21/11/2014 Comunicati stampa
Assemblea annuale Federcasse: il Credito Cooperativo oltre lo stress. La nostra impronta per il futuro
 CREDITO COOPERATIVO: SI E’ TENUTA OGGI A ROMA
L’ASSEMBLEA ANNUALE DI FEDERCASSE:
“IL CREDITO COOPERATIVO OLTRE LO STRESS. LA NOSTRA IMPRONTA PER IL FUTURO”
 
Il Bilancio di Coerenza del Credito Cooperativo. La relazione del Presidente Azzi.
Gli interventi di Gardini, Tajani, Gualtieri, Pittella, Novelli.
 
Si è svolta oggi a Roma (Auditorium della Conciliazione) l’Assemblea Annuale di Federcasse (la Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali italiane), che ha avuto per tema: “Il Credito Cooperativo oltre lo stress. La nostra impronta per il futuro”.
 
I lavori dell’Assemblea sono stati aperti dalla presentazione dei dati del primo Bilancio di Coerenza, documento di sintesi che ha il compito di misurare l’impronta positiva impressa sui territori dall’azione delle BCC e Casse Rurali sin dallo scoppio della crisi, a conferma della loro vocazione anticiclica ed alternativa. Un impegno concreto, quello delle community banks italiane, dato alla tenuta del sistema Paese in chiave partecipativa e democratica, ed alle concrete possibilità di ripresa.
 
Ha fatto seguito la relazione del Consiglio Nazionale letta dal Presidente di Federcasse Alessandro Azzi che ha illustrato i temi di più stretta attualità (Unione Bancaria, normativa europea, stress test BCE con particolare riferimento ai risultati ottenuti da Iccrea Holding spa, la capogruppo del Gruppo Bancario Iccrea) nonché le prospettive di sistema.
 
Alla Assemblea di Federcasse hanno partecipato con propri interventi il Presidente di Confcooperative Maurizio Gardini, il Vice Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, il Presidente della Commissione Affari Economici e Monetari del Parlamento Europeo Roberto Gualtieri, il Presidente del Gruppo PSE Gianni Pittella, il Direttore Generale della Cassa Depositi e Prestiti Andrea Novelli.
 
 
IL BILANCIO DI COERENZA DEL CREDITO COOPERATIVO
 
Per la prima volta, il Credito Cooperativo ha presentato il proprio “Bilancio di Coerenza”, dal titolo “L’impronta del Credito Cooperativo sull’Italia del 2013”. Quattro gli ambiti sui quali si è focalizzata l’attenzione: l’impronta economica, l’impronta sociale, l’impronta ambientale, l’impronta cooperativa. Per ognuno di questi terreni di elezione delle banche del territorio dati di sintesi ed infografiche aiutano a comprendere il lavoro essenziale svolto dalle BCC e Casse Rurali a favore delle comunità locali non solo in termini finanziari ma di accompagnamento ad una crescita integrale dei territori. Per la sintesi completa del Bilancio di Coerenza si rimanda ai 4 comunicati stampa allegati al presente comunicato. Qui di seguito, invece, alcuni dati essenziali di particolare interesse:
 
 
1.        Più di una famiglia su sei compra casa grazie ad una BCC
2.        8 miliardi di euro l’importo dei mutui BCC negli ultimi tre anni
3.        Nel 2013 oltre 1.000 le start up giovanili avviate grazie a BuonaImpresa!
4.        215 milioni alle PMI nel 2013 con la provvista Cassa Depositi e Prestiti
5.        Le BCC utilizzano il 53% delle risorse Fondo Europeo Investimenti per le microimprese
6.        Quote mercato impieghi BCC: 22,5%  artigianato, 18,3% agricoltura, 12,8% non profit
7.        BCC leader nel microcredito. 37 milioni nel 2013, pari al 57% del totale Italia
8.        Dalle BCC 4,3 miliardi alle PMI garantiti da Confidi
9.        Le BCC sono tra le banche più patrimonializzate con un Tier1 al 16%
10.    11 miliardi il valore aggiunto delle BCC alle comunità nel triennio 2011-13
11.    Le BCC hanno creato posti di lavoro anche durante la crisi
12.    Sono 70 in tutta Italia i Gruppi Giovani Soci BCC
13.    La partecipazione dei soci BCC in Assemblea è cresciuta del 67% dal 2001.
14.    Sono 35 in tutta Italia i progetti di mutue socio sanitarie BCC con 87 mila assistiti
15.    Negli ultimi sette anni sono stati 374 i milioni di donazioni a favore delle comunità
16.    BCC leader nei finanziamenti all’agricoltura. 8,1 miliardi di impieghi nel 2013. Quota mercato 18,3%
17.    Sono stati 7.148 gli impianti di energie rinnovabili finanziati da BCC nel 2013. Per 410 milioni di euro
18.    Partnership BCC - Legambiente. In sette anni finanziati 5.643 impianti energie rinnovabili per un totale di 266 milioni
19.    L’impegno BCC sull’ambiente ha evitato l’emissione di 61mila tonnellate di Co2 nel solo 2013
20.    Le BCC sono in Italia il primo interlocutore bancario per il terzo settore
21.    Le BCC forti anche in iniziative non bancarie: per il 49%  sono definite  a vantaggio  delle comunità. Soprattutto per sviluppo economico e coesione sociale
22.    Enti, associazioni, imprese, Diocesi. Le BCC sul territorio sanno fare rete
23.    Non solo Italia. Le BCC promuovono cooperazione di credito in Ecuador, Argentina, Togo, Medio Oriente.
 
 
SINTESI DELLA RELAZIONE LETTA DAL PRESIDENTE ALESSANDRO AZZI
 
“L’entrata in vigore del Regolamento che istituisce il Meccanismo Unico di Vigilanza attribuendo alla Banca Centrale Europea e alle Autorità Nazionali Competenti le funzioni di supervisione bancaria apre una fase del tutto nuova. Inevitabile e in linea di principio positiva, ma preoccupante per il taglio che regole primarie, standard tecnici e princìpi di vigilanza hanno assunto.
Il positivo esito fatto registrare nell’analisi approfondita, condotta dalla BCE con l’EBA e la Banca d’Italia, da una componente indispensabile del sistema del Credito Cooperativo italiano, quale è il Gruppo Bancario Iccrea, è motivo di soddisfazione e rappresenta un’iniezione di fiducia preziosa. Ciò non attenua però le perplessità sulla sensatezza di una parte dell’impianto regolamentare che si va rapidamente costruendo nel nuovo quadro dell’Unione Bancaria.
1.        La stagione della grande ri-regolamentazione bancaria.
 
Il contesto in cui tutte le banche operano è profondamente mutato. Sono cambiati gli attori della Vigilanza. Sono cambiati i princìpi, con la previsione- ad esempio- di una serie di contribuzioni ex ante. E sono cambiate le procedure, basti citare l’introduzione della nuova e insidiosa regola del bail in.
Ma l’89% delle transazioni finanziarie continua ancora a concentrarsi sugli strumenti derivati. I criteri della già richiamata “analisi approfondita” hanno finito per avvantaggiare le banche che investono in attività finanziarie piuttosto che nel credito all’economia.
E’ corretto che intermediari con una dotazione patrimoniale che copre circa il 3-4% dei loro attivi, che hanno in bilancio la più sofisticata ingegneria finanziaria, siano giudicati meno rischiosi di una banca dedita all’economia reale?
E come è possibile che grandi banche d’affari, con attivi ponderati per il rischio (rwa) che valgono solo il 20-30% dei loro immensi bilanci, e con ampie posizioni in derivati e in titoli valutati con metodo mark to model, siano meno rischiose rispetto a banche commerciali con rwa che pesano il 50-60% su bilanci infinitamente più piccoli?
Che spazio resta per quella che veniva definita da Einaudi l’ “arte del banchiere”? Potrà essere sostituita da un algoritmo matematico? (…) La nuova vigilanza sarà disposta a considerare il valore informativo della relazione e della conoscenza oppure si atterrà unicamente e meccanicamente al risultato che emerge da fredde statistiche, per definizione ancorate a dati passati?
Nel percorso di pervasiva regolamentazione dell’attività bancaria, vediamo almeno due rischi.
Il primo: quello di curare con le stesse medicine soggetti molto diversi, semplicemente riducendone le dosi in base al peso.
E’ necessario applicare costantemente, fin dalla prima stesura delle norme (come avviene in altri contesti, ad esempio negli USA), un principio di “adeguatezza” e di proporzionalità delle norme. Non solo in senso dimensionale, ma anche nel rispetto delle diverse caratteristiche operative delle banche locali cooperative e del loro modello di business.
Il secondo rischio che si corre nel processo di ri-regolamentazione è quello dell’asimmetria.
2.         “Non troppe banche, ma troppe grandi banche”    
 
Negli ultimi 20 anni il numero delle banche europee si è ridotto di quasi due terzi; oggi nell’area euro non raggiunge quota 6 mila. Negli Stati Uniti, quasi il 97% del totale delle banche è rappresentato da community banks (sono circa 7 mila). La concentrazione nell’area Euro è più alta che negli USA. Ma dove c’è più concentrazione, c’è meno concorrenza e più rischio sistemico.
Per questo diciamo che il pluralismo è un valore per il mercato.
Secondo il Fondo Monetario Internazionale, i sussidi impliciti (in termini di funding) che ricevono le banche ritenute “troppo grandi per fallire” sono ancora di rilevante dimensione, soprattutto in Europa.
3.        Una scossa al nostro continente
 
Per riavviare la crescita economica è necessario un approccio più ampio rispetto alla politica del rigore. Un approccio in cui il modello della partecipazione (al processo produttivo e alla ripartizione dei suoi frutti) potrà rappresentare uno degli elementi caratterizzanti delle politiche di indirizzo economico. La cooperazione (nel credito come in tutti gli altri settori) acquista allora un ruolo speciale. Come strumento in grado di conciliare efficienza e democrazia economica, capacità di generare reddito e auto-organizzazione delle persone per rispondere a esigenze individuali e comunitarie, vecchie e nuove.
Servono innovazioni nei singoli Stati membri, in Italia più che altrove, e le cinque grandi riforme avviate vanno portate a termine ed attuate con difficile equilibrio e indispensabile velocità.
Le nuove regole e le politiche di vigilanza non sono neutrali rispetto alle prospettive di ripresa dell’economia europea ed italiana. Se il credito all’economia reale, sia quello deteriorato sia quello in salute, viene valutato come portatore di un rischio più insidioso dei prodotti di finanza speculativa, le misure non convenzionali della Banca Centrale Europea non risolveranno il problema.
4.      Gli obiettivi raggiunti nel difendere il modello
Questa analisi è la lettura di fondo sulla quale si radica l’ azione di rappresentanza degli interessi del Credito Cooperativo svolta da Federcasse. In questa attività non sono mancati oggettivi, e in alcuni casi misurabili, successi.
Qualche esempio: l’introduzione nel Regolamento CRR del fattore di ponderazione più favorevole per i crediti alle piccole e medie imprese (il cosiddetto SME’s supporting factor, fortemente voluto anche dall’ABI e da molte altre componenti dell’economia italiana) ha determinato per le BCC la “liberazione” di capitale regolamentare per un valore che equivale a circa l’1,5% di Tier 1.
Sempre sul piano prudenziale, è da considerare un obiettivo di rilevante impatto quello contenuto nell’Atto delegato emanato lo scorso 10 ottobre dalla Commissione Europea in materia di Liquidity Coverage Ratio (LCR).
Ancora alla consapevolezza della profonda diversità tra modelli di banca si devono alcune importanti correzioni rispetto alle prime stesure di altre normative europee:
·           la correzione dei criteri di computo dei contributi al Fondo unico di risoluzione, con risparmi di costo valutabili in centinaia di milioni;
·           il riconoscimento del ruolo delle Banche di secondo livello del Credito Cooperativo, qualora facciano parte di uno Schema di protezione istituzionale (IPS/FGI) nell’EMIR, consentendo così il clearing dei derivati infrasistema, e nella Proposta di Regolamento di Riforma strutturale (Liikanen), consentendo alle Banche di secondo livello di mantenere la loro attività tipica con le BCC;
·           alcuni emendamenti alle nuove regole europee sui sistemi di pagamento attraverso le carte di credito, di prossima emanazione.
 
Con la Banca d’Italia è stata condivisa la modifica del Testo Unico Bancario (TUB) che ha introdotto nell’ordinamento nazionale relativo alle BCC la figura del “socio finanziatore”. La nuova norma, promossa da Federcasse in collaborazione con Confcooperative, amplia le possibilità di azione del sistema del Credito Cooperativo quando una banca è sottocapitalizzata, attraverso interventi diretti nel capitale da parte dei propri Fondi di garanzia o del Fondo mutualistico al quale contribuisce, cui sono riservati alcuni poteri di controllo.
Ma tutto ciò non basta. Perché siamo ancora alla logica “dell’emendamento”.
Il flusso, la grande corrente, ciò che in inglese si chiama mainstream, quello va altrove. Non guarda alla finanza mutualistica, ma alla City. Non guarda alle banche di territorio, ma alle banche multinazionali globali. Non guarda all’accesso al credito, ma ai sistemi di trading istantaneo. La grande maggioranza dei cittadini europei dovrebbe sentire l’urgenza di arrestare e riorientare quel fiume. E le forze politiche di cogliere, interpretare, tradurre in pratica questa esigenza che è di coerenza, non di parte e non corporativa.
Chiediamo al Parlamento Europeo di esercitare con ulteriore attenzione e costruttiva puntigliosità la “vigilanza sulla vigilanza” bancaria accentrata affinché essa sia naturalmente impostata a criteri di sana e prudente gestione, ma consenta alle banche commerciali e alle banche cooperative di esercitare la propria funzione di connettori dei flussi finanziari tra famiglie e imprese.
Sempre al Parlamento Europeo chiediamo discernimento quando si parla di prezzi e tariffe dei servizi finanziari.
Al Parlamento italiano chiediamo di tenere lucidamente conto di questa lettura critica nel recepire le importanti direttive contenute nel disegno di legge di Delegazione europea 2014 (tra cui la BRRD e la DGS).
Chiediamo al Parlamento e al Governo italiani di esercitare la discrezionalità prevista dall’Atto delegato riguardante la contribuzione al Fondo unico di risoluzione, perché per le banche di minore dimensione possa essere pagata una somma forfettaria massima.
Chiediamo ancora al Parlamento e al Governo italiani, e alla Consob, che il rafforzamento delle misure di contrasto agli abusi di mercato e l’innalzamento della trasparenza e della tutela degli investitori  tengano conto di un’adeguata calibrazione della disciplina, per cui non si chieda alla banca del territorio di pubblicare informazioni quantitativamente uguali a quelle di grandi emittenti quotati.
5.      Il peso crescente della finanza dal basso.
 
In Europa esistono circa 4.000 banche cooperative con 56 milioni di soci e 215 milioni di clienti. Negli ultimi anni le quote di mercato sono ulteriormente cresciute.
Il mercato bancario europeo è quello a più alta intensità cooperativa tra i Paesi del G20.
In Europa la cooperazione di credito ha assunto diversi modelli organizzativi. La loro validità è stata sostanzialmente confermata dalle analisi recenti della BCE. In Italia, come evidenzia il primo Bilancio di Coerenza nazionale, le Banche di Credito Cooperativo e le Casse Rurali hanno:
·           continuato a dare credito a famiglie e piccole imprese,
·           dato fiducia all’auto-imprenditorialità giovanile,
·           favorito gli investimenti e reso disponibile liquidità aggiuntiva,
·           accompagnato la realizzazione di progetti di vita come l’acquisto della casa di proprietà,
·           sostenuto migliaia di iniziative del territorio,
·           gestito con prudenza, per decenni, il risparmio degli italiani.
 
La nostra attenzione ha trattenuto in Italia il valore aggiunto prodotto. Senza perdere il valore della relazione: nessuna tecnologia potrà disintermediarla.
6.        C’è un deserto da superare.
Occorre continuare su alcune azioni, intraprenderne di nuove e fare alcune scelte non più rinviabili.
Queste sono sintetizzabili attorno a quattro esigenze: una rivoluzione; una razionalizzazione; un rafforzamento; un rinnovamento.
La rivoluzione è legata alle persone e allo spirito delle persone.
Serve piena consapevolezza del momento che stiamo vivendo e di quello che occorre per uscirne: autocritica, rigore, sobrietà, competenza, proattività, coesione.
Serve aprire la nostra governance in senso generazionale e di genere, perché siano inseriti, prima nelle nostre compagini e poi – curando percorsi di formazione e coinvolgimento – nel governo delle nostre banche, sempre più giovani e sempre più donne in possesso della professionalità richiesta, della integrità indispensabile per guidare ogni impresa, irrobustita dalla necessaria condivisione dei nostri valori cooperativi. La “Rete Nazionale dei Giovani Soci delle BCC” nata oggi va in questo senso e ha un orizzonte di lungo periodo.
Il Credito Cooperativo presenta anche l’esigenza di una razionalizzazione. Sul piano del presidio territoriale, sul piano organizzativo e sul piano dei costi. In numerose realtà regionali è in corso un’attenta valutazione della razionalità economica di filiali via via aperte secondo un criterio di espansione “orizzontale” proprio di altri tempi e magari in sovrapposizione con altre BCC.
Va ripensato il modello distributivo che non potrà che essere caratterizzato in senso mutualistico. Si dovranno introdurre e utilizzare al meglio strumenti di gestione dei soci e dei clienti. Si dovrà comunque essere più coraggiosi e determinati nel dismettere o riconvertire le filiali improduttive che appesantiscono il conto economico delle banche invece di sostenerlo.
La terza esigenza cui siamo chiamati per primi a lavorare è quella del rafforzamento per affrontare la complessità del fare banca oggi, soprattutto sul piano organizzativo, con maggiori risorse e mezzi a disposizione. Questo può comportare anche la scelta dell’aggregazione, che, per talune situazioni, può essere una misura necessaria a garantire la sostenibilità.
La crescita dimensionale non è di per sé un toccasana né un rischio assoluto. La dimensione adeguata è quella che consente di rispondere alle mutate esigenze di soci e clienti, consentendo quella marginalità indispensabile per rafforzare costantemente il processo della patrimonializzazione.
La quarta esigenza è quella di un rinnovamento. Va rinnovata soprattutto la capacità di servizio delle nostre banche ai soci e ai territori, rivisitando l’offerta complessiva rispetto alle esigenze delle persone lungo tutto l’arco della vita e delle imprese; oltre ai tradizionali servizi creditizi.
Un rinnovamento importante potrà derivare da un contratto di lavoro “di nuovo scenario” che dovrà necessariamente portare una maggiore flessibilità.
7.         Pensando positivo
Dove vogliamo collocare le BCC dei prossimi anni?
Siamo artigiani che si stanno aprendo all’Europa e al mondo.
Questo percorso, doveroso e inevitabile, deve essere supportato da una crescita di efficienza e razionalità dei processi.
Stiamo industrializzando processi cruciali che consentono ad ogni piccola banca di beneficiare di rilevanti economie di scala (riduzione dei costi marginali) e di scopo (accesso ad opportunità nuove). Il service offerto da Iccrea BancaImpresa per l’accesso al Fondo di garanzia per le PMI ne è un ottimo esempio. L’accordo nazionale appena siglato da Federcasse con CRIF ne rappresenta un altro. Il lavoro di Iccrea Banca per l’accesso delle BCC anche alle più recenti misure straordinarie della BCE un terzo. E altro si potrebbe citare, come la riorganizzazione attorno a BCC Gestione Crediti dell’attività per la gestione dei crediti deteriorati a supporto delle BCC o le cartolarizzazioni dei crediti non performing da parte di Cassa Centrale Banca.
Ogni strumento, ogni declinazione tecnica, ogni innovazione di processo, devono essere reinterpretati attraverso il nostro modello di intervento. Che è quello delle banche mutualistiche che fanno della relazione con i soci un punto di forza, anche nel processo del credito.
8.        Integrare la cultura degli artigiani con l’efficienza dell’industria
E’ giunto il momento di integrare tutte le nostre risorse. E codificare i processi.
Andiamo più convintamente verso un modello che integri artigianato e industria, prendendo il meglio di entrambi gli approcci ed esaltando le nostre specificità.
Diamoci un tempo di reazione e confronto, ma poi anche di azione. In particolare su tre punti individuati nel Piano Strategico di Federcasse come prioritari.
Primo ambito strategico: accrescere la capacità di prevenzione e gestione delle crisi e ottenere il riconoscimento del FGI (Fondo di Garanzia Istituzionale) come indispensabile passaggio per beneficiare di significativi vantaggi regolamentari.
Il Credito Cooperativo ha bisogno di procedere nel superare la concorrenza nella filiera imprenditoriale per aumentare la capacità di servizio e la competitività complessiva.
Una convergenza forte tra le banche di secondo livello è auspicata e possibile. Sono chiari i vantaggi delle sinergie nei sistemi di pagamento, nella gestione del risparmio, nelle attività assicurative, nella gestione della previdenza complementare, nel sostegno alla finanza di impresa e all’internazionalizzazione o nel complessivo efficientamento dei flussi finanziari di sistema.
Occorre anche avanzare nel riassetto del sistema federativo in un'ottica di razionalizzazione e semplificazione per migliorarne l'efficacia e ridurne i costi.
Una rete associativa strutturata per un numero di banche molto ampio e di dimensioni molto piccole, in un contesto di forte cambiamento può e deve ripensare le proprie funzioni e la propria articolazione, per continuare ad essere al servizio delle BCC.
 
9.      Il vero test oltre lo stress
 
Probabilmente avremo un numero inferiore di banche e dimensionalmente più robuste. Questo processo – in certi casi necessario – non intendiamo né subirlo, né forzarlo. In ogni caso, non si deve attenuare o, peggio, smarrire il rapporto tra la BCC e la sua compagine sociale e il suo territorio. Anzi, occorrerà spingere con rinnovata forza l’obiettivo che ci eravamo dati in occasione del Congresso di Roma del Credito Cooperativo del 2011, di portare il numero dei soci sempre più vicino a quello dei nostri clienti.
Avremo un presidio più razionale ed efficace del territorio, eliminando ridondanze e inefficienze. E relazioni con la clientela capaci di valorizzare meglio l’informazione e attente a fornire soluzioni in una logica di artigianato industrializzato.
Avremo una filiera del Credito Cooperativo più integrata e razionalizzata, evitando duplicazioni e dispersione di energie e risorse.
Con la nostra attività all’interno dei territori, continueremo ad essere una risorsa per l’Italia.
 
 
 
I DATI DI SISTEMA DELLE BCC AL GIUGNO 2014
 
Al 30 giugno 2014 operavano in Italia  381  Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali, con   4.460  sportelli  (+ 0,3%, pari al 14,2% degli sportelli bancari italiani). Hanno una presenza diretta in 2.700 Comuni ed in 101 delle attuali Province. I soci sono 1.186.865  (+ 3%). I dipendenti 37.000.
              
La raccolta diretta è di  160,6 miliardi (+ 2,3% a fronte di un  - 1,4% nel resto del sistema); la raccolta complessiva  (da banche e clientela + obbligazioni) è pari a  195  miliardi  (+ 3,2%). La quota di mercato della raccolta diretta delle BCC è del 7,8%.
 
Gli impieghi sono pari a 135,6 miliardi (- 0,5% a fronte del – 2,4% del resto del sistema). Salgono a 149 miliardi se si comprendono anche gli impieghi delle banche di secondo livello del sistema). La quota di mercato degli impieghi delle BCC è del 7,3%.
Degli impieghi, 88 miliardi sono erogati alle imprese. La quota di mercato delle BCC per questa tipologia di prestito è del 9,6%.
 
Gli impieghi erogati dalle BCC italiane rappresentano il 22,6% del totale dei crediti alle imprese artigiane, il 18,3% alle imprese agricole; il 12,5% del totale dei crediti alle istituzioni del non profit;  l’8,7% alle famiglie, l’8,7% delle società non finanziarie. 
 
Il patrimonio (capitale e riserve) di sistema è di   20,2 miliardi (+ 0,8). Il Tier 1 ratio ed il coefficiente patrimoniale delle BCC sono pari, rispettivamente, al 16 ed al 16,6%.
                  
 
     SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PRESIDENTE
     DI CONFCOOPERATIVE MAURIZIO GARDINI
 
“Dobbiamo contrastare le spinte populiste e disgregatrici che in Europa non aiutano a comprendere la qualità e la specificità del movimento cooperativo nel suo insieme” ha esordito il Presidente di Confcooperative. “L’Europa è centrale per il futuro delle BCC e di tutte le cooperative. Per questo sarà indispensabile una azione costante di presenza e sensibilizzazione nei confronti delle istituzioni comunitarie”.
 
Gardini ha ricordato anch’esso il grande valore del superamento da parte di Iccrea Holding degli “stress test” della BCE, anche questo un importante riconoscimento alla tenuta del sistema cooperativo.
 
“Ma le sfide che abbiamo davanti – ha detto ancora Gardini  - sono ancora tante. A partire da quella del lavoro, che si deve rendere meno precario. Il jobs Act è uno strumento importante, che ha il coraggio di spingere sul cambiamento necessario”. 
 
“Dobbiamo invertire la rotta. Il Paese fatica a trovare le condizioni per affrontare il nuovo contesto economico e sociale. Sembra che non sia in grado di cambiare passo. La cooperazione può dare un grande contributo. Abbiamo un impegno e una responsabilità. Per generare nuove imprese, nuova cooperazione. Per dare lavoro attraverso start up, attraverso  l’acquisizione di aziende in crisi con i  workers buy out”.
 
“Il Credito Cooperativo ha un ruolo fondamentale in questo Paese. Se il Credito Cooperativo sarà debole, sarà debole non solo tutta la cooperazione, ma anche il modello di Paese nel quale crediamo. Da qui un invito a “serrare le fila”, potenziare gli strumenti di coesione interna indispensabili a rafforzare un modo differente di essere e fare banca”.
 
 
     SINTESI DELL’INTERVENTO DEL VICE PRESIDENTE
     DEL PARLAMENTO EUROPEO ANTONIO TAJANI
 
“Partecipare alla vostra assemblea – ha esordito Tajani - ha un significato particolare. Serve a ribadire il ruolo di chi fa banca per l’economia reale e non per la finanza speculativa. Di chi ha attenzione alle famiglie, alle piccole e medie imprese”.  “Serve una Europa più cooperativa, che abbia a cuore e riconosca l’economia sociale di mercato, di cui le BCC sono un modello di riferimento”.
 
“Dobbiamo invertire una politica economica per troppi anni basata solo sulla finanza, che non sempre crea benessere. Di denaro in giro ce n’è tanto, ma non crea valore. Perché manca la fiducia, il collante sociale che si deve ricostruire.  Sotto questo punto di vista l’azione delle banche del territorio, non profit, è fondamentale”.
 
A livello europeo, Tajani ha ricordato il lavoro che la squadra italiana sta svolgendo per portare costantemente l’attenzione delle istituzioni comunitarie alle istanze dell’economia sociale e della cooperazione. E qualche primo risultato già è stato ottenuto.
 
Il Vice Presidente del Parlamento europeo ha anche annunciato il prossimo sblocco di 150 miliardi per l’innovazione ed il sostegno delle piccole e medie imprese, per favorire anche la loro internazionaizzazione, e non solo.
 
“C’è ancora molto da fare, conclude Tajani. La politica del solo rigore non è efficace. Occorre una visione più ampia che sia frutto della condivisione, di una “visione” di insieme. Capace di considerare anche i valori che segnano esperienze come quelle del mondo cooperativo”.
 
 
SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PRESIDENTE
DELLA COMMISSIONE AFFARI ECONOMICI E MONETARI DEL PARLAMENTO EUROPEO
ROBERTO GUALTIERI
 
“Sia la teoria economica che l'esperienza storica sono concordi – ha esordito Gualtieri - nel riconoscere alle banche cooperative all'interno dell'economia e dello sviluppo sociale. La conoscenza del territorio e la vicinanza agli operatori economici, che sono proprie del mondo cooperativo, hanno sempre reso possibile l'accesso ai finanziamenti bancari anche da parte di quelle categorie di clientela che altrimenti ne sarebbero rimaste escluse”.
“Il credito cooperativo ha sempre accompagnato e assecondato i mutamenti strutturali dell’economia italiana, rimanendone al tempo stesso profondamente influenzato. Le sfide lanciate dalla globalizzazione dei mercati e dalla crescente integrazione economica hanno visto le banche cooperative in prima linea nell'assicurare sempre risorse e assistenza al sistema delle piccole e medie imprese italiane”.
“Proprio la peculiare forma di governance e il modello di business hanno consentito alle cooperative di credito di continuare ad esercitare la propria fondamentale funzione anche nei momenti più acuti della crisi finanziaria. Tale specificità costituisce un importante punto di forza che va tenuto in particolare considerazione nel processo di rafforzamento e di progressiva unificazione del sistema bancario che è in corso a livello europeo. Una normativa omogenea, applicata a contesti caratterizzati da diffusi profili di eterogeneità, rischia di generare – contrariamente all’obiettivo dichiarato – un terreno di gioco assolutamente non livellato. Se lo scopo è quello di mettere le banche e la finanza al servizio dell’economia reale, della crescita e dell’occupazione, non possiamo non tenere conto di questo elemento”.
“È su questa linea – ha detto ancora Gualtieri - che ci siamo mossi quando siamo andati a definire i vari provvedimenti che vanno a costituire il progetto di Unione Bancaria. Nel regolamento sulla Capital Requirement Regulation (CRR) abbiamo previsto un fattore di ponderazione più favorevole per valutare i crediti concessi alle piccole e medie imprese, consentendo così la liberazione di capitale regolamentare che equivale a circa l’1,5% del Tier 1. Allo stesso modo, sempre il confronto fra Parlamento e Commissione europea ha consentito di riconoscere nel recente Atto Delegato sul Liquidity Coverage Ratio (LCR) il ruolo fondamentale delle reti cooperative e dei Fondi di Garanzia Istituzionale (IPS) e permettendo così un allentamento dei requisiti di liquidità inizialmente previsti”.
“Infine, un importante risultato è stato ottenuto anche nella definizione dei contributi annuali che ciascun istituto di credito dovrà versare al Fondo Unico di Risoluzione delle Crisi (Single Resolution Mechanism)”.
“Nonostante l’enorme mole di lavoro fatta negli ultimi anni, l’impegno delle istituzioni europee – in particolare del Parlamento – per portare l’attività bancaria lontana dagli eccessi che sono stati all’origine della crisi finanziaria va avanti. Se la settima legislatura è stata quasi interamente impegnata dalla definizione delle misure d’emergenza per fronteggiare la crisi bancaria e finanziaria, quella che si è aperta a luglio avrà il compito di occuparsi non solo dell’implementazione effettiva di tali misure, ma anche di una valutazione complessiva del quadro regolatorio che è stato messo in piedi in questi anni”.
 “L’esercizio condotto dalla BCE con gli Stress Test e con l’Asset Quality Review ci ha confermato che la grande maggioranza degli istituti di credito ha una quantità di capitale sufficiente a sostenere un possibile scenario avverso. Tuttavia non possiamo nascondere che la taratura dei criteri scelti dalla BCE per effettuare questi test ha penalizzato in più larga misura quei paesi e quei sistemi bancari che hanno un core business maggiormente incentrato sul finanziamento alle imprese e alle famiglie. Viceversa, gli istituti di credito attivi nel campo degli strumenti finanziari più complessi - come ad esempio i derivati - hanno risentito meno degli effetti negativi della simulazione di una contrazione del Pil e di conseguenza hanno superato con più facilità gli stress test”. “Il paradosso – ha detto ancora Gualtieri - è che il Comprehensive Assessment della Bce, lungi dall’incentivare l’attività di prestito a famiglie e imprese, rischia di fornire un incentivo perverso agli istituti di credito e di spingere verso un’ulteriore sofisticazione del sistema finanziario. Si tratta di un elemento che va tenuto in seria considerazione e che va corretto”
“Il passo avanti sul tema dell’Unione bancaria – ha sottolineato Gualtieri - va accompagnato da un netto cambio di rotta nel campo della politica economica e della governance macroeconomica europea. Solo l’introduzione di nuove e più incisive misure per la crescita e una interpretazione meno burocratica del Patto di Stabilità potranno evitare che le periferie europee cadano nel cono d’ombra dei paesi più forti”.
“In questa prospettiva – ha detto ancora Gualtieri - si inserisce l’importante tema del rilancio degli investimenti su scala europea. Si tratta di una questione fondamentale che è stata già messa in agenda dalla nuova Commissione e più volte ribadita dal Presidente Juncker durante le sue audizioni in Parlamento.
 
SINTESI DELL’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DEL GRUPPO PSE
AL PARLAMENTO EUROPEO GIANNI PITTELLA
 
 “Abbiamo bisogno – ha esordito il Presidente del Gruppo PSE al Parlamento Europeo Gianni Pittella - di un sistema bancario che serva le comunità e i territori”.
“Il rilancio dell' economia europea passa attraverso un sistema bancario più resiliente ed attivo. I Rapporti Liikanen e il rapporto DeLarosière hanno evidenziato alcuni elementi di criticità del sistema bancario europeo che è bene ricordare. Innanzitutto, i rischi connessi al too big too fail, il rischio cioè che gli istituti di credito assumano dimensioni così rilevanti da dovere essere necessariamente salvati con denaro pubblico, anche a fronte di comportamenti rischiosi e irresponsabili”.
“La sindrome del too big too fail incoraggia l'azzardo morale e questo determina esternalità negative che mettono a rischio la stabilità sistemica. Un'altra criticità osservata attiene all'eccessiva opacità e complessità della struttura bancaria, legata ad una sovrapposizione tra attività di investimento e attività di raccolta dei depositi. Si è assistito ad istituti bancari che nel tempo si sono trasformati in hedge funds tradendo così la propria vocazione originaria”.
“La risposta a queste criticità – ha detto Pittella - si chiama pluralismo, pluralismo bancario in Europa. Accanto a grandi gruppi internazionali e a banche d'investimento devono allora prosperare sistemi bancari di tipo mutualistico e cooperativo, legati al territorio e al servizio dell'economia reale”.
“Le banche cooperative, a differenza di altre tipologie di banche, non sono la causa dell'attuale crisi. Al contrario, nonostante il difficile contesto, hanno moltiplicato gli sforzi a sostegno dell'economia reale permettendo di mitigare gli effetti della crisi grazie all'alto livello di capitalizzazione e il basso profilo di rischio”.
“Sarebbe pertanto ingiusto - ha detto ancora Pittella -  se proprio queste banche, che innervano l'economia reale, dovessero pagare i costi di una crisi che hanno subito e non provocato. E' pertanto necessario che nell'elaborazione della legislazione bancaria e finanziaria, i decisori pubblici tengano conto dell' esigenza di salvaguardare il pluralismo bancario”.
“Nella scorsa legislatura, ci siamo battuti per tenere conto dell'eccezione identitaria cooperativa. Penso ad esempio al caso del Meccanismo Unico di Supervisione Bancaria, dossier di cui sono stato responsabile per il gruppo socialista, e in cui si è raggiunta una posizione avanzata che riconosce nei fatti l'importanza e la specificità di realtà come quelle cooperative. Si è infatti elaborato un sistema in cui la supervisione unica della BCE si esercita con diversa intensità a seconda della dimensione della banca: maggiore è il valore degli asset detenuti da un istituto, più intensa è la supervisione della BCE. Questo vuol dire che Francoforte non supervisiona direttamente le banche locali a meno che esse non presentino rischi sistemici”.
“Su queste battaglie il nostro Paese è stato unito. Centro destra e centro sinistra restano forze diverse ma sulla difesa degli interessi fondamentali in Europa non possiamo permetterci alcuna divisione”.
Nuove battaglie vi aspettano in futuro. Nei primi mesi della nuova legislatura, ci siamo già attivati per modificare l'orientamento della commissione europea che aveva proposto un atto delegato sul Fondo Unico di Risoluzione che non teneva in debito conto della specificità delle banche cooperative. Siamo riusciti ad ottenere un nuovo atto delegato che consente alle BCC di contribuire al Fondo Unico di Risoluzione in maniera minore di quanto previsto originariamente grazie soprattutto al riconoscimento del ruolo del vostro Fondo di Garanzia Istituzionale”.
“L' Europa ha bisogno di cooperative forti – ha concluso Pittella - Il sistema di banche cooperative europee è un esempio di solidarietà e l' Europa trae la sua linfa da questo stesso valore. Per questo, in nome della solidarietà, le banche cooperative e l'Europa saranno sempre alleate”.
 
SINTESI DELL’INTERVENTO
DEL DIRETTORE DELLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI ANDREA NOVELLI
 
Per il Direttore della Cassa Depositi e Prestiti Andrea Novelli si  possono individuare rilevanti punti di contatto, similarità e complementarietà tra la mission storica della Cassa Depositi e Prestiti e quella del sistema BCC.
 
Oltre alla condivisione di un record ultra - centenario in termini di operatività al servizio del Paese (160 per la CdP e di poco inferiore, 131 anni per il sistema BCC) si possono enucleare – ha detto Novelli – anche altre affinità:
 
  • l’attenzione ed il commitment della crescita responsabile e sostenibile del territorio e delle comunità locali;
  • la promozione della cultura di accumulo del risparmio individuale e la tutela-protezione dello stesso attraverso l’offerta di prodotti di investimento: “non speculativi”, offerti per il tramite di reti capillari di raccolta volte a raggiungere tutte le fasce sociali, ma in particolare i ceti medio-bassi e i bacini più decentrati;
  • l’intervento con misure di sostegno all’economia secondo criteri volti al perseguimento di finalità di interesse generale e di sviluppo sociale, non necessariamente guidate da logiche di ritorno economico di breve periodo;
  • il forte impegno nella green economy e nel miglioramento della qualità dei servizi di pubblica utilità.
 
“Nello stesso tempo si rileva, nell’ambito di forti affinità rispetto ai fini istituzionali – dice ancora Novelli -  un diverso target di destinatari, il settore Pubblico e quello Privato, i cui interventi, resi possibili grazie a CdP e alle banche di Credito Cooperativo, contribuiscono sinergicamente allo sviluppo del territorio e delle comunità locali”.
 
“In una logica di supporto all’economia, in contesto congiunturale molto difficile, negli ultimi 5 anni (da fine 2009) anche CdP – ha proseguito il Direttore Generale - è stata chiamata ad intervenire a sostegno del mondo imprenditoriale, attraverso varie misure tese a facilitare l’accesso al credito di imprese ed in modo particolare delle PMI. Questa attività è svolta in stretta collaborazione con il sistema bancario di cui le Banche di Credito Cooperativo, attraverso una proficua e costante collaborazione con ICCREA Banca Impresa, hanno costituito una delle componenti di maggior successo dell’intero programma”. I dati lo testimoniano:  al 30 giugno 2014 le risorse rese disponibili da CdP, a valere sul plafond PMI, hanno consentito al sistema del Credito Cooperativo – attraverso la mandataria ICCREA - di erogare oltre 1,5 mld € (pari al 11,7% del totale erogato) a circa 8.400 PMI (la quota di mercato degli impieghi del sistema BCC-CR + Istituti Centrali allo scorso dicembre era pari al 10,8%).
 
COSTITUITA LA CONSULTA NAZIONALE
DEI “GIOVANI SOCI” DEL CREDITO COOPERATIVO
 
Sono ad oggi 71 i Gruppi “Giovani Soci” delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali presenti in 14 Federazioni Locali delle BCC. Un coinvolgimento, quello dei soci con età inferiore ai 35 anni, che si è sviluppato in maniera organica all’interno del Credito Cooperativo a partire dal 2004 e che si è consolidato fino ad assumere i caratteri di una esperienza originale e di coinvolgimento attivo di oltre 150 mila giovani su tutto il territorio.
 
Compito dei Gruppi “Giovani Soci” è fungere da stretto collegamento tra le banche del territorio e le rispettive comunità locali, con particolare attenzione ai temi dell’occupazione giovanile e della promozione d’impresa, in raccordo con le iniziative nazionali di sistema (su tutti il progetto “Buona Impresa!” del Credito Cooperativo (www.buonaimpresa.it).
 
Per conferire maggiore organicità al sistema dei “Giovani Soci”, il 20 novembre a Roma i referenti dei Gruppi si sono riuniti per dare vita ad un coordinamento nazionale con l’obiettivo di rafforzare le relazioni esistenti, migliorare la circolarità e la condivisione delle informazioni, con particolare riguardo alle best practices realizzate sul territorio.
 
E’ stata definita la costituzione di una “Consulta Nazionale” (cui faranno parte 2 rappresentanti per ogni Gruppo), di un Comitato di Coordinamento eletto all’interno della Consulta Nazionale e composto da almeno un rappresentante per ogni Federazione Locale e di 3 portavoce che saranno eletti all’interno del Comitato di Coordinamento.
 
Il Regolamento della nuova “Consulta Nazionale” è stato approvato dal Consiglio Nazionale e dal Comitato Esecutivo di Federcasse. Un apposito momento dedicato alla promozione ed alla diffusione dell’iniziativa è stato dedicato ai Giovani Soci nell’ambito  dell’Assemblea. Le iniziative dei Gruppi, particolarmente attivi nella comunicazione social, sono riportate nel sito www.giovanisocibcc.it nonché sulle pagina Facebook “Giovani Soci BCC” e sul profilo Twitter @GiovaniSociBCC.
 
 
PREMIO “TraguardiDEE” 2014
 
Nel corso della Assemblea è stato consegnato alla Presidente di Human Foundation e della Fondazione MAXXI, Giovanna Melandri, il Premio “TraguardIDEE”, promosso da iDEE, l’Associazione delle Donne del Credito Cooperativo. 
Il Premio “TraguardIDEE” viene attribuito ogni anno a personalità esterne al Credito Cooperativo che si sono contraddistinte nella società e nel lavoro per il loro impegno a favore della valorizzazione del ruolo della donna.
 
Questa la motivazione per il conferimento del Premio: “Giovanna Melandri è stata promotrice della legge contro la violenza sessuale e di numerose altre iniziative volte alla tutela delle donne e alla diffusione della formazione come strumento per promuovere la partecipazione femminile alla politica.
La presidente Melandri, più di recente, nella veste di Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive, ha lanciato il programma di sostegno ad imprese giovanili con il progetto “Giovani idee cambiano l'Italia”; ha siglato l'intesa con l'Associazione Bancaria Italiana per il programma “Diamogli Credito”; ha istituito il Fondo per le politiche Giovanili e ha costituito il Fondo per lo Sport per tutti.
L’attenzione alle donne e ai giovani è centrale anche nel progetto di sviluppo e crescita del Credito Cooperativo e dell’Associazione iDEE.
Nell’ultimo anno, come Presidente dell’Advisory Board italiano del Social Impact Investment Task Force, ha coordinato tale attività sottolineando il grande potenziale della finanza sociale in termini di impatto, che si esprime soprattutto nella capacità di attivare processi di sviluppo, di innovazione e di inclusione sociale.
Giovanna Melandri è testimone dell’impegno e della professionalità femminili profusi con uno spirito di condivisione e di rinnovamento che la avvicinano molto ai valori della cooperazione”.
 
 
     Roma, 21 novembre 2014
 
 
 
 
 
 
 
 
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