20/11/2015 Comunicati stampa
Oggi a Roma l'Assemblea di Federcasse "Il Terzo Tempo del Credito Cooperativo"
Si è svolta oggi a Roma, presso l’Auditorium di Roma - Parco della Musica, l’Assemblea 2015 di Federcasse, l’Associazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali italiane.

“Il terzo tempo del Credito Cooperativo”. Questo il tema che ha fatto da filo conduttore alla Relazione del Consiglio Nazionale di Federcasse letta dal Presidente Alessandro Azzi.

Una relazione che ha preso avvio dall’analisi dei profondi cambiamenti all’attività creditizia derivanti dall’Unione Bancaria, la cui progressiva entrata in vigore determinerà importanti novità non solo nell’ambito delle politiche e delle prassi di vigilanza, ma anche nell’organizzazione aziendale delle singole banche di qualsiasi dimensione e natura giuridica, nelle procedure e nell’utilizzo degli strumenti per la prevenzione e la risoluzione delle crisi, nel rapporto con gli azionisti, con i soci e con i clienti.

Specifico approfondimento è stato dedicato all’impegno del Credito Cooperativo nella messa a punto del progetto di “autoriforma” che componga le esigenze e gli obiettivi posti dalle Autorità con quelli considerati irrinunciabili dal Credito Cooperativo.

All’Assemblea, chiamata in conclusione a rinnovare il Consiglio Nazionale di Federcasse per il triennio 2015 – 2018, sono intervenuti – nell’ordine - il Sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Pierpaolo Baretta, il Presidente della Commissione Affari Economici e Monetari del Parlamento Europeo Roberto Gualtieri, il Vice Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, il Presidente di Confcooperative Maurizio Gardini, il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti.


Sintesi della Relazione del Presidente di Federcasse Alessandro Azzi

1. Perché il “terzo tempo”. Cronologico, normativo, organizzativo.

Dal punto di vista cronologico: la cooperazione di credito è al suo terzo secolo di vita. Nata alla fine dell’Ottocento per rispondere al bisogno concreto di inclusione economica (e di conseguenza sociale) delle popolazioni rurali, ha attraversato nel Novecento due guerre ed una dittatura e si propone negli anni Duemila come modalità originale di fare banca, ad identità mutualistica e territoriale.

Dal punto di vista normativo: siamo al terzo passaggio nella regolamentazione delle nostre banche. Dopo il Testo unico delle Casse Rurali ed Artigiane del 1937 che ha raccolto in una disciplina specifica i riferimenti relativi alle allora Casse Rurali, è giunto nel 1993 il Testo unico bancario (TUB) che, pur “despecializzando” l’attività bancaria, riconobbe le peculiarità delle BCC come uniche banche a mutualità prevalente. Ora siamo in attesa di una riforma del TUB che dovrà adeguare le regole che disciplinano le nostre banche alla nuova e complessa normativa dell’Unione Bancaria e alle nuove sfide di un mercato fortemente condizionato dalla tecnologia, preservandone le caratteristiche distintive.

Anche dal punto di vista organizzativo siamo ad una terza fase. Dopo il periodo dell’autonomia “atomistica” e quello del “sistema a rete”, da diversi anni sapevamo che era semplicemente giunto il momento di una “maggiore coesione”. Quella coesione, che non abbiamo per tempo realizzata, oggi deve essere più intensa, deve divenire una “coesione integrata”. Con connotazioni e caratteristiche ben definite.
2. Gennaio 2016. Ecco l’Unione Bancaria. Una nuova era per le banche

L’Unione Bancaria ha inaugurato una nuova èra per tutte le banche europee. Il primo pilastro dell’Unione Bancaria, il meccanismo di vigilanza unico sulla base del Single rule book (CRD IV e CRR), è stato avviato già più di un anno fa.

Dal 1° gennaio 2016 le Autorità nazionali di vigilanza dovranno conformarsi alle linee guida dell’EBA sulle procedure e le metodologie per il processo di supervisione e valutazione prudenziale - SREP1 - con l’obiettivo di attenuare le distorsioni ascrivibili ad approcci di supervisione eterogenei e di favorire la messa a fattor comune delle migliori prassi di vigilanza.

Nell’ottica di un graduale avvicinamento alle nuove regole, la Banca d’Italia ha avviato, già nel secondo semestre dell’anno, i procedimenti che portano all’assegnazione di un requisito di capitale aggiuntivo. Le BCC si confronteranno quindi, sin da questo dicembre, con la conseguente elevazione dei vincoli di capitale regolamentare, in molti casi per valori significativi.

Ci sono tre “peccati originali” (che equivalgono ad altrettanti rischi sistemici) in questo approccio.

Il primo è il rischio di penalizzare, in termini di esigenza di patrimonializzazione, soprattutto il modello di intermediazione vocato al finanziamento dell’economia reale (paradossalmente risultano brillare per coefficienti patrimoniali elevati, e quindi per solidità percepita – talvolta viene enfatizzata anche in termini pubblicitari – quegli intermediari che prestano pochissimo all’economia reale, canalizzando raccolta soltanto verso proposte di investimento del risparmio).

Il secondo “peccato originale” è relativo alla mancata applicazione di un’adeguata proporzionalità che riconosca le cospicue differenze, in termini di rischio, tra grandi banche a rilevanza sistemica e intermediari di territorio.

Il terzo “peccato originale” è il più grave: l’erosione “a tavolino”, continua, del patrimonio delle banche solo per effetto (attuale o prospettico) di metodi di calcolo frutto di modelli teorici non sperimentati, applicazione di maggiori ponderazioni, o rischi di perdita di misure di riequilibrio (SME’s supporting factor).

Dal 1° gennaio 2016 sarà pienamente operativo anche il secondo pilastro dell’Unione, il meccanismo di risoluzione unico delle crisi bancarie, figlio della BRRD (Banks Recovery and Resolution Directive), direttiva che determina una rivoluzione copernicana, riassumibile nel concetto: dal bail-out al bail-in. La crisi di una banca dovrà essere risolta utilizzando in via prioritaria risorse finanziarie interne.

Esistono alcuni problemi. Soprattutto per i piccoli intermediari. Ne sono esempi l’utilizzo delle risorse del Fondo Unico di Risoluzione sostanzialmente “riservato” a banche di grandi dimensioni, ma pagato da tutti, e la possibilità che per le banche piccole sia preferita un’applicazione delle norme sulla risoluzione delle crisi che conduca in via preferenziale alla liquidazione atomistica. Anche per i piani di risanamento, previsti dalla BRRD, è necessario declinare concretamente obblighi semplificati per le istituzioni meno complesse e di dimensioni ridotte.

In sede parlamentare, a Bruxelles e a Roma, Federcasse ha rappresentato con successo le istanze del Credito Cooperativo, in particolare riguardo alla necessità di individuare modalità applicative del bail-in coerenti con la forma societaria cooperativa, che tengano conto anche dell’esistenza e della protezione fornita dal Fondo di Garanzia degli Obbligazionisti.

3. La traiettoria del Credito Cooperativo

La rete di sportelli delle BCC è raddoppiata dal 1993 (mentre quella delle altre banche è cresciuta del 40%), con un andamento che ha coinvolto tutte le aree del paese. A partire dal 2008 i primi 5 gruppi bancari hanno intrapreso una decisa politica di ristrutturazione della rete distributiva volta a ridurre i costi e ad accrescere l’efficienza.

Con il radicamento territoriale è cresciuto il numero dei soci, passato da 350 mila nel 1993 ad oltre 1,2 milioni.

Lo stock di impieghi delle BCC in questi 22 anni – un terzo dei quali caratterizzati dalla più profonda recessione del dopoguerra – è cresciuto di sette volte (meno di tre nel resto dell’industria bancaria). Anche la raccolta si è incrementata ogni anno ad un ritmo di circa due punti percentuali superiore a quello registrato dall’industria bancaria. Le quote di mercato sono cresciute di conseguenza. E in tutto il territorio nazionale. La quota media sugli impieghi è più che raddoppiata (dal 3,4% del 1993 al 7,3% del 2014) mentre quella sulla raccolta è passata dal 6 all’8%.

Nel periodo che va dal 1995 al 2014 la crescita del patrimonio è stata mediamente superiore per le BCC (+ 200%) rispetto al resto delle banche (+126%). Il coefficiente di vigilanza delle BCC, seppure in calo a causa del forte incremento degli impieghi (dal 27 al 16%), si è mantenuto sempre su livelli molto superiori a quelli richiesti dalla normativa ed è quasi completamente costituito da capitale primario.

Una variabile centrale nello spiegare la variazione del patrimonio è la politica dei dividendi. Tra il 1998 e il 2014, circa il 90% degli utili delle BCC è stato destinato a patrimonio. Si tratta di quasi 12 miliardi di euro. Se le BCC avessero destinato a riserva indivisibile il minimo previsto dalla legge, ovvero il 70% degli utili, avrebbero accantonato 8 miliardi di euro. Hanno dunque volontariamente portato a patrimonio circa il 50% in più di quanto dettato dalla normativa. In media, l’industria bancaria ha accantonato a riserva il 32% degli utili e distribuito il 60%.


4. BCC. Punti di forza e aree problematiche

Se la prossimità fisica è stata non soltanto foriera di vantaggi informativi, ma anche capace di indurre effetti positivi in termini di accreditamento e reputazione, nell’Unione Bancaria viene amplificato il rischio – strumentalizzato anche a fini concorrenziali – che la piccola dimensione, di solito tipica degli intermediari locali, possa rappresentare un qualche problema in termini di solidità.

Le Banche di Credito Cooperativo, con una rete di 4.450 dipendenze (il 14,6% del totale), sono sfidate a rendere i loro sportelli dei veri punti di contatto con i propri soci e clienti, ampliandone la capacità di offerta.

Non si tratta di adottare il modello della banca-supermercato che offre a listino, accanto a mutui e conti correnti, vari beni di consumo. Ma di valorizzare il luogo fisico di relazione tra banca e cliente per accompagnare le scelte importanti della vita (l’investimento del risparmio, l’acquisto della casa, la protezione delle cose e delle persone care, la previdenza per sé ed i figli) con adeguata consulenza. Si tratta di valorizzare, in una logica di partnership, le relazioni che i territori favoriscono (con le rappresentanze d’impresa, i professionisti, le associazioni) per potenziare l’offerta di soluzioni utili con positive ricadute anche in termini di business.

Un’attenzione specifica richiede poi la gestione del credito deteriorato, che appesantisce i bilanci e zavorra l’operatività di tutte le banche. Al riguardo, il Credito Cooperativo, che aveva segnalato tra i primi la questione nel 2013, attende di poter valutare la soluzione che sta predisponendo il Governo italiano, adoperandosi, contemporaneamente, per cogliere opportunità di mercato con operazioni di cartolarizzazione.

Un terzo aspetto riguarda il delicato profilo della reputazione. Le Banche di Credito Cooperativo, in ragione del loro approccio alla relazione con soci e clienti, godono mediamente di un accreditamento e di una reputazione decisamente positivi.

Ci sono, tuttavia, segnali da cogliere tempestivamente, da interpretare e a cui fornire risposta in tempi rapidi. L’interpretazione mediatica dell’impatto delle nuove norme relative al risanamento e risoluzione delle crisi rischia di indurre la percezione “semplificata” che minore dimensione, di per sé, significhi maggiore rischio in termini di stabilità.

Per tale motivo è essenziale ribadire che il Credito Cooperativo costituisce una rete solida e ben patrimonializzata, anticipando il tema che è alla base del progetto di riforma ed autoriforma del sistema BCC.

5. Il progetto di riforma

La riforma alla quale si è lavorato nei mesi scorsi può essere letta come un segnale della fiducia da parte dei regolatori verso la capacità del Credito Cooperativo di auto-regolamentarsi. La riforma parte da tre richieste espresse dalle Autorità:

• migliorare la governance del sistema;
• allocare in modo più efficiente le risorse patrimoniali al suo interno;
• aprire il sistema del Credito Cooperativo ai capitali esterni.

Agli obiettivi posti dai regolatori, dando senso all’auto-riforma, si sono uniti tre obiettivi espressi dal Credito Cooperativo:

• valorizzare la dimensione territoriale e l’autonomia delle singole BCC in funzione della loro meritevolezza;
• semplificare le filiere, eliminare le ridondanze, accrescere l’efficienza;
• garantire l’unità del sistema.

Questi sei obiettivi complessivi sono confluiti e si sono tradotti in altrettante linee guida della riforma, deliberate all’unanimità dal Consiglio Nazionale di Federcasse il 12 marzo, da cui sono poi scaturiti i contenuti qualificanti della nostra proposta sviluppati in dieci punti.

Abbiamo posto al centro la mutualità come valore essenziale da tutelare e promuovere, nella logica di quanto lo stesso Governatore della Banca d’Italia aveva sottolineato nelle Considerazioni all’Assemblea Annuale del 26 maggio scorso.

Con l’obiettivo di continuare a promuovere l’identità e il ruolo unico delle BCC, valorizzando l’art. 2 dello statuto, abbiamo proposto:

• di mantenere nell’assemblea dei soci di ciascuna BCC il potere di nomina dei membri degli organi di amministrazione e controllo, salvo specifiche eccezioni;
• di aggiornare il numero minimo dei soci (da 200 a 500) e l’entità della partecipazione massima detenibile da ciascun socio (da 50 mila a 100 mila euro), anche in analogia con quanto stabilito per le cooperative che operano in altri settori.

Alla preservazione e al rafforzamento della mutualità è connesso l’altro obiettivo prioritario, quello dell’integrazione del nostro sistema. L’integrazione ha una finalità “di garanzia” per poter restare cooperative bancarie a mutualità prevalente. Ogni BCC aderirà al Gruppo Bancario Cooperativo sottoscrivendo un contratto di coesione (che si sostanzia in un contratto di direzione e coordinamento).

Ogni BCC rimarrà titolare del proprio patrimonio. Se la BCC non aderisse al Gruppo, andrebbe incontro o alla trasformazione o alla liquidazione. E, in conformità alle norme che tutelano il lavoro centenario e la visione intergenerazionale di queste banche, nonché la logica per cui in una BCC il socio non è “proprietario”, ma “usufruttuario” del patrimonio accumulato, dovrebbe venire confermata la devoluzione delle riserve indivisibili ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione.

Con il contratto di coesione la singola banca sottoscrive le regole della propria integrazione modulate in ragione della propria meritevolezza. La BCC manterrà la propria autonomia gestionale da sviluppare nell’ambito degli indirizzi strategici e degli accordi operativi concordati con la Capogruppo. Il grado di autonomia verrà modulato in funzione di un approccio basato sul rischio, sulla base di parametri oggettivamente individuati.

Abbiamo proposto che la Capogruppo svolga l’azione di direzione e controllo che le è richiesta in attuazione di una funzione generale di servizio, attraverso la quale dovrà raggiungere due obiettivi precisi e connessi:

• sostenere la capacità di servizio ai soci, ovvero la funzione di sviluppo dei territori e la capacità di generare reddito della singola BCC;
• garantire la stabilità, la liquidità e la conformità alle nuove regole dell’Unione Bancaria.

Aspetto essenziale della proposta è quello relativo all’unità del sistema. Il Credito Cooperativo ha fondato e rafforzato nel tempo la propria identità proprio sulla unione delle differenze. La frammentazione, e anche la divisione in pochi gruppi, non solo indebolirebbe tutto il sistema ed affievolirebbe la capacità di stare sul mercato, ma porterebbe anche ad una nefasta concorrenza interna. L’unità del sistema, invece, integrando un più efficace presidio del rischio, una razionalizzazione dei costi, una dimensione maggiormente idonea ad attrarre capitali esterni, una rilevante capacità di investimento, appare – oltre che una condizione di coerenza storica – un presupposto irrinunciabile di sostenibilità e di competitività nel medio-lungo periodo.

All’interno di questo auspicato quadro unitario, si prevede che le Casse Raiffeisen dell’Alto Adige possano costituire, nel rispetto delle particolarità culturali e linguistiche radicate in quel territorio, un proprio Gruppo provinciale, il quale farà sistema con il Gruppo Cooperativo italiano stipulando appositi contratti di solidarietà e di servizio.

Tema centrale da cui si è avviata la riforma è quello della patrimonializzazione.

Abbiamo chiesto con forza che fossero le BCC a mantenere il controllo societario del Gruppo Cooperativo: e il capitale della Capogruppo dovrà essere detenuto in misura maggioritaria dalle BCC appartenenti al Gruppo. La Capogruppo potrà aprirsi alla partecipazione di capitali esterni (sino ad un massimo quindi del 49% del proprio capitale sociale), puntando ad investitori scelti tra soggetti omologhi o con finalità analoghe.

Infine, abbiamo proposto che funzioni di garanzia e verifica delle finalità mutualistiche vengano affidate alle strutture associative, per le quali va favorito un riassetto. Esse potranno divenire soggetti di partecipazione e di rappresentanza territoriale e dar vita a veicoli per l’erogazione di servizi strumentali alle BCC e al Gruppo.

L’Associazione Nazionale – insieme alle Federazioni Locali – potrà mantenere il compito di tutela della funzione sociale della cooperazione nell’esercizio dell’attività bancaria e di revisione cooperativa delegata dal Ministero dello Sviluppo Economico (tramite Confcooperative).

6. Le prospettive future dell’azione di Federcasse

Il tema strategico sul quale convogliare l’azione di Federcasse, con il supporto delle Federazioni Locali e dei loro organi politici e tecnici, è dunque quello dell’attuazione della riforma e della gestione del periodo transitorio.

L’azione dell’Associazione Nazionale potrebbe svolgersi lungo cinque direttrici:

1. Il presidio della definizione del quadro normativo nelle pertinenti sedi legislative e regolamentari italiane ed europee.
2. La funzione di garanzia verso le BCC nella declinazione della riforma, soprattutto su alcuni specifici punti (contratto di coesione, garanzie reciproche).
3. La gestione delle situazioni di crisi nel periodo di transizione verso il nuovo assetto di integrazione in un Gruppo Bancario Cooperativo.
4. La promozione della sostenibilità.
5. Il coordinamento delle progettualità di sistema.

Altro tema sul quale, nel periodo “transitorio” in attesa della riforma, è utile concentrarsi, quello delle fusioni. Va notata, nei tempi recenti, una forte spinta all’interno della categoria. Sembrerebbe una merger-manìa ed in certi casi una merger-smània.

La crescita dimensionale non sempre equivale ad un passe partout per affrontare il cambiamento. Talvolta i problemi originari di una banca possono addirittura crescere se non si percorre la strada giusta. Anche le banche di media dimensione – se mal gestite – possono andare in crisi. Non è la dimensione che salva. È la qualità del governo societario che fa la differenza.

In sostanza, la “dimensione” che conta sarà quella del nostro “saper essere insieme”, ovvero saper agire come un Gruppo Bancario Cooperativo. Dove l’aggettivo “cooperativo” è qualificativo non soltanto dei soggetti che formano il Gruppo, ma della finalità dello stesso: essere al servizio del rafforzamento della capacità cooperativa e mutualistica delle BCC.

Non appena il provvedimento normativo avrà chiarito i profili della riforma, occorrerà costruire il progetto industriale che renderà operativo il Gruppo Bancario Cooperativo.

7. Conclusioni

Abbiamo bisogno di un Credito Cooperativo più integrato e grazie a ciò più capace di competere. Il fattore tempo, per la riforma che attendiamo, non è più una variabile indipendente.

Ci auguriamo che il Governo possa accogliere le nostre proposte ed emanare – quanto prima – l’atteso provvedimento legislativo, al fine di dare certezza agli obiettivi condivisi e consentire subito l’avvio di un dibattito parlamentare. Dibattito che auspichiamo possa contribuire a disegnare un nuovo quadro normativo nazionale che valorizzi e rafforzi un’esperienza davvero unica come quella del Credito Cooperativo. Non soltanto per salvaguardare il ruolo di servizio svolto dalle BCC nei territori, ma anche un valore più generale, quello della “biodiversità bancaria” indispensabile per un corretto equilibrio del mercato e della concorrenza.

Per queste ragioni vogliamo rivolgere ai regolatori, italiani ed europei, cinque precise istanze:

1. eliminiamo dal quadro regolamentare (anche prospettico) l’incertezza e le insidie che renderebbero sempre meno sostenibile l’erogazione del credito;
2. riduciamo la discrasia tra politica monetaria espansiva e normativa prudenziale restrittiva;
3. promuoviamo, in tutti i livelli di regolamentazione, una “proporzionalità strutturata”, superando l’attuale approccio di “proporzionalità caso per caso”;
4. armonizziamo in modo intelligente i vari segmenti nazionali del quadro regolamentare europeo: norme bancarie, finanziarie, fallimentari, penali- economiche;
5. realizziamo, a tutti i livelli di regolamentazione, una effettiva e concreta semplificazione.





I dati del Bilancio di Coerenza del Credito Cooperativo – Rapporto 2015

Per il secondo anno consecutivo in Assemblea Federcasse è stato presentato il “Bilancio di Coerenza del Credito Cooperativo”, dal titolo “L’impronta del Credito Cooperativo sull’Italia – Rapporto 2015”. Quattro gli ambiti sui quali si è focalizzata l’attenzione: l’impronta economica, l’impronta sociale, l’impronta ambientale, l’impronta cooperativa. Per ognuno di questi terreni di elezione delle banche del territorio, dati di sintesi ed infografiche aiutano a comprendere il lavoro essenziale svolto dalle BCC e Casse Rurali a favore delle comunità locali non solo in termini finanziari ma di accompagnamento ad uno sviluppo integrale. Per la sintesi completa del Bilancio di Coerenza si rimanda ai 4 comunicati di sintesi allegati. Qui di seguito, invece, alcuni dati essenziali di particolare interesse:


1. Le BCC sono leader nei finanziamenti all’artigianato, all’agricoltura, all’alloggio e ristorazione e al non Profit. Con una quota di mercato, rispettivamente, del 23,7%, del 18,3%, del 17,9% e del 13%.
2. Negli ultimi tre anni (2012-2014), circa 1 famiglia italiana su 5 ha acquistato casa grazie ad una BCC.
3. Nel 2014 ammontava a 92 miliardi di euro l’importo dei mutui BCC (+ 0,5% rispetto al -2,8% dell’industria bancaria).
4. In 3 anni il Credito Cooperativo ha erogato 682 milioni di euro alle PMI con la provvista Cassa Depositi e Prestiti.
5. Le BCC sono tra le banche più patrimonializzate con un Tier1 al 16,1%.
6. Plafond per il credito alle microimprese (Progress). Dei 23 milioni di euro di provvista destinati all’Italia, 10 milioni di euro sono richiesti dal Credito Cooperativo per erogare micro-prestiti alle micro, piccole e medie imprese.
7. Le donne negli organici delle BCC sono aumentate del 2,19% dal 2012 al 2014 contro la diminuzione dell’1,42% registrata nel resto dell’industria bancaria. Nei CDA la percentuale di donne è pari al 13%.
8. E’ stato di oltre 3,5 miliardi il valore aggiunto delle BCC erogato alle comunità nel 2014 (+15%).
9. Le BCC forti anche in iniziative non bancarie: per il 59% sono intraprese a vantaggio delle comunità locali. Soprattutto per lo sviluppo economico e coesione sociale. E anche a favore dei giovani.
10. Sono 81 in tutta Italia i Gruppi Giovani Soci BCC.
11. Le BCC sono leader nel microcredito. Nel 2014, 175 BCC hanno erogato 115 mila microcrediti per un ammontare complessivo di 755 milioni di euro. Il 74% è destinato a superare situazioni di fragilità sociale. Il 31% dei beneficiari sono donne, il 20% giovani, il 4% migranti.
12. Le BCC insieme a Iccrea BancaImpresa hanno finanziato, a tutto il 2014, 7.202 progetti per la diffusione di energie rinnovabili. Per oltre 450 milioni di euro.
13. Partnership BCC - Legambiente. In 8 anni di collaborazione le BCC hanno finanziato 5.679 impianti di energie rinnovabili per oltre 267 milioni di euro.
14. L’impegno BCC sull’ambiente ha evitato l’emissione di circa 29 mila tonnellate di CO©ü nel solo 2014.
15. Laboratorio Italia (Fondazione Tertio Millennio- Onlus). 70 le imprese giovanili sostenute contribuendo a 110 progetti. I contributi erogati (a fondo perduto) superano, dalla prima edizione di progetto del 2003, 1 milione di euro.
16. Non solo Italia. Le BCC promuovono cooperazione di credito in Ecuador, Argentina, Togo e Palestina.


La situazione del Credito Cooperativo: i dati di sistema al 30 giugno 2015

Al 30 giugno 2015 operavano in Italia 371 Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali, con 4.450 sportelli (-0,2%, pari al 14,6% degli sportelli bancari italiani). Hanno una presenza diretta in 2.697 Comuni ed in 101 delle attuali Province. I soci sono 1.230.308 (+3,3%; +243% dal 1993-2014). I dipendenti sono 37.000 (+2,8%).

La raccolta diretta è di 161,5 miliardi; la raccolta complessiva (da banche e clientela + obbl.) è pari a 200,2 miliardi (+2,6% a fronte di un +1,8% registrato nell’industria bancaria). La quota di mercato della raccolta diretta delle BCC è del 7,6%.

Gli impieghi sono pari a 135,5 miliardi. Salgono a 148,9 miliardi se si comprendono anche gli impieghi delle banche di secondo livello del sistema. La quota di mercato degli impieghi delle BCC è del 7,9%. Del totale degli impieghi, 86,5 miliardi sono erogati alle imprese. La quota di mercato delle BCC per questa tipologia di prestito è del 9,6%.

Gli impieghi erogati dalle BCC italiane rappresentano il 22,6% del totale dei crediti alle imprese artigiane; il 18,3% alle imprese agricole; il 13,3% del totale dei crediti alle istituzioni del non profit; l’8,6% alle famiglie consumatrici; l’8,7% delle società non finanziarie.

Il patrimonio (capitale e riserve) di sistema è di 20,5 miliardi (+1,3%). Il Tier 1 ratio ed il coefficiente patrimoniale delle BCC sono pari, rispettivamente, al 16,1 ed al 16,5%.


L’intervento del Sottosegretario al Ministero dell’Economia e Finanze
Pierpaolo Baretta

Il Sottosegretario Baretta ha esordito sottolineando come il contesto internazionale, dopo i fatti di Parigi, sia in grado di modificare la visione di un’Europa per la quale i vincoli del patto di stabilità (privilegiando le risorse per la sicurezza) non sono più un tabù. In questa situazione, per Baretta, occorre chiedersi che ruolo intendano giocare anche la finanza, l’economia e la stessa cooperazione.

Entrando nel merito del progetto di riforma delle BCC, Baretta ha ricordato come il 2015 sia stato un anno importante per il credito mutualistico (dopo la riforma delle Popolari e l’intesa tra MEF e Fondazioni Bancarie per consentire loro di entrare nel capitale delle banche popolari). Adesso resta da completare la riforma delle BCC. “Comprendo i distinguo, le perplessità, le questioni aperte – ha detto Baretta – ma l’Europa ci invita adesso a concludere rapidamente”. A questo proposito, Baretta ha ricordato come le BCC unite “diventerebbero il terzo gruppo bancario italiano ed il primo per apporto di capitale italiano”. In conclusione, ha auspicato che il sollecitato provvedimento legislativo possa essere varato prima di Natale.


L’intervento del Presidente della Commissione Affari Economici e Monetari
del Parlamento Europeo, Roberto Gualtieri

“Il Terzo tempo del Credito Cooperativo è un’evoluzione, è un segnale di forza e di vitalità del Credito Cooperativo. Si colloca dentro il grande processo di trasformazione, quasi una rivoluzione, della governance economica e finanziaria dell’Unione bancaria” ha esordito il Presidente Gualtieri.

“La sfida che ha di fronte il Credito Cooperativo – ha detto - rende giustizia alla grande capacità di sostegno all’economia reale e di gestione del risparmio che hanno le BCC”.

“Oltre ad impostare modelli teorici, sarebbe bene che i regolatori europei guardassero in basso, verso i territori, al modello mutualistico di credito. Il nuovo quadro richiede cambiamenti. La autoriforma del Credito Cooperativo è un esempio di integrazione unitaria del sistema e di ottimale gestione delle risorse”.

Gualtieri ha quindi ricordato la fusione, annunciata ieri in Germania, tra i maggiori istituti centrali delle banche cooperative tedesche, DZ Bank e WGZ-Bank, che nel corso del 2016 darà vita al terzo istituto bancario tedesco per dimensioni: “Può succedere anche in Italia” ha auspicato. Ricordando come il Credito Cooperativo – una volta completato l’autoriforma – “diventerebbe il terzo gruppo bancario italiano e il primo per capitali interni”.

A proposito della normativa europea, Gualtieri ha aggiunto: “Esistono dei rischi a livello della normativa europea, come il modello unico, ovvero una taglia unica per tutti. Ed è paradossale che il rischio di credito per le grandi banche sia inferiore a quelle che finanziano l’economia reale”.

“Occorre lavorare insieme - ha concluso - è necessaria più coesione per evitare che le norme diventino penalizzanti” ricordando anche i recenti positivi risultati degli stress test europei, dai quali Iccrea Holding è uscita con risultati lusinghieri.


L’intervento del Vice Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani

“Le Banche di Credito Cooperativo hanno un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell’economia reale. Danno credito – ha affermato Antonio Tajani, Vice Presidente Vicario del Parlamento Europeo - a famiglie e piccole e medie imprese, alle PMI, sostenendo e favorendo investimenti sul territorio. Dalle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali deriva quasi il 20 per cento dei prestiti alle piccole imprese e circa il 10 per cento del totale dei prestiti alle famiglie italiane”.

“L’impatto della nuova legislazione in ambito bancario e finanziario e il nuovo slancio nel coordinamento delle politiche economiche – ha detto ancora Tajani - sono evidenti non solo sui grandi gruppi bancari europei, ma anche sulle banche cooperative di dimensioni ridotte. In questo contesto – ha aggiunto - le Banche di Credito Cooperativo devono poter preservare la loro identità. Mi sono fortemente adoperato a che ciò si realizzi”.

“Tuttavia preservare la propria identità non significa necessariamente rimanere immutati o immutevoli. La via indicata dal legislatore europeo è quella della creazione di un sistema più coeso, più capace di fare fronte alle crisi. Non esiste più un modello unico di banca possibile, così come non esistono modelli che non abbiano “diritto di cittadinanza”.

“Mi auguro – ha detto ancora Tajani - che il Credito Cooperativo affronti il nuovo mondo facendo unità, scongiurando ogni disgregazione miope, innovandosi e difendendo il proprio ruolo a sostegno dell’economia reale. Proprio in quest’ottica, il Credito Cooperativo deve ora fare la sua parte per affrontare alcune sfide importanti”.

“Nel mio ruolo di Vicepresidente del Parlamento europeo – ha concluso Tajani - continuerò a promuovere strumenti come l’SMEs supporting factor e modelli bancari come il Credito Cooperativo, a sostegno dell'economia reale e della competitività dell’Europa”.


L’intervento del Presidente di Confcooperative Maurizio Gardini

Per il Presidente di Confcooperative, è tempo di accelerare sulla riforma. “Non tanto perché ce lo chiede l’Europa – ha esordito – ma perché la riforma è necessaria per le BCC”. “Il nuovo contesto normativo non assicura più il futuro e il successo alle BCC tradizionali”. A questo si aggiunge un’alluvione normativa che rende impossibile per una piccola banca sopravvivere, se non inserita in un contesto di integrazione”.

“Questo però impone – ha detto Gardini – di definire anche un nuovo modello di sviluppo per le banche di comunità adeguato alle sfide ed alle trasformazioni in atto. Ma sempre con l’obiettivo primario di difendere i principi della mutualità e della partecipazione”.

“Non ci aiuta, ha detto ancora Gardini, aver ritardato fino ad oggi una riforma necessaria”. “Molte cose sono cambiate nell’economia italiana ed altre devono ancora cambiare. Forse anche le BCC hanno bisogno di cambiare, di fare una sorta di ‘tagliando’ per renderle più adeguate ai tempi”.

“Dobbiamo recuperare molto tempo perduto, nel sistema Paese, in termini di ammodernamento. In questo senso ognuno deve dare il proprio contributo alla ripresa”. Gardini ha infine ricordato l’apporto che in questi termini può dare il mondo cooperativo italiano. Che va verso sfide esaltanti, ma impegnative. “L’autoriforma delle BCC - ha sottolineato - è un banco di prova, che indica come una cooperazione attiva, propositiva, non attendista, sia il tipo di cooperazione di cui ha bisogno adesso il Paese”.


L’intervento del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti

Sono due, per il Ministro del Lavoro Poletti, i concetti cardine sui quali impostare una nuova azione di ripresa del sistema Paese: libertà e responsabilità. “Senza quest’ultima – ha detto - non c’è libertà. Una società egoista non pensa al benessere collettivo”.

“In questo contesto i cittadini devono diventare protagonisti. Ed è venuto il tempo di chiamare a raccolta tutte le forze vitali del Paese e mettere in campo tutte le risorse disponibili”.

“Il pluralismo delle forme di impresa è un patrimonio. Le BCC l’hanno chiamato biodiversità che produce i migliori risultati. Una biodiversità basata sul concetto chiaro di cooperazione, che poi significa partecipazione”.

“Sul tema della riforma di sistema, per il Ministro del Lavoro, “il Credito Cooperativo ha davanti a sé una bellissima opportunità. Il progetto di riforma è un progetto interessante, positivo, molto bello. Costruire l’unità è difficile, ma credo – ha detto ancora Poletti - che valga la pena fare, su questo, il maggiore sforzo possibile”. Riguardo il tema del gruppo bancario cooperativo: “E’ importante avere un unico gruppo bancario cooperativo che sia un interlocutore forte per l’economia e per la politica”. “Ho fiducia nel Credito Cooperativo e nelle BCC” ha concluso il Ministro. “La forza l’avete dentro di voi per una riforma che è un tassello importante del processo di cambiamento del Paese”.

Premio TraguadIDEE
L’Assemblea di Federcasse ha terminato la sua parte pubblica con la consegna di tre riconoscimenti. Il primo, promosso da iDEE, l’associazione delle donne del Credito Cooperativo, è andato alla europarlamentare Alessia Mosca che – impegnata a Bruxelles per motivi istituzionali - ha inviato un proprio video messaggio.
Il Premio “Lia Zaccardi”
Per la VII edizione Premio Lia Zaccardi, il concorso interno che promuove la formazione cooperativa femminile, sono stati consegnati nell’ambito della Assemblea Federcasse i diplomi alle due vincitrici: Luisa Binotto, di Banca San Giorgio Quinto Valle Agno (Vicenza) , che si è qualificata per la partecipazione ad Ateneo, il percorso di formazione manageriale realizzato da Accademia BCC; e Maria Teresa Camilli, di BCC Sistemi Informatici, che ha optato per la partecipazione al viaggio in Ecuador nell’ambito del Progetto “Microfinanza Campesina” del Credito Cooperativo.
Il Premio “Laboratorio Italia 2015” della Fondazione Tertio Millennio - Onlus
La Fondazione Tertio Millennio, la Onlus del Credito Cooperativo italiano ha istituito, a partire da quest’anno, il Premio “Laboratorio Italia” destinato ad una impresa giovanile - sostenuta nel tempo dalla stessa Fondazione – che si sia distinta per innovatività, qualità della governance, capacità di promuovere i valori della cooperazione. Il Premio “Laboratorio Italia 2015” è stato attribuito alla cooperativa “Terre Joniche – Libera Terra” di Isola Capo Rizzuto (Kr) nata su impulso e coordinamento della associazione antimafia “Libera” e che coltiva terreni confiscati alla ndrangheta calabrese. Questa la motivazione letta dal Presidente Azzi: “Per la sua capacità di sognare e raccontare un cambiamento possibile i cui elementi chiave sono la legalità, il contrasto civile alle ingiustizie sociali, alla corruzione e alle mafie. Per promuovere e testimoniare un’idea di sviluppo che non guarda alla sola dimensione economica, ma che sia attenta ai valori e ad una crescita culturale e civile della comunità di appartenenza.” La cooperativa è sostenuta oltre che dalla Fondazione Tertio Millennio – Onlus anche dalla Associazione “Seniores BCC” (tutoraggio gratuito) e dalla BCC del Crotonese.

L’elezione del nuovo Consiglio Nazionale

L’Assemblea ha, in sessione privata, provveduto ad eleggere i membri del Consiglio Nazionale di Federcasse che resteranno in carica per il triennio 2015-2018. Nella prima riunione di Consiglio prevista per giovedi 26 novembre – ai sensi di Statuto – si provvederà alla nomina del Presidente e dei Vice Presidenti.


Roma, 20 novembre 2015















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