16/12/2015 Comunicati stampa
Riforma BCC: ci sembra finalmente più vicina. L'esperienza del Credito Cooperativo tutela di democrazia e partecipazione. Non piccoli banchieri, ma grandi cooperatori hanno costruito il terzo gruppo per patrimonio

A margine delle dichiarazioni del Premier Renzi questa sera a “Porta a Porta”
“Le BCC esistono da 120 anni, sono espressione di centinaia di comunità che
hanno diritto a gestire le proprie risorse - se sono in grado di farlo – organizzandosi in forma
mutualistica. La gestione del risparmio non è affidabile solo a grandi santuari della finanza”.
Così una nota di Federcasse (l’Associazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo e
Casse Ruralia) sulle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, questa sera a
Porta a Porta.

“Queste stesse BCC hanno collaborato a scrivere in meno di sei mesi una proposta
di riforma moderna e originale, condivisa con l’Autorità di vigilanza, che attende di essere
trasformata in legge dalla scorsa estate. Chi amministra e chi dirige le 368 BCC italiane sa che
occorre dar vita a forme di coesione integrata per affrontare regole sempre più severe e un
mercato sempre più impegnativo. E infatti aspettano fiduciose, hanno chiesto più volte di
accelerare i tempi e non intendono certo ostacolare un processo di riforma che hanno
promosso”.

La passione con il quale il premier parla da dieci giorni delle BCC incoraggia a
pensare che la riforma sia vicina. E’ questo è un dato positivo.
Spiace però che si ritorni sul tema della numerosità e sull’immagine del “giocare
a fare i piccoli banchieri”. Generazioni di cooperatori bancari hanno in questi decenni
costruito solidità, fiducia, capitale sociale e sviluppo dell’economia reale, quella che crea
occupazione e reddito.

Solidità. Hanno gestito banche riuscendo ad accumulare un patrimonio
complessivo indivisibile di 20 miliardi di euro, il terzo in Italia.
Fiducia. 160 miliardi di raccolta e 150 miliardi di impieghi a famiglie e imprese.
Capitale sociale. Mantenendo vivi 555 Comuni dove non ci sono più banche e
spesso neanche l’ufficio postale. Promuovendo tutte le imprese meritevoli, con particolare
attenzione alle imprese giovanili, di donne, di immigrati.
Sviluppo. Le quote di mercato le fanno leader in diversi settori.
I cooperatori bancari hanno prodotto questo e molto altro. Facendo scaturire dal
pluralismo e dalla diversità di forme giuridiche valore economico misurabile.

Oggi ogni BCC fa parte di un sistema bancario articolato, sano, dove ogni giorno si
compie l’esercizio della democrazia economica con il solo interesse di favorire la crescita
economica delle comunità locali, senza fini di profitto individuale. E che si è dotato da tempo
di una rete di protezione articolata ed efficace. Le BCC fanno parte di quella parte
dell’industria bancaria sana. Federcasse ricorda gli indicatori patrimoniali delle BCC e Casse
Rurali, con un patrimonio di sistema (capitale e riserve) di 20,5 miliardi (cresciuto dell’1,3
per cento nell’ultimo anno). Il CET 1 ratio ed il TCR medi delle BCC sono pari, rispettivamente,
al 16,2 ed al 16,7 per cento in raffronto al 12,1 ed al 14,8 del resto dell’industria bancaria
italiana.

Le 368 BCC e Casse Rurali italiane, con 4.450 sportelli (il 14,6% degli sportelli
bancari nel nostro Paese) hanno oggi una presenza diretta in 2.697 Comuni ed in 101
province. Con 1 milione e 230 mila soci e 37 mila dipendenti certificano una raccolta diretta
di 161,5 miliardi di euro e 135,5 miliardi di impieghi. Gli impieghi delle BCC rappresentano il
22,6% dei crediti alle imprese artigiane; l’8,6% alle famiglie, il 17,8 alle micro-imprese
familiari.

Lo stock di impieghi delle BCC negli ultimi 22 anni (da quando è in vigore
l’attuale Testo Unico Bancario) – un terzo dei quali caratterizzati dalla più profonda
recessione del dopoguerra – è cresciuto di sette volte (meno di tre nel resto dell’industria
bancaria). Anche la raccolta si è incrementata ogni anno ad un ritmo di circa due punti
percentuali superiore a quello registrato nelle altre banche.

Roma, 15 dicembre 2015

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