16/02/2015 Comunicati stampa
Misure urgenti per il sistema bancario. Oggi audizione Federcasse alle Commissioni riunite Finanze e Attività Produttive della Camera
Audizione, oggi a Roma, di Federcasse (l’Associazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali italiane) guidata dal Presidente Alessandro Azzi presso le Commissioni riunite Finanze ed Attività Produttive della Camera dei Deputati, nell’ambito dell'esame del Ddl di conversione del decreto legge n. 3 del 2015 (“Misure urgenti per il sistema bancario e gli investimenti”).

La delegazione di Federcasse era composta, oltre che dal Presidente, dal Direttore Generale Sergio Gatti, dal Vice Direttore Generale Giancarlo Varola e dal Responsabile del Servizio Studi e Relazioni Internazionali Juan Lopez.


1. La Riforma delle Banche Cooperative

Per quanto riguarda lo specifico tema della Riforma delle Banche Cooperative, sottolinea Federcasse, in un contesto regolamentare profondamente mutato, la norma in discussione pone particolare attenzione al profilo dell’adeguatezza patrimoniale, mentre il legislatore comunitario ha scelto di rinviare l’assunzione di decisioni riguardo ad altri aspetti rilevanti per la stabilità (il fatto che solo nel 2018 entrerà in vigore la disciplina relativa al leverage ratio avvantaggia gli intermediari più esposti dato che la leva finanziaria per le banche italiane è pari a 14, quella per le banche europee è in media pari a 22 (con punte di 38 in Olanda, 32 in Belgio, 26 in Francia e 25 in Germania). Per le BCC è pari a 11.

Anche l’analisi approfondita compiuta dalla BCE sulle 130 banche europee di rilevanza sistemica, ha posto una particolarissima attenzione sui rischi di credito. Ciò – sottolinea Federcasse - ha penalizzato un modello di intermediazione – tipico delle banche italiane ed in particolare delle banche di territorio – focalizzato sul finanziamento dell’economia reale, più che sull’intermediazione finanziaria.

Da quelle valutazioni derivano obblighi stringenti di patrimonializzazione e conseguenti necessità di reperire in fretta capitali sul mercato. Ma ne discendono anche diverse possibilità di finanziare l’economia reale, le imprese, le famiglie (come noto, negli ultimi tre anni, si è verificata una riduzione degli attivi totali delle banche europee dovuta in parte alla riduzione del valore dei derivati e in parte alla riduzione degli impieghi al settore privato non finanziario ).

Anche questa, ai sensi del Ddl in discussione, sembra essere stata una delle motivazioni alla base dell’intervento sulle Banche Popolari (in particolare con l’obbligo di trasformazione in società per azioni di quelle con attivo superiore a 8 miliardi di euro).

Sulla scelta prospettata dal legislatore di individuare un parametro esclusivamente quantitativo per il mantenimento della forma di Banca Popolare, per Federcasse va considerato che ciò rischia di imporre un limite allo sviluppo della forma cooperativa nel settore bancario, limitazione che, se non ancorata anche ad elementi di natura qualitativa, sembra in contrasto con lo stesso articolo 41 della Carta Costituzionale che garantisce come l'iniziativa economica privata sia libera e non ne condiziona la scelta della forma giuridica a dimensioni o altri criteri.

Di fatto – precisa Federcasse - il limitare in via quantitativa l’adozione di una forma giuridica potrebbe avere l’effetto di marginalizzare le imprese che adottano tale forma giuridica consentendone una crescita solo fino ad una certa soglia.

“Si esprime quindi l’opinione – si legge nella Memoria consegnata ai Commissari - che l’esigenza di rafforzamento del sistema bancario italiano nel suo complesso non sia affidato esclusivamente all’adozione di un solo modello societario per esercitare l’attività bancaria; ma il legislatore trovi soluzioni che siano in grado di garantire questa fondamentale esigenza con l’altrettanto fondamentale esigenza di salvaguardare la libertà dei soggetti che svolgono attività di impresa di adottare la forma giuridica che ritengono più confacente al raggiungimento dei loro scopi e conferme con la tutela accordata dalla Costituzione alla libertà d’impresa e alla cooperazione”.

2. Le attese del Credito Cooperativo italiano

Le caratteristiche tipiche delle BCC in termini di governance, flessibilità del modello organizzativo, forte radicamento nel territorio, attenzione alla redditività sociale ed al primato della persona rispetto al primato del profitto hanno determinato un comportamento significativamente “peculiare” delle BCC in termini di presenza territoriale, finanziamento dell’economia e politiche di funding e hanno permesso alle BCC di svolgere un ruolo rilevante nel mitigare l’impatto della recessione e nel sostenere l’attività economica locale.

Lo stock di impieghi erogati dalle BCC a residenti è infatti cresciuto più della media dell’industria bancaria nei settori di vocazione, piccole e medie imprese, istituzioni non profit. Le quote di mercato delle BCC sono così aumentate nel periodo più duro della crisi anche in settori, come quello delle PMI, in cui già registravano quote di mercato molto elevate. Inoltre le BCC hanno immesso nel nostro sistema economico liquidità netta a medio-lungo termine per 12,6 miliardi nell’arco degli ultimi 4 anni.

Variazione % stock di impieghi dic. 2008 - sett. 2014 Quote di mercato BCC
Settore BCC Totale banche Settembre 2014 Dicembre 2008
Imprese non finanziarie 9,4% -4,7% 7,2% 6,2%
Imprese minori -0,7% -8,8% 20,8% 19,1%
Famiglie produttrici 14,7% 5,0% 17,8% 16,3%
Ist.senza scopo di lucro al servizio delle famiglie 47,9% 27,9% 12,8% 11,0%
Famiglie consumatrici 27,1% 32,9% 8,7% 9,1%


Per quanto riguarda la rischiosità del credito – precisa Federcasse - la coerenza delle BCC con la propria missione ha anche comportato un costo in termini di riduzione dei ricavi e aumento delle partite deteriorate con qualche caso di difficoltà di singoli istituti, sempre risolto all’interno della categoria e senza costi per la collettività.

Per il Credito Cooperativo è opportuno inoltre sottolineare che, se si scompone la rischiosità del credito per settore di appartenenza della clientela, si nota che le BCC mostrano un profilo di rischio più contenuto della media dell’industria bancaria soprattutto nei settori in cui le quote di mercato sono più alte.


Qualità del credito BCC – Settembre 2014
Sofferenze/impieghi Incagli/impieghi
BCC Totale banche BCC Totale banche
Ist. senza scopo di lucro 1,8% 7,1% 3,4% 3,8%
Famiglie 5,3% 6,7% 4,0% 2,9%
Imprese non finanziarie 14,4% 15,2% 10,7% 10,0%
Quasi società con 20 e più addetti 15,3% 23,3% 8,3% 8,4%
Quasi società con meno di 20 addetti 11,1% 16,8% 8,8% 8,3%
Famiglie produttrici 9,6% 15,6% 6,7% 6,7%


Le BCC hanno mantenuto un solido profilo patrimoniale anche durante la crisi: il coefficiente di capitale regolamentare si è attestato in media sopra al 15 per cento (rispetto al valore minimo richiesto dalla normativa dell’8 per cento). In particolare, il Tier 1 ha superato in media il 14 per cento rispetto alla media dell’industria bancaria che si è attestata all’11 per cento. Ad oggi, il coefficiente di capitale complessivo delle BCC è del 16,2 per cento; il coefficiente CET1 del 15,6 per cento. Il patrimonio di vigilanza complessivo supera i 20 miliardi.

Il numero di soci delle BCC è cresciuto ogni anno e in tutte le aree geografiche, sia nel periodo precedente la crisi che nel periodo successivo, indicando un livello di fiducia costante nel tempo. Inoltre, nel periodo successivo al 2008 il numero dei soci non affidati è cresciuto più rapidamente di quelli affidati, denotando che le motivazioni non sono solo riconducibili esclusivamente alla necessità di credito, più difficile da ottenere presso altri intermediari finanziari negli ultimi anni. Tra il dicembre 2008 ed il dicembre 2013 il numero dei soci delle BCC è aumentato di circa il 25% (raggiungendo i 1.173.668 soci).

Il capitale proprio totale delle BCC, detenuto direttamente dai soci, è cresciuto da circa 682,5 milioni di euro del dicembre 2008 a 1,12 miliardi di euro. Il capitale medio detenuto per socio è aumentato di circa il 25%.

Dall’agosto 2014, precisa ancora Federcasse, è stata introdotta nel Testo Unico Bancario (art. 150 ter), attraverso una iniziativa legislativa promossa da Federcasse in sintonia con la Banca d’Italia e con il consenso del Parlamento, una nuova opportunità di patrimonializzazione per le BCC. Essa prevede per determinati soggetti istituzionali (Fondi di Garanzia delle BCC e Fondi Mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione) di sottoscrivere “azioni di finanziamento” per rafforzare il capitale delle BCC in caso di crisi (strumento straordinario e di carattere temporaneo).



3. Prospettive di riforma del Credito Cooperativo

Il Credito Cooperativo, sottolinea la memoria di Federcasse, comprende e condivide molti degli obiettivi che intendono perseguire le Autorità con la loro annunciata riforma. In particolare: il mantenimento a livello di ogni singola BCC delle caratteristiche proprie della cooperazione a mutualità prevalente; il superamento di alcune difficoltà di governance; la possibilità di allocare ed utilizzare in modo più efficiente le risorse patrimoniali esistenti; la capacità di rispondere ad esigenze di rafforzamento patrimoniale attraverso anche afflusso di capitali dall’esterno del sistema BCC.
Federcasse, a questo proposito, ricorda che in coerenza con il proprio Piano Strategico aveva già realizzato o promosso passaggi puntuali:

• patrimonializzazione: il nuovo art. 150 ter del TUB per interventi da parte di soggetti istituzionali nel capitale di BCC in situazione di difficoltà;
• prevenzione delle crisi: nuovo statuto-tipo delle Federazioni Locali che ne rafforza il ruolo di presidio della sana e prudente gestione verso le BCC;
• sana e prudente gestione: nuovo statuto-tipo delle BCC del 2011 con esplicite misure a prevenzione del rischio di conflitto di interessi e nuovi interventi per lo statuto-tipo BCC 2015.

Dalle indicazioni dell’Autorità Nazionale di Vigilanza – sottolinea Federcasse - emerge la chiara indicazione del metodo per raggiungere tali obiettivi, ovvero il maggiore grado di integrazione, esso stesso funzionale ad una maggiore stabilità e accresciuti livelli di efficienza.
Per il Credito Cooperativo italiano, un maggiore livello di integrazione e la possibilità di realizzare rapidi rafforzamenti patrimoniali anche attraverso l’afflusso di capitali dall’esterno del sistema delle BCC sono obiettivi condivisibili, ma non esenti da rischi significativi per la funzione specifica che la cooperazione di credito è chiamata a svolgere nel sistema economico e sociale del paese, anche alla luce del dettato costituzionale.
“Va dunque sottolineato – si legge nella Memoria - che gli obiettivi possono essere raggiunti attraverso strade diverse”.
“Federcasse - si legge ancora - sta lavorando ad un progetto di autoriforma che ha esattamente l’obiettivo di rafforzare il sistema delle BCC e di superare alcuni aspetti di debolezza, alcuni dei quali aggravati dal prolungato andamento negativo della congiuntura, individuando punti di equilibrio nuovi e non scontati tra esigenze di conformità con le nuove norme prudenziali ed esigenze di taglio imprenditoriale con finalità mutualistiche che valorizzino la dimensione territoriale”.
In particolare, l’autoriforma del Credito Cooperativo intende salvaguardare i seguenti princìpi:
• l’indipendenza del sistema nel suo complesso da capitali esterni, soprattutto da quelli “impazienti” o speculativi;
• la valorizzazione della dimensione qualitativa e territoriale del fare banca mutualistica;
• la conferma del posizionamento di player bancario “alternativo” rispetto ai gruppi verticali, nazionali e sovranazionali, quotati e con evidenti necessità di massimizzazione del profitto;
• la semplificazione della struttura del network e la eliminazione delle ridondanze che impediscono sia efficienza operativa sia efficacia organizzativa indispensabili per affrontare concorrenti sempre più grandi e dotati di risorse ingenti per gli investimenti, anche in considerazione dell’evoluzione degli stili di “fruizione” dei prodotti e dei servizi bancari/assicurativi;
• l’introduzione di regole e sanzioni nella gestione dell’autonomia della singola BCC che andrà modulata in funzione della meritevolezza;
• l’apertura a possibilità di introdurre ulteriori forme e regole di governo societario delle BCC e del network nel suo complesso che prevengano i rischi di conflitti di interesse;
• lo sviluppo della componente industriale come snodo bancario e organizzativo capace di accrescere la competitività complessiva.

Federcasse – ha esplicitato il Presidente Azzi - guida le attività in corso per giungere in tempi rapidi ad un Progetto di riforma organico e intende, per questo, dialogare e confrontarsi con le Autorità di governo e di supervisione e, possibilmente, con il Parlamento.

Roma, 16 febbraio 2015
Extranet del Credito Cooperativo
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Area riservata ai sindaci delle BCC-CR
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