28/01/2010 Iniziative
Da Trapani a Forlì, in viaggio con la mafia
Il 23 gennaio la Banca di Credito Cooperativo Don Rizzo ha ospitato, nella sua sala conferenze, la presentazione di un libro sulle mafie Malitalia storie di mafiosi, eroi e cacciatori.

Un evento importante per una banca perché spesso gli istituti di credito sono sul banco degli imputati quando si parla di “borghesia mafiosa”, di colletti banchi. Un modo semplice, pulito ed intelligente per dire che quando si vuole si può essere vicini agli imprenditori ed aiutarli ad uscire da momenti difficili e che una banca può essere tale “senza sporcarsi le mani”.

Il libro presentato vuole tracciare non il ritratto dei mafiosi ma vuole rendere protagonisti gli uomini e le donne che vivono ogni giorno a contatto con questo “cancro” che divora tutta l’Italia e non solo le tre regioni tappe del viaggio.
Un itinerario che parte proprio dalla Sicilia con una scelta netta e precisa. Raccontare Trapani e la sua provincia. Quella parte della Sicilia dove la mafia si è fatta impresa già da molti anni ( e nel documentario allegato al libro lo racconta bene il dichiarante di giustizia Antonino Birrittella), che si nasconde dietro i “colletti bianchi” e la grande distribuzione.
Una mafia contro cui si battono uomini di legge come Giuseppe Linares, capo della squadra mobile di Trapani, e che come qualcuno lo ha definito è un eroe sciasciano, un letterato con la pistola. Durante il suo intervento snocciola gli arresti, le vittorie ma anche le difficoltà di chi combatte, spesso in solitudine, un nemico non superiore come numero ma forte economicamente. Parla con la passione di chi quella vita l’ha scelta e non l’ha subita ed anche le privazioni sono, per lui, più leggere in funzione dell’obiettivo da raggiungere:la cattura dell’ultimo boss di Cosa Nostra, quel Matteo Messina Denaro “padrone” indiscusso del territorio trapanese.

A fianco a lui le parole pacate e profonde di Gaetano Paci, PM alla Procura di Palermo, che nel rispetto dei ruoli e della Costituzione, ha sottolineato che nel libro manca un attore: la politica o meglio i politici che possano essere un punto di riferimento, che possano essere il rinnovamento delle passioni civili e di una cultura della legalità. Infatti per Paci è importante sempre parlare di mafie, farle conoscere soprattutto ai giovani.

Ma un filo rosso lega la presentazione di Alcamo con quella avvenuta il 26 gennaio a Forlì al Circolo della Stampa. Perché? Ma perché l’attuale questore di Forlì-Cesena è quel Rino Germanà di cui si parla nel libro (viene raccontato come tentarono di ucciderlo il 14 settembre 1992). “Sbirro” di grande capacità ed intuito, in un periodo in cui non c’erano le tecnologie moderne, aprì uno squarcio in quella mafia trapanese che sembrava tanto lontana dalla centralità del potere ma che era ed è centrale per Cosa Nostra e non solo.

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