20/10/2015 Comunicati stampa
Prevenzione e risoluzione delle crisi (Direttiva BRR). Le proposte del Credito Cooperativo

Oggi a Roma seminario istituzionale davanti alla Commissione Finanze della Camera
Il vice presidente vicario di Federcasse (l’associazione nazionale delle BCC e Casse Rurali
italiane) Augusto dell’Erba ha partecipato questa mattina a Roma - in rappresentanza del
Credito Cooperativo italiano - al Seminario istituzionale sul risanamento e le risoluzione degli
enti creditizi tenutosi presso la Commissione Finanze della Camera dei Deputati.

Il Seminario aveva come obiettivo l’approfondimento tecnico e delle implicazioni operative sul sistema
bancario italiano degli schemi di decreto legislativo attualmente in esame in Parlamento, relativi
all’attuazione della Direttiva europea BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive).
Dell’Erba ha sottolineato la sostanziale differenza di approccio tra il sistema Usa (dove i
fallimenti delle piccole banche hanno avuto effetti socio-economici negativi e persistenti) e
quello europeo, dove i Fondi di Garanzia hanno per lungo periodo evitato i fallimenti atomistici
delle banche, anche di piccole dimensioni.

In questo contesto, il vice presidente di Federcasse ha ricordato il particolare approccio
del Credito Cooperativo che, ancor prima che si definissero norme cogenti in materia, aveva
costituito al proprio interno un apposito strumento di prevenzione delle crisi e tutela dei
depositanti (Fondo Centrale di Garanzia, 1978) – evoluto nel 1997 nel Fondo di Garanzia dei
Depositanti del Credito Cooperativo – che ha assicurato la prevenzione e la gestione di
situazioni di criticità con risorse interne (senza alcun esborso di denaro pubblico),
salvaguardando nel tempo il valore della banca locale sul territorio ed i livelli occupazionali.

Nel nuovo scenario normativo in via di definizione – ha detto ancora dell’Erba – un
sistema collaudato ed efficace rischia di essere indebolito. In aggiunta, la direttiva BRR impone
limiti stringenti agli interventi dei Fondi di Garanzia, con il rischio che siano assoggettati
(nonostante siano impiegate risorse private) al vaglio delle norme sugli aiuti di Stato.
“Gli interventi di risoluzione previsti dalla Direttiva BRR a favore di banche in crisi - che
imporrebbero precise regole procedurali e l'eventuale accesso al Fondo unico di risoluzione e in
ultima istanza al DGS – ha detto ancora dell’Erba - sembrano essere destinati solo alle banche
che - in virtù della loro dimensione e/o del loro grado di interconnessione con il resto del
sistema bancario - superino il cosiddetto "test dell'interesse pubblico". 

Con particolare riferimento alle BCC, in attesa che l'attesa riforma del Credito
Cooperativo dia forma a un gruppo cooperativo che superi i limiti dell'attuale assetto, una
possibile linea di lavoro, coerente con il nuovo impianto normativo, per Federcasse potrebbe
basarsi su alcuni punti chiave:

1. definire un assetto regolamentare e di governance del Fondo di Garanzia dei Depositanti
del Credito Cooperativo, che rispetti fortemente principi di autonomia dal Governo e dalle
Autorità statali, in modo che le decisioni circa l'utilizzo delle risorse private non possano essere
in alcun modo ascrivibili allo Stato; al contempo, definire il ruolo di supervisione assegnato
all'Autorità competente nazionale in termini di supervisione sul rispetto delle regole cui il Fondo
deve conformarsi secondo le norme europee;
2. favorire l'esercizio degli interventi preventivi laddove la banca non sia in grado di fare
leva solamente sulle proprie risorse, pur nel rispetto di fondamentali principi di mercato e di
economicità dell'operazione;
3. definire schemi pre-autorizzati di intervento del Fondo che possano superare l'approccio
valutativo caso per caso anche da parte della Commissione europea e consentire l'erogazione di
interventi con tempi e modalità adeguati alle esigenze di soluzione di una crisi bancaria;
4. contribuire a elaborare modelli di analisi adeguati per l'applicazione del test
dell'interesse pubblico in modo da non escludere a priori che una piccola banca possa essere
ammessa a una procedura di risoluzione;
5. elaborare modelli di analisi più complessi per la stima del minor onere in caso di
liquidazione atomistica, al fine di tenere conto degli effetti particolarmente negativi che
l'aspettativa di rilevanti perdite a carico di comunità più o meno estese possa generare ed
esplicare anche sulla stessa procedura liquidatoria;
6. avanzare proposte e ipotesi di integrazione del Fondo obbligatorio con uno schema a
carattere volontario, eventualmente soggetto a un limite temporale con clausola di
rinnovabilità, preposto ad erogare interventi di sostegno del tutto svincolati dal vaglio degli aiuti
di Stato e da procedimenti autorizzativi.

Nel merito, infine, dei provvedimenti oggetto del Seminario istituzionale, si è chiesto –
tra le altre – che, con riferimento ai “piani di risanamento in forma semplificata”, si garantisca
che i relativi oneri siano ridotti al minimo e che, in relazione all’applicazione del bail-in, si tenga
conto anche dell’esistenza e della protezione fornita dal Fondo volontario di Garanzia degli
Obbligazionisti del Credito Cooperativo (che già oggi garantisce le obbligazioni emesse dalle
BCC nei limiti di 100 mila euro).

Roma, 20 ottobre 2015

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