30/06/2005 Unione Europea
L´Unione Europea dopo i ¨no¨ al Trattato

La ratifica del Trattato costituzionale potrebbe richiedere non meno di due anni e vicende alterne; lo stesso diniego alla ratifica espresso nei referendum francese e olandese lascia pensare ad un procedimento ancora lungo e complesso. Eppure molte delle novità in esso previste sono destinate a far fronte alle nuove sfide che l´Unione europea si trova, già da ora, ad affrontare per effetto dell´allargamento a 25 paesi.

Sarebbe grave se gli Stati membri congelassero per un certo tempo tutte le urgenze di efficienza, democrazia e trasparenza che la nuova situazione pone, in attesa della conclusione del processo di ratifica. Se invece alcune delle innovazioni previste dal Trattato, specie quelle di carattere istituzionale e procedurale, fossero attuate sin da ora, se ne trarrebbero diversi vantaggi.

Basti pensare al fatto che l'adozione di misure che consentono un'applicazione anticipata di alcune delle innovazioni più significative del Trattato costituzionale renderebbe da un lato più agevole lo stesso processo di ratifica, mettendo a tacere alcune interpretazioni allarmistiche; dall'altro consentirebbe allo stesso Trattato, una volta entrato in vigore, di diventare rapidamente operativo ed efficace. Peraltro, proprio perché indipendente dalla ratifica, l'anticipazione di alcuni istituti del Trattato potrebbe essere una buona contromisura verso lo scetticismo europeo.

Quali possono essere, dunque, le anticipazioni del Trattato? Se ne possono individuare almeno sei per i profili istituzionali e procedurali.
La Presidenza del Consiglio dell'Unione in passato ha sempre fatto i conti con problemi di discontinuità e incoerenza. Il nuovo Trattato riforma il sistema di rotazione della presidenza attraverso la nomina di gruppi di tre Paesi cui affidare la presidenza stessa per un periodo di 18 mesi, con l'eccezione per il Consiglio relazioni esterne.

Poiché il Consiglio è autonomo per quanto riguarda la propria organizzazione interna, potrebbe, in applicazione provvisoria del nuovo Trattato, decidere sin da ora di designare gruppi di tre Paesi che, a turno, reggano la presidenza.
L'istituzione del Ministro degli esteri è il rimedio, previsto dal nuovo Trattato, alla scarsa visibilità e alla incoerenza della politica estera dell'Unione.

Il Ministro dovrebbe raccogliere l'eredità degli attuali ruoli del Commissario per le relazioni esterne e dell'Alto rappresentante per la politica estera. Peraltro, i Capi di Stato e di governo hanno già designato come futuro Ministro degli esteri Javier Solana. Sarebbe sufficiente dunque un accordo tra gli Stati membri per conferire fin d'ora a Solana alcuni poteri previsti dal Trattato, specie con riferimento alla posizione dell'Unione all'interno delle Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite.

Il nuovo trattato costituzionale riconosce ai paesi del gruppo Euro una significativa autonomia. Si prevede in primo luogo la possibilità che tali paesi nominino un proprio Presidente per un periodo di due anni e mezzo; a questi spetterebbero alcune funzioni di rappresentanza esterna e potrebbe avviare una esperienza di cooperazione rafforzata tra gli stessi paesi.

Poiché gli stessi paesi dell'Eurogruppo hanno già avviato un'esperienza in tale senso, nominando Jean Calude Junker loro Presidente, non si vede perché non possano anticipare quelle funzioni di rappresentanza esterna previste dal nuovo art. 111 del Trattato. Il Trattato costituzionale assegna un particolare rilievo al ruolo dei Parlamenti nazionali in seno all'Unione.

Si prevede infatti che le assemblee legislative ricevano comunicazione diretta (e non dunque tramite i propri governi) dei progetti legislativi e delle iniziative delle istituzioni dell'Unione. Inoltre si prevede che un terzo dei Parlamenti nazionali possa chiedere che la Commissione europea riesamini una proposta di legge che essi ritengono contraria al principio di sussidiarietà.

Sarebbe politicamente opportuno, oltre che tecnicamente possibile, avviare sin d'ora il funzionamento di questi meccanismi inter-istituzionali. Così come una collaborazione più stretta tra le istituzioni europee dovrebbe, e potrebbe, avviarsi sin d'ora anticipando quanto il nuovo Trattato prevede per la definizione dei programmi legislativi annuali e pluriennali.

Programmi che la Commissione dovrebbe precedentemente coordinare con Parlamento Europeo e Consiglio. Infine, un maggiore spazio potrebbe riconoscersi alla concertazione con le parti sociali. Il nuovo Trattato costituzionale prevede infatti che nel processo di adozione di leggi e di leggi quadro europee, siano attivati quei meccanismi di coinvolgimento delle parti sociali interessate destinati a canalizzare il consenso in fase di elaborazione del testo legislativo e ad agevolare la valutazione di impatto della nuova normativa.

In conclusione, si ha l'impressione che alcuni degli atteggiamenti più ostili alla nuova Costituzione europea potrebbero essere indeboliti – se non addirittura smantellati – se solo si desse avvio ad una prima attuazione della stessa, dove possibile. Saremmo infatti messi di fronte non solo ad un segnale politico assai significativo, ma anche alla prova concreta della validità delle scelte sancite nella nuova Costituzione.

di ANGELO RINELLA
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