12/12/2006 Comunicazione
Il Premio Nobel al microcredito

La povertà  è una minaccia alla pace. La frustrazione, l'ostilità e la rabbia generata dalla povertà più estrema non possono sostenere la pace in nessuna società nel mondo”. Queste le parole di  Muhammad Yunus pronunciate, lo scorso 10 dicembre, durante la cerimonia per il ricevimento del Premio Nobel per la Pace. 

L'economista del Bangladesh Muhammad Yunus e la Grameen Bank da lui fondata hanno ricevuto il Premio Nobel  “per il loro tentativo di creare lo sviluppo economico e sociale dal basso”. Attraverso la concessione di piccoli crediti la Grameen Bank, ovvero la “banca del villaggio”,  fondata da Yunus nel 1983, ha consentito di far uscire dalla miseria milioni di poveri. 

Un’iniziativa, quella della Grameen Bank, nella quale ritroviamo i valori del Credito Cooperativo, seppur sviluppati in un contesto sociale molto diverso: il microcredito, che ha nelle famiglie e nelle piccole imprese i propri interlocutori privilegiati; il localismo, cioè il legame con la dimensione territoriale e sociale di riferimento; la lotta contro l’usura; quella filosofia di fondo che è perfettamente incarnata dalla definizione di “vero sviluppo” data dall’enciclica Populorum Progressio, come “passaggio, per ciascuno e per tutti, da condizioni meno umane a condizioni più umane”; l’impegno sociale nel rispetto delle leggi del mercato. Pubblichiamo di seguito un articolo di Alfredo Ferri, presidente onorario della Cassa Rurale Banca di Credito Cooperativo di Treviglio e dell'Ecra.

 

 

Il sito del Premio Nobel

Il sito della Grameen Bank 

 YUNUS E RAIFFEISEN, UN MODELLO UNICO

Ogni tanto una buona notizia, in un mondo che si spreca in premi, riconoscimenti ed onori anche per le cose più futili. Al “banchiere dei poveri”, al professore universitario del Bangladesh Muhammad Yunus, il 13 ottobre, è stato attribuito il premio Nobel per la Pace.

Yunus ha saputo dare speranze al futuro dei poveri in una terra di poveri che i passati millenni sembravano aver destinato ad essere eternamente tali.

I poveri non sono tali per incapacità o predestinazione ma perché nessuno crede in loro, perché nessuno osa mettere nelle loro mani gli strumenti per uscire dalla miseria.

La grande stampa e i media di questi giorni non hanno forse dato il dovuto risalto all’evento. Al massimo una pagina e per un giorno solo, molto meno di quanto venga dedicato alla gran parte delle futilità che quotidianamente inondano le cronache di giornali e televisioni. Sono stati messi in evidenza quei dati e quelle notizie che fanno sensazione, tipici degli eventi finanziari e bancari, più che quelli di squisita natura sociale, con il risultato di confondere le idee parlando di quantità, di numeri di sportelli, di clienti e di impiegati come se la Grameen Bank fosse paragonabile agli istituti bancari del mondo avanzato. Per capirne la vera essenza basterebbe leggere quanto scrive lo stesso Yunus nel suo libro, di semplice ed umana lettura, “Il Banchiere dei Poveri”.

Molti si sono chiesti la ragione di un Premio Nobel “alla pace” ad un “economista e banchiere”.

Non sembra aver suscitato grande attenzione, se non come fatto locale, l’intervento concreto verso la pace, quella sociale, che Yunus, circa trent’anni fa nel 1977, ha avviato con la Grameen Bank, la “Banca del villaggio” che sarebbe più opportuno tradurre in “Banca rurale” data la localizzazione e l’operatività.

Sono le ingiustizie sociali, la povertà, le gravi disuguaglianze, le matrici delle rivoluzioni e delle guerre. Al fondo della pace c’è una buona e giusta economia: questa è la lezione che il professore ed economista Yunus sta dando al mondo dei ricchi.

Ma non solo questo. Sta insegnando che pace ed economia non sono poi così difficili da costruire.

Basta seguire dei semplici principi, quello della fiducia sull’onestà della gente, anche di chi non ha nulla da offrire in garanzia ma che ha generalmente in sé, come persona, una grande potenzialità che attende solo una mano ed un piccolo gesto.

Il mondo bancario e finanziario d’oggi è sempre più affannosamente alla ricerca di grandi dimensioni e di complesse strutture per fronteggiare le sfide dello sviluppo economico. Questo sembra ormai un imperativo assoluto. Ma anche su quest’aspetto Yunus ci sta dimostrando che anche con semplici strutture e senza capitali all’origine si possono creare strumenti d’autonomia per uscire dalla miseria.

Accanto ai numerosi gesti di pace, agli appelli quotidiani delle più alte autorità, alle bandiere colorate appese alle finestre, ai cortei e alle manifestazioni aggiungiamo anche la lezione economica di Yunus.

Per le istituzioni che praticano il credito cooperativo l’assegnazione del premio Nobel al fondatore della Grameen Bank è stato un giorno di festa. E’ stata la conferma che i principi alla base del credito fondato sulla fiducia nell’uomo e sulla sua fondamentale onestà ed operosità sono sempre di primaria importanza in una società libera ed operosa nella quale vorremmo vivere.

Nell’onorare l’opera di Yunus non possono mancare i riferimenti ad analoghi interventi che un secolo e mezzo fa hanno interessato lo sviluppo della società.

Intendo qui riferirmi in particolare al movimento di credito al quale ha dato vita nel 1847 Federico Guglielmo Raiffeisen con la creazione delle “Case Sociali di Credito”. La Renania, i vari Paesi Europei, l’Italia, se pur avevano riferimenti come storia, cultura, economia diverse dal Bangladesh dove ha operato ed opera la Grameen Bank, avevano in comune lo stessa povertà, l’avarizia dei ricchi, l’usura, la mancanza di mezzi e di speranze, gli stessi problemi sociali ai quali dare risposte.

Accanto al libro di Yunus “Il Banchiere dei poveri” metterei con pari importanza e dignità quello dedicato a Raiffeisen “Un uomo vince la miseria” di Franz Braumann. E’ la seconda storia che inviterei a leggere per avere la conferma della semplicità degli strumenti, della bontà dei principi, della necessità di continuare sulla stessa strada che è ben lungi dall’essere terminata e che continuerà fino alla fine dell’avventura umana.

Scrive Muhammad Yunus : “…Non è solo il credito che può spazzar via la povertà. E’ solo una delle porte, per quanto grande, che la gente può imboccare per uscire dalla miseria. Altri sbocchi possono essere reperiti. Si tratta soprattutto di avere una diversa conoscenza delle persone, del mondo in cui esse reagiscono… ogni persona è estremamente importante… ha un potenziale illimitato e può influenzare la vita degli altri all’interno della comunità e delle nazioni anche oltre i limiti della propria esistenza…”.

Federico Guglielmo Raiffeisen scriveva nel suo libro “Le Casse Sociali di Credito” ,pubblicato nel 1866 a Neuwied, le stesse cose, diffondeva gli stessi principi. Anche quest’opera di Raiffeisen può essere utilmente letta per conoscere questa parte dei movimenti sociali a cavallo gli ultimi due secoli.

Sia Yunus che Raiffeisen non amano la carità, né gli aiuti assistenziali, vogliono che i poveri partecipino al loro destino uscendo dalla umiliazione della esclusione. La forma cooperativa predicata da Raiffeisen e lo spirito di “villaggio” che anima i due movimenti sono esattamente gli stessi, sono retti dall’orgoglio del “fare da sé”, dal mutualismo, dalla libera accettazione dei principi democratici.

Se il sistema Raiffeisen, del “Credito Cooperativo” si è diffuso in larga parte del mondo, sia pure con qualche modifica ed adattamento, vedi le “Credit Unions” e le “Caisses Populaires”, il sistema Yunus si sta diffondendo ancora più velocemente ed è oggi un modello di grande attenzione da parte di tutti i Paesi, compresa l’Europa.

Contribuirono e contribuiscono al processo di pace sociale. E’ per questa ragione che quanti praticano il Credito Cooperativo od operano nel campo del microcredito si sentono anche loro onorati per il Premio Nobel conferito a Muhammad Yunus.

Un riferimento anche alle Casse Rurali Italiane, ora Banche di Credito Cooperativo, non può in quest’occasione mancare. Hanno percorso un lungo cammino dal 1883 ad oggi, creando un forte sistema, ma conservando lo spirito del mutualismo e quello del localismo, in altre parole del “villaggio”.

La complessità delle reti con le società sorte attorno (“gli altri sbocchi” indicati da Yunus) non hanno fatto venir meno le motivazioni della loro nascita, evitando sin qui di ricercare illusorie crescite attraverso vie finanziarie non connaturate con i loro principi.

Ho avuto la fortuna di conoscere personalmente il professor Muhammad Yunus nel marzo del 2002 a Milano in occasione di un convegno sul microcredito. Vestiva la semplice tunica chiusa al collo, color tortora, tipica del suo “villaggio” e, come unico segno occidentale, scarpe marrone in cuoio.

Il piacevole colloquio, forzatamente breve, la serenità del suo volto, l’intelligenza ad illuminare gli occhi, la parola semplice mi sono tornate alla mente mentre con gioia apprendevo del prestigioso Premio che gli veniva assegnato

di Alfredo Ferri 

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