15/03/2008 Convegni
A Bruxelles la terza convention del Credito Cooperativo europeo

La terza Convention del Credito Cooperativo europeo, che ha avuto luogo il 15 febbraio presso il Parlamento Europeo a Bruxelles, ha suscitato un considerevole interesse presso studiosi e operatori interni ed esterni alla categoria. Interesse testimoniato sia dalla forte affluenza di pubblico sia dalla partecipazione di alto livello ai dibattiti.

La giornata, articolata intorno alla presentazione di due studi (uno del Fondo Monetario Internazionale e l’altro della società di consulenza Oliver Wyman) e agli interventi di Pier Carlo Padoan, vice-direttore dell’Ocse, e di Pervenche Berès, parlamentare europea e presidente del Comitato Affari Economici e Monetari del Parlamento Europeo, ha avuto come filo conduttore una riflessione di ampio respiro sulla sostenibilità e sulla capacità di innovazione del modello europeo di credito cooperativo. Per lungo tempo, infatti, tale modello ha ricevuto una attenzione marginale sia nel dibattito accademico sia nelle analisi degli organismi internazionali. Ultimamente si è registrata una inversione di tendenza dovuta anche all’innegabile successo di questo originale modello di banca che riesce a coniugare efficienza e prossimità al territorio anche in un quadro di crescente globalizzazione dei mercati. Sono così nati studi specifici (ad esempio quelli del FMI e della Banca Mondiale) e momenti di riflessione (come il seminario organizzato dall’Ocse nel novembre 2007) volti ad interpretare le ragioni e la sostenibilità di questo modello. La terza Convention è stata quindi dedicata a fare il punto su questi temi mettendo a confronto organismi internazionali, società di ricerca e consulenza, società di rating, studiosi e rappresentanti del credito cooperativo.

Si è quindi sviluppato, lungo tutta la giornata, un dibattito ricco di spunti di riflessione nel quale si sono alternate analisi dei successi fin qui raggiunti e scenari delle sfide per il futuro. Le quattro relazioni principali hanno riconosciuto che il successo del modello cooperativo non è casuale o frutto di limiti alla concorrenza e al mercato ma conseguenza della capacità delle banche cooperative di rispondere a esigenze concrete del sistema produttivo e di adattarsi all’evoluzione del mercato e della clientela. A fronte di questo successo e degli aspetti positivi che ne conseguono (accesso al credito delle Pmi e di soggetti economicamente deboli, bancarizzazione delle zone periferiche, sviluppo locale endogeno, ecc.) le relazioni hanno cercato di delineare anche possibili aspetti problematici nonché suggerimenti per lo sviluppo futuro.

Governance cooperativa .Un primo elemento di attenzione riguarda la governance cooperativa. Il timore espresso sia dal FMI che da OW è che l’evoluzione dimensionale e la accresciuta complessità organizzativa delle banche cooperative possano rendere meno efficace la tradizionale governance cooperativa. I relatori, confermando la validità del modello cooperativo e la necessità di non snaturarlo, hanno proposto alcuni temi sui quali, a loro avviso, sono auspicabili degli interventi:
- la necessità di valorizzare il ruolo e la partecipazione dei soci;
- l’importanza di accrescere l’esposizione alla disciplina del mercato;
- la rilevanza delle sinergie di rete e della safety net;
- la necessità di lavorare ad accordi di collaborazione transnazionali tra network cooperativi.
Gli esponenti del credito cooperativo hanno, dal canto loro, ribadito che il modello di governance cooperativa è ancora attuale anche grazie alla capacità mostrata da ogni singolo network di adeguare le proprie strutture di governo e di controllo alle mutate condizioni organizzative e del mercato. Inoltre, alcuni degli indirizzi espressi dai relatori sono già parte integrante delle strategie delle banche cooperative.

Riconoscimento del ruolo. Un secondo elemento di dibattito ha preso in considerazione il riconoscimento del ruolo svolto dalle banche cooperative. Come ha ricordato Pier Carlo Padoan, in Europa, a differenza degli Stati Uniti, non vi è l’obbligo per le banche di misurare e rendere pubblico l’impegno verso il territorio. Questo è uno svantaggio per le banche cooperative perché priva il mercato di una informazione rilevante e rispetto alla quale le banche cooperative sono meglio posizionate. Proprio lo sviluppo locale viene visto come un terreno di impegno e crescita per le banche cooperative. Il vice direttore dell’Ocse vede infatti nella valorizzazione del legame con il territorio una delle prospettive più rilevanti, soprattutto se coniugata con l’impegno in alcuni settori determinanti per la qualità della vita come l’ambiente, le energie rinnovabili, l’alta tecnologia, ecc. In particolare le banche cooperative sono soggetti finanziari che godono di un vantaggio competitivo nello sviluppare partnership tra il settore pubblico locale e il settore privato in settori avanzati e per la crescita sostenibile. Sempre nell’ambito delle prospettive e delle sfide per il futuro, lo studio di Oliver-Wyman, così come l’intervento del rappresentante di Fitch Ratings, hanno delineato uno scenario in cui le banche cooperative sono chiamate a coniugare in maniera più stringente i valori cooperativi con l’efficienza economica. Infine, praticamente unanime (e richiamato anche dalla parlamentare europea Béres) è stato il riconoscimento del contributo che le banche cooperative danno alla stabilità dei mercati finanziari, fattore tanto più evidente in periodi di turbolenza come quelli attuali.                                                                  

 

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