03/05/2007 Eventi
Restaurata dal Credito Trevigiano la Fattoria di Villa Emo

Il restauro della grande Fattoria di Villa Emo, capolavoro del Palladio nella campagna di Fanzolo di Vedelago, nel trevigiano, è stato completato. L’imponente, elegante edificio, lungo oltre 150 metri, nel tempo era stato oggetto di manomissioni e si presentava in condizioni davvero molto precarie. Con un investimento di circa 6 milioni di euro è stato recuperato in tutte le sue parti e trasformato, nel totale rispetto per l’architettura originale, nel nuovo Centro Servizi del Credito Trevigiano, la Banca di Credito Cooperativo che nel 2004 ha deciso di porsi come mission la salvaguardia completa del monumento più celebre del proprio territorio.
All’inaugurazione ufficiale, svoltasi lo scorso 1° maggio, hanno partecipato, tra gli altri, il presidente di Federcasse, Alessandro Azzi, il vice presidente della Regione Veneto Luca Zaia, il presidente della provincia di Treviso, Leonardo Muraro, e il sindaco di Vedelago Paolo Quaggiotto,oltre naturalmente ai massimi vertici e a molti dei seimila soci della BCC.
La Fattoria sorge nell’area dove, a metà del ’400, si innalzava la villa dei Barbarigo, i nobili veneziani che nel 1535 cedettero il loro fondo di Fanzolo a Leonardo Emo. Questi, figlio di Giovanni, morì il 28 gennaio 1539 e fu l’omonimo nipote, figlio del fratello Alvise, ad ereditare il fondo e la villa già dei Barbarigo e a commissionare al Palladio la nuova dimora.
La villa palladiana, progettata intorno al 1558-60, venne innalzata a levante della vecchia costruzione dei Barbarigo. Una volta realizzata la nuova villa, la vecchia residenza divenne secondaria e, qualche decennio dopo, ne venne decisa la demolizione.
Al suo posto, nel Settecento, venne deciso di innalzare la Fattoria, il nuovo cuore agricolo dei possedimenti degli Emo. Gli esperti fanno risalire una possibile paternità della fattoria all’architetto luganese Francesco Muttoni (1668-1747), giunto a Venezia alla fine del Seicento. Il Muttoni era stato chiamato dagli Emo per dare una diversa configurazione funzionale alla villa palladiana: le due barchesse laterali, originariamente previste per gli usi agricoli, dovevano essere trasformate ad uso residenziale. Alle funzioni collegate alla coltivazione dei possedimenti avrebbe dovuto provvedere un edificio apposito, la fattoria appunto. Qui il luogo di lavoro, in villa le funzioni di direzione, amministrazione e controllo dell’attività di campagna.
Nel restauro affidato all’architetto Alberto Torsello, che ha operato in stretto rapporto con le Soprintendenze, la scelta è stata quella della “conservazione totale”, rispettando il preesistente nelle sue stratificazioni, senza manomettere nulla, conservando persino i vecchi intonaci anche là dove di evidente fattura popolare. Il nuovo Centro Servizi, con tutta la necessaria tecnologia, è entrato come “ospite” nella fattoria, adeguandosi alla stessa, rispettando in toto la lettura dell’impianto dell’edificio e delle sue originali funzioni: valgano l’esempio dei camini ottocenteschi funzionali alla bachicoltura, riscoperti e resi evidenti, o le botti che non sono state rimosse dalla vecchia cantina che le ospitava e che continuerà ad ospitarle. Inoltre, valorizzando caratteristiche originali del fabbricato e agendo con nuove tecnologie, si è voluto trasformare la Fattoria in un edificio “passivo”, ovvero autosufficiente in termini di consumi energetici.
“Questo restauro per il Credito Trevigiano - afferma il suo presidente Nicola Di Santo - è la prosecuzione di un’idea nata qualche anno fa sull’onda del movimento popolare sorto dalla preoccupazione che i terreni circostanti la villa fossero acquistati dai cavatori di ghiaia. Avremmo avuto Villa e parco assediati da enormi voragini. Il paesaggio ne sarebbe uscito completamente stravolto. Noi, che per statuto siamo impegnati nella difesa dei valori culturali ed economici del territorio, non potevamo stare a guardare e favorimmo attraverso dei prestiti agevolati l’acquisto di quei terreni. Questa sensibilità portò il conte Emo a proporci l’acquisto della Villa. Egli aveva infatti individuato in noi un interlocutore che non ne avrebbe snaturato la destinazione d’uso e, soprattutto, ne avrebbe rispettato la storia”.
“Garantita la regolare apertura al pubblico, in perfette condizioni e con tutti i suoi arredi, della Villa, del suo meraviglioso parco, resa funzionale la grande Fattoria, la nostra attenzione - continua Di Santo - è ora destinata a concentrarsi sull’antico Borgo prospiciente l’ingresso della Villa, costituito di edifici un tempo abitati dai coloni, per i quali si sta valutando il recupero architettonico e il futuro utilizzo”.
Il gruppo di lavoro che per conto del Credito Trevigiano, in accordo con le Soprintendenze, coordina il “Progetto Villa Emo” si è posto l’obiettivo di valorizzare l’intero complesso, sia in termini di tutela dell’intangibilità della Villa sia di salvaguardia ambientale, senza tuttavia musealizzare il tutto, semmai adeguando le pertinenze rustiche, nell’assoluto rispetto delle architetture e del paesaggio, alle nuove esigenze dei tempi.
Il “Modello Villa Emo” di recupero e “riutilizzo compatibile” di un bene storico è oggetto di riflessione a livello veneto e nazionale e potrebbe costituire un prototipo nel processo di salvaguardia di quell’immenso patrimonio, unico al mondo, rappresentato dalle 4.217 ville venete.



Extranet del Credito Cooperativo
entra
Area riservata ai sindaci delle BCC-CR
entra