01/12/2010 Assemblee
A Roma, il 26 novembre, l’ Assemblea annuale di Federcasse
Si è svolta il 26 novembre scorso a Roma l’Assemblea annuale della Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali (Federcasse).
         
L’ Assemblea quest’anno ha avuto per  argomento “Cantiere Futuro. Costruire insieme la rinascita della comunità Italia”. Un tema che la relazione del Consiglio Nazionale letta dal Presidente Alessandro Azzi ha declinato in relazione al contributo sostanziale offerto dalle oltre 400 BCC italiane allo sviluppo del nostro Paese, con particolare riferimento alla situazione sociale ed economica in atto ed all’azione costante delle banche di territorio a sostegno di famiglie ed imprese.
 
All’Assemblea hanno partecipato il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi, il  Presidente dell’Abi Giuseppe Mussari, il  Presidente di Confcooperative Luigi Marino, il Presidente di Confartigianato Giorgio Guerrini, la Vice Presidente di Confindustria con delega per il Mezzogiorno, Cristiana Coppola.
 
L’intervento del Ministro Sacconi
“Le BCC sono un patrimonio straordinario del Paese” ha esordito il Ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ricordando il grande lavoro che le banche locali cooperative hanno svolto a sostegno dell’economia reale, da quando la crisi finanziaria è esplosa. “E oggi – ha aggiunto - ci sono incoraggianti segnali di ripresa” .
E’ però un periodo delicato, sottolinea il Ministro, “ed occorre comprendere che stiamo entrando in una dimensione nuova, nella quale debolezze strutturali come  un livello abnorme di debito pubblico o la spesa fuori controllo in alcuni settori chiave, come la sanità,  non potranno più essere tollerate”. Da qui la necessità di agire, tutti insieme, con senso di rinnovata responsabilità.
“Dobbiamo riuscire a dare dimensione pubblica ai valori della tradizione nazionale” ha detto ancora il Ministro, sottolineando come questo significa lavorare per il bene comune, per il ben-essere della Comunità Italia riscoprendo quel senso di appartenenza che può aiutare a darci una visione da uomini “liberi e forti”, per citare il famoso appello di don Sturzo agli italiani.
Sacconi ha ricordato poi come l’Italia abbia resistito meglio ai contraccolpi della crisi grazie a tre elementi chiave: la bassa dimensione del debito privato, l’alta propensione al risparmio da parte delle famiglie, gli attivi bancari. “Su questi elementi virtuosi occorre ripartire - ha detto - con il collante essenziale del sistema bancario locale rappresentato degnamente e con successo dalle Banche di Credito Cooperativo e dalle Casse Rurali”. Delle BCC, Sacconi ha sottolineato la loro capacità di “fare sistema” e di sviluppare una rete di qualità, come dimostra – ha detto – anche il progetto del nuovo Fondo di Garanzia Istituzionale”. Nello specifico del sistema bancario, per Sacconi occorre “riportare la valutazione del merito creditizio sul territorio e fare, sempre di più e meglio, banca sul territorio. Un imperativo che vale, anche e soprattutto, per le grandi banche”.
Sulla Banca del Mezzogiorno, in conclusione, Sacconi ha ricordato come questo strumento sia davvero in grado – con uno sforzo congiunto tra soggetti privati ed il “pubblico” – di  aiutare la ripresa dei territori del Sud, in una logica di nuova ed autentica sussidiarietà.
L’intervento del Presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari
“Abbiamo iniziato una timida ripresa” ha esordito il Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Giuseppe Mussari. “Un processo che ora, però, dovrà essere accompagnato da misure che segnino davvero una discontinuità forte rispetto al passato”. Il mondo bancario italiano è pronto a fare questo, dice Mussari, rivendicando come – dallo scoppio della crisi – le banche italiane abbiano messo in piedi strategie di consolidamento senza gravare, neppure per un euro, sui contribuenti attraverso aiuti pubblici”.
Nello specifico della cooperazione di credito, Mussari ha detto: “Il segmento dell’industria bancaria che voi rappresentate deve essere fiero del contributo che fornisce all’economia del Paese ed anche all’idea stessa di banca della quale è portatrice: una banca legata alle imprese ed alle famiglie, che conosce le opportunità del territorio in cui opera, che mette nelle migliori condizioni le realtà produttive a realizzare i propri progetti e creare benessere per i cittadini in termini di maggiore reddito e maggiore occupazione”: “ Le banche piccole e locali – ha  concluso Mussari – sono una ricchezza per l’intero sistema bancario nazionale, un sistema che rivendica con orgoglio, nel suo assieme e senza distinzioni, la sua estraneità a fenomeni che hanno originato la crisi e che fonda nell’idea della banca per l’economia reale e per lo sviluppo delle famiglie e delle imprese la sua assoluta ragione d’essere”.
 
L’intervento del Vice Presidente di Confindustria, Cristiana Coppola
 
“La febbre alta è passata ma il paziente ha ancora bisogno di cure” ha esordito la Vice Presidente di Confindustria Cristiana Coppola, riferendosi anch’essa alla crisi ancora in atto. Siamo quindi in una fase delicata nella quale ogni sforzo deve essere finalizzato al massimo rendimento. E questo è ancora più importante per quanto riguarda il Mezzogiorno.  
La vice presidente Coppola ha quindi ricordato alcune iniziative realizzate insieme al sistema bancario, come l’avviso comune a favore delle pmi che ha dato ossigeno all’economia reale o l’utilizzo del fondo di garanzia sempre a favore delle piccole e medie imprese (8 miliardi di euro di finanziamenti).
Altro strumento che può aiutare a sviluppare l’economia locale, soprattutto al Sud, la costituenda Banca del Mezzogiorno. “I principi  ai quali si ispira, e cioè il ricorso a meccanismi di mercato, il legame  con  il territorio, l'attenzione alle esigenze dello sviluppo – ha detto -  sono ampiamente  condivisibili  e  non  vanno disattesi.”.
 
L’intervento del Presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini
 
“La crisi – ha sottolineato Giorgio Guerrini, Presidente di Confartigianato - è servita per trovare nuove modalità di confronto tra banche e imprese. Ora bisogna fare tesoro di questa esperienza di dialogo per aprire una fase nuova di sostegno virtuoso da parte delle banche per accompagnare gli imprenditori verso la ripresa”. “Il localismo bancario – ha continuato il Presidente di Confartigianato - ha permesso all’Italia di sviluppare il suo sistema produttivo che è composto per il 99,4% da piccole imprese. In questo senso ci aspettiamo un impegno particolare dalle banche più radicate nel territorio, come le BCC, che da sempre si mostrano concretamente sensibili alle esigenze di sviluppo degli artigiani e delle piccole imprese”. “Liberare le imprese dai legacci che gravano” ha detto Guerrini,deve essere ora un impegno prioritario per il governo, con il concorso delle parti sociali. “ma sarà importante costituire anche una efficiente rete di servizi, nella logica della sussidiarietà”. Guerrini ha quindi concluso ribadendo il ruolo cardine dei Consorzi Fidi sul territorio, con i quali le BCC hanno già “stabili e costruttivi rapporti”.
 
L’intervento del Presidente di Confcooperative, Luigi Marino
 “Le Banche di Credito Cooperativo e le Casse Rurali attraversano la crisi, ma non stanno semplicemente sulla difensiva” ha esordito il Presidente di Confcooperative, Luigi Marino: “la attraversano con la consapevolezza del loro ruolo economico e sociale, con spirito di innovazione”.
A proposito della situazione attuale (“uno sciame sismico che ancora attraversa molte economie”), Marino ha detto: “L’Italia ha tenuto meglio di altri Paesi in questa crisi strutturale. E questo, per diversi i motivi, tra i quali il risparmio delle famiglie, patrimonio del Paese; la determinazione con cui il Governo e il Ministro dell’Economia ha mantenuto la difesa dei conti pubblici; la tempestività del Ministero del Welfare di estendere gli ammortizzatori sociali per evitare emergenze più gravi”. “Infine, ma non da ultimo, fondamentale il ruolo del Credito Cooperativo che ha dato robustezza ai territori, e che dovranno ora proseguire nel loro processo di rafforzamento della rete”.
 
La relazione del Presidente Azzi – Sintesi
* Costruire il futuro. Partendo dalle eccellenze.
“Per ripartire, per rilanciare la crescita, occorrono delle “discontinuità”. Se giocassimo una partita a scacchi, servirebbe la capacità di fare la mossa del cavallo. Ovvero la mossa imprevedibile”. Questo l’esordio della relazione del presidente Azzi. Sin dalle prime battute, una relazione incentrata sulla ricerca di quelle eccellenze che oggi possono davvero consentire al Paese di “costruirsi” un futuro degno di questo nome, al di fuori di schemi precostituiti. E tra le eccellenze vi sono certamente le Banche italiane “lontane dalle origini della crisi anche per la loro vocazione a sostenere soprattutto l’economia reale” e – specificamente – le BCC: “infrastrutture direttamente espresse dai territori, interlocutori privilegiati di milioni di famiglie e micro, piccole e medie imprese. Produttori di capitale sociale, chiamati a costruire “sviluppo comunitario”, a favorire la circolazione della fiducia, a stimolare la crescita del tessuto di relazione e di connessione locale”.
 
*  I dati di sistema.
 
Il Presidente Azzi è quinti passato a presentare i dati del sistema BCC al 30 giugno 2010: 421 aziende con 4.300 sportelli (il 12,8% degli sportelli bancari italiani), una presenza diretta in 2.672 comuni e 101 Province. I soci, cresciuti in un anno del 5 per cento, sono ora prossimi ad un milione e centomila, i clienti oltre 5,6 milioni (+1,8%).
 
La raccolta diretta complessiva è stata di 151,2 miliardi, cresciuta in un anno del 6,8% a fronte del 2,6 del resto del sistema bancario. Particolarmente interessante la dinamica degli impieghi: le BCC hanno confermato la loro vocazione anticiclica di banche “prossime” alle esigenze dell’economia reale, certificando 131,7 miliardi di prestiti, con una crescita dell’ 8.8 % contro il +6% del resto del sistema bancario. Il patrimonio è di 19,2 miliardi di euro (+3,9%).
 
In particolare, i finanziamenti erogati alle famiglie consumatrici  sono cresciuti del 14% su base annua e costituiscono ad oggi quasi il 31% del totale dei finanziamenti erogati dal Credito Cooperativo.  I finanziamenti alle famiglie produttrici sono cresciuti dell’8,3% su base d’anno (contro il +5% dell’industria bancaria complessiva). I finanziamenti alla clientela imprese, pari a giugno 2010 a oltre 87,3 miliardi di euro, presentano una crescita annua del 6,1% a fronte della sostanziale stazionarietà registrata nel resto dell’industria bancaria.
 
* Le BCC contro la crisi. Il “prezzo della coerenza”.
Negli ultimi trenta mesi – ha ricordato il Presidente -  le comunità economiche e sociali servite dalle BCC e dalle Casse Rurali  hanno potuto fare affidamento su tre straordinari punti di forza offerti dal sistema del Credito Cooperativo: liquidità, patrimonio, sviluppo degli impieghi. Per quanto riguarda il patrimonio, l’aggregato ”capitale e riserve” ammontava al giugno scorso per le BCC a 19,2 miliardi di euro, con un tasso di crescita annuo del 3,9 per cento, e con un  valore di tier 1 ratio medio pari al 14,2%. 
“Tutto questo si è tradotto” – ha sottolineato Azzi – “nella capacità di assumere consapevolmente un maggior grado di rischio proprio nel momento maggiormente rischioso: i nostri “banchieri sociali” hanno dimostrato coraggio e anima, oltre che competenza tecnica”.
Le BCC, allora, hanno consapevolmente gestito una maggior pressione del credito in sofferenza. Alla stessa data, il rapporto sofferenze/impieghi era – difatti - pari per le BCC al 3,9%, in crescita di 7 decimi di punto percentuale rispetto allo stesso periodo del 2009. Nel sistema bancario complessivo il rapporto sofferenze/impieghi, al netto dei processi di cartolarizzazione, non realizzati dal Credito Cooperativo, è  pari a giugno 2010 al 3,6%, in crescita di 9 decimi di punto nel corso degli ultimi dodici mesi. Questo si può identificare come “il prezzo della coerenza”.
 
*  Le BCC contro la crisi:
             centinaia di iniziative sul territorio. Impegni economici rilevanti.
Soprattutto, ha ricordato Azzi: “Dallo scoppio della crisi sono state più di 250 le iniziative mirate a favore delle famiglie, delle micro-piccole e medie imprese. La maggior parte frutto di alleanze con enti locali, organizzazioni imprenditoriali e sindacali, diocesi e soggetti pubblici come Inps e Camere di Commercio. Sono il frutto di una logica cooperativa diffusa e di un approccio che punta a fare coalizione nei territori, modalità moderna e tipica della sussidiarietà praticata”. 
Ed ancora: “Sono circa 21 mila le domande giunte alle BCC e alle Banche della rete del Credito Cooperativo derivanti dall’Avviso comune per le PMI lanciato 15 mesi fa, per un totale di quasi 6 miliardi di debito residuo, di cui l’80% sono state accolte. Si tratta di uno sforzo pari a una piccola manovra economica, un volano supplementare di liquidità offerto alla Comunità-Italia dalle BCC. Le BCC hanno aderito ai programmi di messa a disposizione della liquidità lanciati dalla Cassa Depositi e Prestiti, sottoscrivendo plafond per 1,2 miliardi circa, destinati alle PMI.
 
* Le linee strategiche 2010 – 2012 del Credito Cooperativo.
Sono crescita sostenibile ed autonomia responsabile le due parole chiave sulle quali il Credito Cooperativo italiano vuole impostare la propria strategia di sviluppo.  Elementi che si sommano a quelli che già lo scorso anno erano stati individuati come prioritari: il rafforzamento della cultura e dei presidi della mutualità; l’elaborazione di nuove strategie di sviluppo territoriale; l’individuazione di nuovi strumenti di governance della rete (accelerando la costituzione del Fondo di Garanzia Istituzionale); la definizione di processi di rafforzamento patrimoniale delle singole BCC; l’elaborazione di una strategia immediata per gestire il deterioramento della qualità dei crediti.
Nello specifico della crescita, la relazione del Presidente sottolinea la necessità di “rendere ancora più robusto il nostro sistema sotto il profilo delle dinamiche economiche e patrimoniali e delle regole dello stare insieme”.
Per quanto riguarda invece l’autonomia responsabile, il Presidente si è riferito alla necessità di un corretto rapporto tra equilibrio patrimoniale ed economico proprio dell’impresa bancaria e corretto funzionamento dei meccanismi di governo della cooperativa bancaria. Ad assicurare questo equilibrio, il ruolo cardine delle Federazioni Locali delle BCC, per le quali saranno indispensabili “autorevolezza, indipendenza, capacità di intervento, competenza tecnica”.
 
* Il nuovo quadro regolamentare. Regole “opportune”, “graduali”, “proporzionali”.
Rispetto al quadro regolamentare in divenire (Basilea 3, Revisione Direttiva Mifid, Revisione della Direttiva sui sistemi di garanzia dei depositi, ecc.), il Presidente Azzi ha ricordato come Federcasse abbia “rafforzato il presidio ed avviato numerosi processi di consultazione, al fine di rappresentare nelle sedi opportune le specificità giuridiche, operative ed organizzative delle BCC e del loro sistema a rete.
 “E’ un’esigenza di equità, ma anche di efficienza – ha aggiunto -  che le regole siano opportune, graduali; proporzionali . Ma allo stesso tempo, le regole possono e debbono essere anche occasione di miglioramento purché non vissute con approccio meramente adempitivo”.
“L’adeguamento da parte delle BCC – ha sottolineato il Presidente - ai cambiamenti della regolamentazione deve continuare a essere interpretato come un percorso evolutivo volto a mantenere saldi i riferimenti sostanziali della cooperazione mutualistica indirizzando sforzi e risorse per un più efficace governo dei rischi, per migliorare la pianificazione strategica e patrimoniale, per valorizzare ulteriormente la propria natura di banca “di comunità”.
 
* La sfida della auto – regolamentazione.
“Nonostante il soffocante carico normativo – 300 provvedimenti in tre anni – il Credito Cooperativo non rinuncia a far leva su un proprio, tradizionale, punto di forza: la capacità di auto-regolamentarsi” ha detto Azzi. E due sono gli strumenti essenziali di questa strategia: il Fondo di Garanzia Istituzionale (FGI) e la riforma delle regole di governance.
Nello specifico del Fondo di Garanzia Istituzionale,  il Presidente ha ricordato come, “insieme a tutte le Federazioni Locali ed alle banche di secondo livello si sta lavorando a tre “pilastri” sui quali poggerà il nuovo organismo”.
“Il primo pilastro (relativo ai dati, al sistema di valutazione e di rating) mira a creare un sistema di informazioni ed indicatori semplice, condiviso e orientato totalmente alla prevenzione, capace di segnalare in anticipo l’emergere di potenziali momenti di crisi aziendale. Il secondo pilastro punta al rafforzamento della liquidità presente nel sistema e quindi ad accrescere la capacità di immunizzarsi da crisi che hanno duramente colpito, ad esempio, le Casse rurali e le Casse di risparmio spagnole o le banche anglosassoni, e che si sono risolte in interventi statali o delle autorità monetarie di riferimento, con forti impatti sui livelli di autonomia sostanziale e sulle capacità di sviluppo di quegli intermediari. Il terzo pilastro è quello relativo al monitoraggio dei sistemi di governo societario per le BCC con meccanismi e misure da attivare solo in caso di criticità, ovvero quando una interpretazione incauta o una gestione pericolosa dell’autonomia rischiano di creare danno all’intero sistema del Credito Cooperativo”.
“Il FGI – ha sottolineato Azzi - è dunque l’esempio-principe della capacità della cooperazione di credito di auto-disciplinarsi e di auto-proteggersi con la finalità ultima di migliorare il servizio a soci e clienti”.  “Il FGI – ha detto ancora il Presidente - è tra gli strumenti che ci permetterà di uscire più forti da questa crisi e di affrontare con maggior forza le prossime sfide commerciali e di business, che la fine della fase recessiva ci porrà davanti”.
 
* Sette idee per la rinascita della Comunità Italia.
La relazione del Presidente è quindi passata ad indicare quelle che sono autentiche priorità per lo sviluppo del “sistema Paese”. E che si possono sintetizzare in sette punti:
1.   Liberare l’intrapresa: ridurre gli oneri indiretti sull’impresa, alleggerire il peso fiscale, incentivare investimenti ed innovazione. Incoraggiando la definizione di “reti di impresa”;
2.  Rendere equa la fiscalità: c’è un problema di condivisione tra tutti degli oneri comuni, ma anche un carico eccessivo della fiscalità, sia sulle imprese che sulle famiglie. Si deve ragionare sulla introduzione del quoziente familiare come criterio per la definizione dei carichi contributivi:
3.  Costruire un’efficiente rete di servizi: è indispensabile la modernizzazione del terziario. Anche per questo settore occorre ridurre la burocrazia ed incentivata l’auto organizzazione in una logica di sussidiarietà;
4.  Coltivare l’educazione: la qualità della educazione è una emergenza del nostro Paese. Occorre colmare il gap della qualità educativa a livello territoriale e rendere coerenti i percorsi educativi rispetto alle esigenze del mondo produttivo;
5.  Favorire l’inclusione sociale: l’inclusione è un valore prezioso. Includere garantisce la crescita perché riduce i conflitti ed accresce gli apporti alla formazione della ricchezza. Ma l’inclusione richiede strategia, politica, azione. E rigore.
6.  Premiare il merito: soprattutto a vantaggio dei giovani. Penalizzati da un mercato del lavoro all’interno del quale è evidente il dualismo. E penalizzati da un sistema di tassazione che favorisce i “rentier” e penalizza i lavoratori.
7.  Rimettere al centro il bene comune. Per colmare il divario crescente tra cittadini ed istituzioni. Obiettivo da conseguire attraverso anche la formazione di una classe dirigente di valore. Ed attenta ai valori.
“La finanza responsabile, orientata all’economia reale, al lungo periodo e finalizzata alla “capacitazione” delle persone – ha concluso Azzi - può e deve fare molto rispetto a questi obiettivi”.
 
* Uno strumento per stimolare lo sviluppo: la Banca del Mezzogiorno.
 
 “E’ fondato agire – ha detto il Presidente - anche sul mercato del credito come politica di intervento in favore del Mezzogiorno. Ovviamente, anche, e non solo.” “In questa direzione si muove il progetto della Banca del Mezzogiorno, che mira a costituire una banca di secondo livello capace di rafforzare l’offerta creditizia nel sud del Paese”. “La ratio del progetto – ha ricordato - è che soprattutto un insieme di banche radicate nel territorio ed espressioni dei produttori, lavoratori e famiglie di quel territorio sia in grado di dispiegare effetti positivi nel medio termine, costruendo migliori condizioni di sviluppo”.
“Siamo impegnati – ha sottolineato Azzi -  in stretta collaborazione con Iccrea Holding ed in costante raccordo con Confcooperative, in questa difficile impresa insieme al Ministero dell’Economia e a Poste Italiane, nonché con gli altri partner del Comitato promotore della BdM: Ministero dello Sviluppo Economico, Ismea, Unioncamere.”. “In questo obiettivo – ha concluso - coinvolgeremo ulteriormente tutte le forze produttive che hanno da subito manifestato interesse e disponibilità in un’ottica di servizio all’Italia.
 
* Conclusioni.  Tutelare la “biodiversità” bancaria.
 
Nelle sue conclusioni, il Presidente ha esordito ricordando come “Il nostro Paese ha  bisogno di ripartire dalla costruzione di un nuovo spirito della “Comunità Italia”, a 150 anni dalla sua nascita. Spirito come energia, risorse, atteggiamento. E anche come anima”.
“C’è bisogno di più società e più socialità – ha sottolineato Azzi -  di un maggiore dialogo tra pubblico e privato, per fornire quelle risposte che il tradizionale welfare non riesce più a garantire. Più partecipazione, più coraggio e più apertura. Più progettualità e più politica, intesa come cura del bene comune.
Nello specifico del ruolo che possono assolvere, in questo processo, le banche italiane (“Un pezzo della Comunità Italia e quindi anche dei creatori di reddito, di occupazione, di opportunità per gli italiani”) Azzi ha ribadito la grande capacità progettuale ed il ruolo delle BCC. Ed a questo proposito, sottolineando che accanto alle grandi banche devono sussistere operatori di dimensioni minori, ha detto: “Riconosciuto valore di mercato è il pluralismo delle espressioni imprenditoriali. La biodiversità bancaria rappresentata da aziende tra loro differenti per dimensione, forma giuridica, obiettivo d’impresa, organizzazione, non è soltanto un principio da affermare genericamente, ma un fattore che favorisce la concorrenza ed il miglioramento della qualità del servizio alla clientela, l’efficienza ed il buon funzionamento del mercato”.
“Le banche italiane, lontane dalle origini della crisi anche per la loro vocazione a sostenere soprattutto l’economia reale, sono state tra quelle che non sono state sussidiate attraverso contributi pubblici. Ciò è motivo di orgoglio non solo per il settore, ma per il nostro Paese”.
“Nel prossimo futuro, ha ricordato Azzi, “sono ora in arrivo nuove norme, pensate per riformare la finanza ed evitare che si possano ripetere situazioni come quelle che hanno condotto alla crisi di tre anni fa. E se per le PMI giustamente si invoca, anche da parte della Banca d’Italia, la necessità di ridurre il peso della burocrazia e di alleggerire i gravami amministrativi, la richiesta deve valere anche per le PMI del credito”.
“Auspichiamo – ha quindi affermato Azzi - che le Autorità di governo e di controllo italiane continuino a difendere con convinzione ed efficacia tale istanza, coerente con la tipicità della Comunità Italia”.
“Al Governo e ai Parlamenti – ha concluso il Presidente - che abbiamo contribuito ad eleggere (a Roma e a Strasburgo) chiediamo di intervenire in tutte le sedi, nazionali ed internazionali, per affermare il principio di equità, il principio di responsabilità, il principio di proporzionalità. Il nostro Paese, pur con tanti e noti limiti, ha dei riconosciuti elementi di eccellenza.  Sono, di fatto, i milioni di famiglie ed imprese italiane.  Il “cantiere del futuro” può poggiare su solide fondamenta.  Ad esso le BCC sono pronte a contribuire”.
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