidenzia che le BCC mostrano un profilo di rischio più contenuto della media dell’industria bancaria soprattutto nei settori in cui le quote di mercato sono più alte”.
“Anche la redditività, seppure in contrazione nell’ultimo triennio, si mantiene su livelli non inferiori a quelli evidenziati dalle principali banche italiane nell’ultimo triennio.
“Nonostante l’emergere di alcune localizzate criticità, frutto anche dell’impatto violento della prolungata crisi economica sul tessuto produttivo di alcune aree, le BCC hanno mantenuto il rapporto di fiducia con la clientela come dimostra l’evoluzione del numero di soci, cresciuti del 33% nei difficili anni che vanno dal 2008 al 2015”.

2. Il rapporto tra gli operatori creditizi e la clientela. Alcuni elementi di riflessione.
Gestione delle crisi e tutela del risparmio

Sulla scorta di quanto avvenuto, nel clima di fiducia tra clientela e banche, a seguito della risoluzione, nel novembre scorso, della procedura di risoluzione delle 4 banche (tre Spa e una Popolare) che ha determinato pesanti oneri per il sistema in generale (e specificamente per le BCC chiamate ad un contributo di 225 milioni, a fronte della dubbia possibilità di poter accedere agli strumenti della Risoluzione in caso di necessità) in molti negli ultimi tempi (la stessa Banca d’Italia e il Ministro del Tesoro) si sono espressi circa l’opportunità di prevedere una “moratoria” nell’entrata in vigore della normativa sul risanamento e risoluzione delle crisi e comunque una opportuna revisione entro il 2018.
“Il Credito Cooperativo sostiene la necessità di un ripensamento di questa normativa alla luce dell’esperienza recente”.
“La scelta interpretativa della normativa sugli aiuti di Stato adottata dalla Commissione Europea ha avuto impatto anche sulla soluzione della crisi di tre BCC in amministrazione straordinaria (Banca Padovana, Banca Irpina e Banca Brutia) per le quali non si è potuto far ricorso alla funzione svolta dal Fondo di Garanzia dei Depositanti (FGD)”.

 

Qualità del credito – Dicembre 2015

Sofferenze/impieghi

BCC Totale banche
Istituzioni senza scopo di lucro 1,9%

6,7%

Famiglie consumatrici 5,9%

7,2%

Società non finanziarie 16,0%

18,1%

Famiglie produttrici 10,7%

17,4%

A fronte della situazione di insostenibile incertezza del diritto, Federcasse ha immediatamente e responsabilmente promosso una serie di iniziative sia di carattere istituzionale sia di natura progettuale, deliberando un intervento di carattere volontario, sostitutivo di quello che avrebbe effettuato il Fondo di Garanzia dei Depositanti”.

“Il Credito Cooperativo, quindi, si è fatto carico, come sempre accaduto, di risolvere le proprie criticità facendo ricorso esclusivamente a risorse interne, senza alcun esborso né per i contribuenti, né per le altre banche e tenendo indenni anche i portatori di obbligazioni subordinate, che sono stati interamente tutelati”.

A questo proposito, “chiediamo al Legislatore Italiano di prevedere misure che favoriscano l’attuazione degli schemi volontari di intervento nelle situazioni di crisi bancarie, in modo da assicurarne la sostanziale neutralità rispetto al sistema obbligatorio e prevedendo la deducibilità fiscale dei costi connessi alle contribuzioni, agli interventi e al funzionamento di detti schemi volontari, anche se non incardinati all’interno di Fondi obbligatori”.

In particolare, il Credito Cooperativo “propone di intervenire nella fase ascendente della normativa EDIS (European Deposit Insurance Scheme) con alcuni correttivi. In particolare:

  • al recital 26 della bozza di Regolamento, prevedendo che i contributi all’EDIS siano calcolati tenendo conto della rilevanza sistemica o non sistemica dell’intermediario; dell’ammontare dei contributi versati al SRF (Single Resolution Fund) e della partecipazione ad un meccanismo di solidarietà che abbia la funzione di minimizzazione dei rischi;
  • all’art. 74 (a), par. 5, prevedendo che nel calcolo del rischio si tenga conto anche della partecipazione a schemi di solidarietà cooperativa”.

“Tali considerazioni e proposte confermano che l’Unione Bancaria va ripensata a partire da un approccio nuovo, più ragionevole e realistico, nella produzione delle norme”.
Alcune misure da confermare e potenziare
- Lo Sme’s Supporting Factor
“Come esempio concreto di azioni che tutelano le piccole imprese e rafforzano il legame fiduciario con il settore bancario è opportuno citare l’SMEs Supporting Factor che consente di ottenere un assorbimento di capitale delle banche meno oneroso a fronte di finanziamenti dalle stesse erogati alle PMI. Tale norma rappresenta una “conquista” del nostro paese che l’ha proposta e sostenuta in ambito europeo con un’emblematica (e purtroppo rara) azione “sistemica” (Associazioni delle imprese e Associazioni delle banche col supporto di Governo e Parlamento) e ne ha promosso l’inserimento nell’ambito della definitiva emanazione del pacchetto che recepisce nell’Unione Europea quanto previsto da Basilea 3 (CRDIV/CRR): in particolare, lo SMEs Supporting Factor è oggi presente all’art. 501 (1) del CRR, Regolamento n. 575/2013”.

Su questo punto specifico, il Credito Cooperativo – in accordo con quanto proposto recentemente da alcuni tra i massimi rappresentanti delle istituzioni comunitarie – chiede che tale misura venga ulteriormente estesa in termini temporali. La proposta del Credito Cooperativo è che il Parlamento possa assumere iniziative a livello nazionale che impegnino il Governo Italiano in tale senso e, a livello europeo, azioni convergenti sia col Parlamento Europeo sia con i Parlamenti di altri grandi Paesi fondatori.

“Il fattore di supporto per le piccole e medie imprese assume infatti particolare rilevanza per il nostro Paese, dove si stima che la sua mancata conferma metterebbe in discussione – in termini di volumi e condizioni – un ammontare di prestiti pari a circa 20 miliardi di euro, a scapito principalmente del nostro sistema produttivo, che perderebbe così un cospicuo sostegno utile alla ripresa”.

“Inoltre chiediamo ancora una volta che si possa avviare un esperimento che estenda – dal 2018 in poi – anche alle imprese sociali il Supporting Factor con una specifica misura (che abbiamo illustrato anche in sede di Unione Europea) che potremmo chiamare Social Enterprise Supporting Factor: in sostanza si chiede di inserire un fattore di supporto ancora più vantaggioso (ad esempio dello 0,6%, a fronte dello SMEs Supporting Factor che oggi prevede per le Pmi un fattore di ponderazione dello 0,7619%) per le imprese sociali di piccola e media dimensione”.


Il tema della riforma del Fondo di Garanzia per le PMI


“La funzione del Fondo di Garanzia delle PMI permane strategica anche nell’attuale fase di congiuntura economica, connotata da deboli segnali di ripresa. Per tale ragione, pur nella consapevolezza delle ragioni alla base della proposta di riforma delle modalità operative del Fondo di Garanzia PMI predisposta dal Ministero dello Sviluppo Economico, giustamente finalizzata a rendere più efficiente l’allocazione delle risorse destinate alla garanzia pubblica, pare essenziale che tale riforma, in ragione della sua complessità ed onerosità di implementazione (superiore, ovviamente, per intermediari di minori dimensioni), non vada a limitare l’effetto di volano per la crescita economica svolto dal FCG.

- Il DL 59/2016 del 3 maggio 2016 (disposizioni in materia di procedure esecutive e per investitori in banche in liquidazione)
“Valutiamo positivamente le misure adottate dal Governo sulle procedure concorsuali e i tempi di recupero previste dal DL 59/2016 nonché la possibilità per il Fondo di solidarietà del credito di prolungare - in via sperimentale per gli anni 2016 e 2017 - la durata dell’assegno straordinario per il sostegno al reddito per un periodo di ulteriori 2 anni, rispetto agli attuali 5 anni previsti dalla legge vigente in materia (D.lgs. n. 148/2015)”.
“A questo proposito si rileva necessaria una modifica del Decreto al fine di ricomprendere la categoria del Credito Cooperativo in questa previsione”.

- Tutela del Consumatore
“A volte, la prescrittività e il dettaglio nella definizione delle norme sommate a un eccesso di informazione da fornire al cliente non consentono di tutelare “efficacemente” il consumatore”.
Tuttavia, il principale strumento di trasparenza dei prodotti finanziari, il prospetto informativo, ha limitate capacità esplicative soprattutto nei confronti di quei soggetti che necessitano di maggiore tutela (gli investitori retail).
“Emerge la necessità, anche alla luce della discussione aperta a seguito delle vicende relative alle quattro banche andate in default lo scorso novembre, di pervenire ad una profonda revisione della disciplina sul prospetto e più in generale dell’informativa finanziaria dei prodotti messi in circolazione”.
- Regolamento europeo n. 2016/679 in materia di protezione dei dati personali.
“Il 4 maggio 2016 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il nuovo Regolamento sulla protezione dei dati personali e la libera circolazione dei dati personali, che si applicherà a decorrere dal 25 maggio 2018. Il Regolamento abrogherà la Direttiva 95/46/CE che è stata attuata in Italia dapprima con la Legge n. 675/96 e che, in seguito, ha portato all’emanazione del c.d. Codice Privacy (D.Lgs. 196/2003)”.
“Alla luce di quanto previsto dal Regolamento e dei dubbi interpretativi dovuti alla coesistenza di norme diverse che regolano la stessa tematica, anche tenendo conto dei provvedimenti adottati dal Garante, il Credito Cooperativo auspica che il Regolamento sia l’occasione per colmare il generale squilibrio normativo in materia di tutela dei dati personali che esiste tra l’Italia e gli altri Stati Membri”.

- Educazione finanziaria
“Molteplici sono le iniziative attivate dalle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali nel territorio nazionale per diffondere la cultura della cooperazione tra i giovani (quale elemento costitutivo di una sana “cittadinanza economica”) e – in particolare, quasi come una “naturale derivata” - accrescere l’educazione finanziaria”.
“In termini di contenuti, le iniziative hanno coinvolto come partner gli istituti scolastici ed universitari, a volte anche enti locali, con l’obiettivo di stimolare l’attitudine all’imprenditorialità giovanile e l’impegno sociale, attraverso la valorizzazione della cultura del risparmio e dell’educazione responsabile all’uso del denaro”.
“Il Credito Cooperativo, in quanto network bancario fortemente radicato sul territorio, si impegna a svolgere la sua parte nel processo di educazione finanziaria della clientela: è necessario però essere consapevoli che gli effetti di tali azioni (intraprese sia da parte sia dell’industria bancaria che delle autorità pubbliche) richiedono tempo per essere percepibili e che la implementazione graduale delle norme dell’Unione Bancaria che riducono la tradizionale protezione del risparmiatore rimane una priorità”.

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Roma, 10 maggio 2016

Extranet del Credito Cooperativo
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Area riservata ai sindaci delle BCC-CR
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