23/02/2006 Cooperazione
Azzi: I tre fattori del futuro delle cooperative

Alessandro Azzi
Alessandro Azzi

“Efficientamento della rete e delle strutture associative e imprenditoriali di servizio, potere-dovere delle aziende cooperative di non snaturarsi, responsabilità di chi legifera”. Queste i tre fattori dello sviluppo dell´impresa cooperativa, non solo bancaria, indicati dal presidente di Federcasse Alessandro Azzi al convegno organizzato da Glocus e da Confcooperative alla Camera dei Deputati – Palazzo del Seminario, nel pomeriggio del 22 febbraio dal titolo Il ruolo delle imprese cooperative per la competitività dell´economia italiana.

“In uno scenario sempre più complesso in cui anche i piccoli imprenditori hanno necessità di essere messi in rete – ha ricordato sempre Azzi -, le piccole banche locali, per non essere ‘figlie di un dio minore´ sono chiamate ad offrire sbocchi che quegli interlocutori da soli non riescono a darsi, offrire servizi e prodotti efficaci, essere sul mercato.”

L´incontro di riflessione e analisi sulle prospettive future della cooperazione – già “tema caldo” di qualche mese fa – è stato diviso in un panel iniziale coordinato e introdotto da Linda Lanzillotta (Glocus) e un secondo animato dal giornalista di Europa Stefano Menichini. Nell´ambito dei due tavoli hanno preso la parola Tiziano Treu (DL Margherita), Gilberto Seravalli (Università di Parma), Piero Fassino (Democratici di Sinistra), Giuliano Poletti (Legacoop), Francesco Rutelli (DL Margherita) e Maurizio Beretta (Confindustria).

In entrambi i tavoli della discussione è stato presente il presidente di Confcooperative Luigi Marino che ha rimarcato l´anticiclicità e l´eccezionalità della crescita delle cooperative rispetto alla stasi di altre imprese pur in un momento di forte flessione dell´economia. “E´ un settore, quello cooperativo – ha ribadito Marino – che incide del 7% sul Pil (nel 1995 era il 3%) e per un milione di posti di lavoro sull´occupazione.” Ed ha quindi messo in guardia dal rischio di un possibile danneggiamento delle cooperative per ricercare un presunta par condicio che potrebbe rischiare di risolversi in una minor condicio. “Molti di quelli che in questi mesi hanno parlato della cooperazione - sempre il presidente di Confccoperative - hanno dimostrato di non conoscerla bene chiedendo che fossero tolti privilegi che in realtà non esistono più da tempo”.

Il presidente di Federcasse, Alessandro Azzi ha, inoltre, prefigurato uno scenario futuro in cui “avranno un loro ruolo imprese bancarie di grandi dimensioni anche più grandi delle attuali se possibile, per seguire lo sviluppo europeo dei mercati; banche medie, e questo è il settore più delicato, e banche piccole e locali per erogare crediti a quella che è la spina dorsale del modello di sviluppo italiano, le piccole e medie imprese. Anche per continuare a sostenere l´evoluzione e lo sviluppo del capitalismo di territorio che caratterizza in modo fondamentale la nostra economia”.

Da questo punto di vista, ha ricordato Azzi “le banche (o meglio il sistema di banche) che oggi incarnano e promuovono il capitalismo comunitario e popolare sono identificabili essenzialmente in quelle la cui proprietà è nelle mani di soci-cooperatori come le BCC-CRA che da oltre 120 anni vivono e operano in sul territorio promuovendone lo sviluppo”.
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