08/05/2009 Convegni
Le BCC alla Fiera Campionaria: un convegno su cooperazione e innovazione

Cooperazione e innovazione. Sono questi i due elementi dai quali si può e si deve ripartire per uscire dalla crisi.
Questo il messaggio forte lanciato a Milano dal presidente di Federcasse Alessandro Azzi nell’ambito del Convegno “Le eccellenze dei territori e le banche di comunità. Uscire dalla crisi con un nuovo modello di sviluppo” che si è tenuto oggi, 8 maggio, nell’ambito della Rassegna La Campionaria delle Qualità italiane.

Al Convegno, coordinato dal vice direttore de il Giornale Nicola Porro, hanno partecipato anche il presidente di Symbola (organizzatore dell’evento milanese), Ermete Realacci, il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, il professor Stefano Zamagni, presidente dell’Agenzia delle Onlus, il giornalista Antonio Calabrò, il sociologo Aldo Bonomi.

“Per cooperazione - ha detto Azzi - intendiamo una nuova alleanza tra istituzioni, enti locali, forze produttive e della società civile in nome di un percorso condiviso capace di mettere a fattor comune le eccellenze e le migliori pratiche. Per innovazione pensiamo invece a nuovi prodotti, nuovi servizi, nuovi processi, ma anche un nuovo modo di concepire le attività tradizionali”.

In tutto questo, il Credito Cooperativo propone al Paese la propria esperienza nella quale questi elementi trovano un significativo punto di incontro: una esperienza capace di valorizzare le autonomie ed innovare nel sostegno all’economia locale, anche attraverso la leva del credito.

“Non è un caso – ha detto ancora Azzi – se nei primi dieci territori produttivi a carattere industriale le BCC siano presenti e molto attive. Come non è un caso se, in tempi di crisi e di restringimento del credito, le BCC abbiano continuato a garantire sostegno all’economia reale”. “Gli impieghi economici delle BCC – ha detto Azzi - nel 2008 hanno fatto registrare un tasso di crescita annua dell’11 per cento contro il 5,6 per cento medio del sistema bancario nel suo insieme, riservando un’attenzione specifica soprattutto alle imprese di dimensione minore (la quota BCC nel mercato del credito rivolto a tali segmenti è del 22 per cento per le imprese artigiane e del 17 per cento per le altre imprese minori) e dando vita a formule originali di sostegno”.

Ma la vera ricetta per uscire dalla crisi, per il Credito Cooperativo, si basa su tre elementi che la storia recente ha dimostrato irrinunciabili, vale a dire la creatività, la responsabilità e la sostenibilità. Creatività non solo frutto dell’ingegno ma anche, ormai, come “prodotto del territorio” e che impone oggi una nuova attenzione alle eccellenze locali; responsabilità come nuovo protagonismo e coinvolgimento delle forze più vive del territorio, smettendo di separare i rischi dai benefici o i profitti per pochi dalle perdite da socializzare; sostenibilità, infine, come capacità di lavorare a progetti di ampio respiro, oltre il breve termine. In finanza, questo significa far diventare “etica” tutta la finanza.
“Questa scommessa sarà vinta – ha concluso il Presidente - se, ad esempio, non dovremo più parlare di responsabilità sociale d’impresa, se non dovremo più individuare uffici specializzati, se non faremo più due bilanci, uno civilistico fiscale e uno sociale, ma ne avremo uno solo nel quale fotografare tutta intera la nostra attività permeata e improntata alle logiche della sostenibilità e della responsabilità”

Temi ripresi anche da Antonio Calabrò, autore del saggio L’orgoglio industriale, per il quale l’esperienza delle BCC è particolarmente valida perché consente oggi di avere un contatto diretto con il sistema Paese e con le sue espressioni di base. In questo senso, utile a capire prima e meglio le esigenze del territorio e la sua evoluzione”.
Per Stefano Zamagni, che ha citato l'economista Paul Samuelson, grande responsabilità della crisi è invece anche di tanti economisti che hanno costruito modelli di sviluppo disancorati dalla realtà, basati sull’assioma “grande dimensione maggiore efficienza”. Un assioma che l’esperienza ha dimostrato non sempre valido, in quanto non considera il tema dell’efficienza allocativa del credito, basato invece su relazioni buone e virtuose.
Ritornare quindi ai fondamentali della nostra cultura, fatta di “saperi” che possono e devono essere mantenuti validi o riscoperti, in una logica di innovazione, è il concetto su cui si è soffermato Ermete Realacci che – nello specifico della finanza - ha anche citato l’esperienza virtuosa dei circoli di credito e del microcredito, che sono un elemento di sintesi tra il “sapere” finanziario e la sua migliore allocazione.
“Solo tre anni fa il dibattito politico ed economico profetizzava la sconfitta del sistema Italia perché giudicato piccolo e fragile”, ha detto invece Aldo Bonomi, per il quale invece, oggi, si evidenzia la capacità di tenuta di questo tessuto produttivo, a patto che questo non venga vissuto con uno sguardo nostalgico, ma venga innovato con nuovi sistemi relazionali basati sulla fiducia e sulla rete”.

La Fiera Campionaria è stata anche l'occasione per presentare la ricerca realizzata da Symbola e dalla fondazione Edison dal titolo: ITALIA - Geografie del nuovo made in Italy. La versione preliminare della ricerca è disponibile su www.symbola.net.

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