20/11/2007 Eventi
Caritas, presentato il nuovo dossier statistico sull'immigrazione

Puntuale come ogni anno, il 30 ottobre scorso è stato presentato il XVII rapporto Caritas sull’immigrazione. Un’edizione dedicata al dialogo interculturale questa, che cade nel decimo anno dalla scomparsa di monsignor Di Liegro, fondatore della pubblicazione ed ex direttore della Caritas di Roma. Gli oltre cento redattori impegnati nella realizzazione dell’opera hanno raccolto dati, ancora una volta stupefacenti, che confermano gli elementi che fanno dell’immigrazione in Italia un fenomeno strutturale.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel messaggio in occasione della presentazione del Dossier, ha detto che “senza immigrati il sistema Italia si bloccherebbe”. Ma realisticamente il coordinatore del Rapporto, Franco Pittau, ha dovuto purtroppo ammettere che “a livello sociale si riscontra un rapporto asimmetrico, che vede gli immigrati molto interessati ad essere accettati come nuovi cittadini e la popolazione non sempre disponibile al riguardo”. Ma analizziamo i dati nel dettaglio.
La popolazione straniera regolarmente soggiornante in Italia ha raggiunto quota 3.690 mila. Per apprezzare la portata del dato, che ci porta in seconda posizione in Europa insieme alla Spagna e dopo la Germania (7 milioni), bisogna considerare che è frutto di un aumento annuale di 700 mila unità (tante quante se ne contarono nel 2002), a fronte di un incremento tedesco di sole 50 mila persone l’anno. Inoltre, negli ultimi 2 anni la crescita è stata fortissima anche in assenza di regolarizzazioni. Gli immigrati sono ad oggi 1 ogni 16 abitanti, un punto sopra la media europea.
Ogni 10 presenze immigrate 5 sono europee, 4 suddivise tra africani e asiatici, 1 americana. La Romania è al primo posto per presenze (556 mila, pari al 15,1% del totale), seguita dal Marocco e dall’Albania (oltre 380 mila l’uno, il 10% circa), dall’Ucraina e dalla Cina (rispettivamente quasi 200 mila e 186 mila, il 5%).

L’Italia è un paese destinato a superare, tra 20-30 anni, i 10 milioni di cittadini stranieri, che rappresenteranno più del 20% della popolazione. Attualmente le rimesse inviate dall’Italia sono oltre 4,3 milioni di euro, con una crescita annua dell’11,6%. La Romania, con 777 milioni di euro, è la prima destinazione dei flussi in uscita. L’incremento maggiore, però, si ha verso l’Asia.
Mentre in Francia il 40% degli stranieri si è insediata nell’area parigina, nel Regno Unito oltre un terzo gravita su Londra e in Spagna circa la metà vive a Madrid e nella Catalogna, in Italia solo un quinto si trova nelle province di Milano e Roma. 6 immigrati su 10 abitano al Nord, il 26,6% al Centro, il 13,8% al Sud e il trend d’aumento è maggiore al Sud che al Nord.
Le varie zone d’Italia presentano una certa specializzazione etnica per quanto riguarda la presenza degli immigrati. E così, per esempio, abbiamo: soprattutto ex-Jugoslavi in Friuli Venezia Giulia, soprattutto ecuadoriani in Liguria, soprattutto filippini e polacchi nel Lazio.

Le donne, seppur presenti in ugual misura rispetto agli uomini, hanno un peso molto variabile da nazione a nazione. La loro retribuzione media è soltanto pari al 58,6% rispetto a quella maschile e il tasso di disoccupazione è di un punto più alto. Le coppie miste sono 200 mila senza contare quelle di fatto e ormai 1 matrimonio su 8 coinvolge un immigrato (ma solo nel 20% si tratta di uomini).
Le acquisizioni di cittadinanza restano basse rispetto al resto d’Europa (19 mila in Italia nel 2005 contro le 162 mila del Regno Unito, le 150 mila della Francia e le 117 mila della Germania), ma hanno avuto un fortissimo aumento negli ultimi anni (non erano neanche 12 mila nel 2002). Le donne straniere hanno una fecondità doppia rispetto alle italiane.
Tra le nuove nascite è straniero 1 bambino su 10. Il tasso di attività degli stranieri è del 73,7%, 12 punti circa in più rispetto a quello della popolazione italiana. L’incidenza sulla nostra popolazione lavorativa è del 12,5% (oltre il 16% nel Nord Est). Il 40% degli stranieri lavora nell’industria, il 55% nel terziario. L’85% lavora come dipendente, più di un quarto in orari disagiati. L’incidenza degli immigrati raggiunge il 66,2% nelle attività domestiche, circa il 20% in agricoltura, in alberghi e ristoranti e nelle costruzioni. Gli immigrati producono il 6% del Pil italiano e pagano 1,87 miliardi di euro di tasse. Sono imprenditori in 141 mila, in aumento anche nell’ultimo anno nonostante le difficoltà congiunturali. Per il 70% operano nel commercio e nelle costruzioni.
Sono molto diffusi i progetti migratori a lungo termine, come dimostra l’altissima percentuale di presenze per lavoro (56,5%) e di quelle per ricongiungimento familiare (35,6%). Nel 2006 gli immigrati sono stati 1/6 di quanti hanno acquistato una casa. Gli immigrati di seconda generazione sono pari a quasi i 2/3 del totale dei minori stranieri. L’incidenza nella scuola italiana è del 5,6%, ma le iscrizioni ai licei sono soltanto il 20% del totale delle iscrizioni alle scuole superiori, preludio per un inserimento occupazione di più basso livello; molto poche le iscrizioni all’università (2,3%).

Molte le iscrizioni ai sindacati (1/3 della forza lavoro) e ben 6.300 le persone che hanno partecipato al voto amministrativo per il rinnovo di 861 amministrazioni comunali nel maggio 2007.
Quanto alle denunce penali, fatta eccezione per gli irregolari, la percentuale che riguarda immigrati e italiani è la stessa (6%).


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