11/05/2006 Interviste a...
Una nuova economia civile: intervista a Edoardo Patriarca

Edoardo Patriarca
Edoardo Patriarca

Intervista a Edoardo Patriarca, portavoce nazionale Forum Permanente del Terzo Settore, organismo nazionale che unifica le molteplici voci dell´economia civile: associazionismo, volontariato e cooperazione sociale. Un´occasione per verificare lo stato dell´arte del Terzo Settore alla luce dei recenti interventi legislativi. Di Davide Grilli


Quali ritiene siano i punti di forza e di debolezza del Terzo Settore in Italia?
L´eterogeneo e variegato mondo dell´Economia Civile è ormai giunto ad una fase di maturazione che lo vede protagonista di sviluppo sin dall´ultimo decennio del secolo scorso. Eppure la spinta motivazionale data dalla volontà di “esserci” lo identifica in migliaia di piccole e piccolissime realtà territoriali che sin dagli anni ´70 crescono in termini quantitativi, dove le reti relazionali sono consolidate ma deficitarie di competenze e ancor più di risorse finanziarie.

Al proprio interno le stesse organizzazioni devono - se vogliono essere “socialmente competitive” - sviluppare capacità profetiche di risposta ai bisogni, crescere sul piano del knowhow gestionale circa il management dei servizi alla persona e non limitarsi a piccole iniziative sul territorio. Soltanto un vero salto di qualità può essere volano di crescita per la nascente impresa sociale, appena concepita a livello normativo.


Pensa che attraverso nuovi meccanismi di finanziamento l´Economia Civile possa in breve tempo giungere a quella fase di autosostentamento così da renderla indipendente rispetto al settore pubblico?
Diverse sono state le proposte e le riforme provenienti dal mondo politico ed accademico.
La prima, nella sostanza ancora poco incisiva, è costituita dalla leva fiscale che lo Stato attraverso criteri di meritocrazia e di universalità dei diritti potrebbe mettere in atto verso le imprese sociali … Tuttavia il mondo politico attualmente non ha ben compreso le potenzialità che il Terzo Settore potrebbe avere se messo nelle condizioni, di ottimizzare il proprio operato – attraverso particolari incentivi fiscali. Nessuna istituzione dell´Economia Civile chiede assistenzialismo ma solo l´opportunità di crescere al pari di tutte le altre piccole e medie imprese. Di conseguenza ciò che ci si aspetta dai futuri governi è che sia consentito, attraverso meccanismi concorrenziali, anche all´impresa sociale di essere operatore economico parimenti alle piccole e medie imprese.

La seconda proposta concerne la defiscalizzazione delle donazioni, inizialmente prevista dalla l. 460/1997 (c.d. legge sulle Onlus) e poi ampliata dalla “+ dai – versi” che consentirebbe a determinati settori di espandersi giungendo ad un´offerta qualitativamente migliore con maggiori benefici percepiti dall´utente e la possibilità di accrescere le capacità progettuali per l´ente erogatore.

La terza proposta riguarda l´istituzione di un Fondo per l´eccellenza indirizzato a coloro che grazie ad una visione innovativa di lungo periodo mettano in atte buone prassi volte alla contaminazione valoriale della comunità intera.


A due anni dall'indagine sulla Finanza Specializzata per il Terzo Settore come giudica il rapporto tra sistema bancario e Terzo Settore?
Il Terzo Settore imprenditoriale è un tassello strategico per lo sviluppo locale territoriale ma la strada è ancora lunga poiché è necessario comprendere a fondo attraverso quali strumenti e strategie si può patrimonializzare il valore di un territorio non fondandosi solo su principi valoriali ma dando a esso anche una chiara e sostanziale connotazione economica.


Reputazione del sistema bancario e sviluppo del territorio, cosa possono fare le banche affinché questo binomio possa tornare vincente?
La sfida che è già alle porte vede come protagonisti due fattori: la capacità progettuale, una nuova cultura del territorio, idee nuove di sviluppo locale tra imprese profit, enti del Terzo Settore e amministrazioni pubbliche affinché l'unione delle tre forze possa dare come risultato finale la crescita a livello comunitario del capitale sociale inteso come punto di fusione tra knowhow e relazionalità solidale.


L'ONU ha indetto il 2005 come Anno Internazionale del Microcredito: ritiene che il settore bancario abbia pienamente compreso la funzione sociale di rispondere alle esigenze di soggetti formalmente non bancabili?
Il microcredito in Italia non è sviluppato come in Bangladesh o nel Sud del mondo dove già si sono sperimentate pratiche di successo ma nei prossimi anni gli istituti bancari dovranno costruire “solidi ponti” rispondendo alle richieste di quelle famiglie che non essendo in grado di autosostentarsi dovranno ricorrere al credito anche per le spese primarie.

Ed è in merito ad una reciproca comprensione circa i propri ruoli e la propria responsabilità che banche, cittadini e società intera devono affrontare un futuro complesso ma certamente luminoso.
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