07/01/2005 Unione Europea
L´Europa ha bisogno di nuovi imprenditori

La Commissione europea è tornata a sottolineare l´importanza della promozione in Europa di un ambiente più favorevole all´accesso delle piccole imprese e dei piccoli imprenditori al microcredito.

Il microcredito (un prestito inferiore ai 25 mila euro) è riconosciuto come uno strumento efficace per promuovere lo spirito imprenditoriale, elemento chiave per chi vuol creare e sviluppare la propria impresa.

Secondo una recente inchiesta, il 93% del totale ( 22 milioni) delle Pmi europee sono microimprese (da 0 a 9 dipendenti). Tra le Pmi europee l´accesso al finanziamento resta percepito come l´ostacolo maggiore allo sviluppo. L´accesso al finanziamento è particolarmente difficile per chi promuove una nuova impresa, mentre è più agevole per le imprese già operanti. La difficoltà per ottenere microprestiti aumenta quando a richiedere il finanziamento sono donne, persone senza lavoro o appartenenti a minoranze etniche.

Il microcredito quindi non solo risponde ad una esigenza di spirito imprenditoriale e crescita economica ma favorisce anche l´inclusione sociale.
Il tema del microcredito per le piccole imprese nuove o esistenti è oggetto di interesse da parte delle istituzioni dell´Unione da vari anni. In particolare, il Consiglio dei ministri industria nel dicembre 2000 ha deciso di aprire un meccanismo di garanzia specificatamente dedicato al microcredito nell´ambito del programma pluriennale europeo per le imprese e l´imprenditorialità (2001-2005).
Il meccanismo è gestito dal Fondo europeo degli investimenti (Fei) per conto della Commissione.

Nel dibattito in corso per il rinnovo del programma pluriennale si chiede venga riconfermato anche in avvenire come strumento finanziario per stimolare in questo modo gli intermediari finanziari nazionali alla promozione di attività di microcredito. Una seconda azione “incitativa” è stata realizzata dalla Commissione nell´ambito del processo di allargamento attraverso programmi di promozione dell´accesso al credito per le Pmi dei 10 nuovi paesi.

Nel marzo 2003 il Consiglio europeo ha invitato per la prima volta gli stati membri a riservare una attenzione particolare al microcredito per incoraggiare l´avvio e lo sviluppo di piccole imprese. L´Europa non ha imprenditori a sufficienza - veniva denunciato - e chi inizia non ha un facile accesso al credito. Nel novembre dello stesso anno la direzione generale Imprese della Commissione europea ha reso pubblico il rapporto commissionato ad un gruppo di esperti dal titolo “Il microcredito per la piccola impresa e la sua creazione: colmare una lacuna del mercato”.

Oltre ai microprestiti viene evidenziata la necessità di servizi non finanziari alle imprese, in particolare il tutorato, la formazione e l´assistenza tecnica, che risultano essenziali per accrescere le possibilità di successo delle nuove iniziative imprenditoriali.

L´accesso delle microimprese al finanziamento non costituisce un fenomeno nuovo. Dal XIX secolo, le Casse di Risparmio e le Casse Rurali ed Artigiane sono state i principali fornitori di microcredito. Tuttavia, il microcredito fornito dalle banche non è più sufficiente per rispondere alla domanda. Il sistema bancario percepisce spesso il microcredito come un´attività ad alto costo di transazione e a debole rendimento.

Di conseguenza, nel corso degli ultimi venti anni sono sorte nuove istituzioni di microcredito che, conformemente alle legislazioni nazionali, hanno assunto varie forme giuridiche: società anonime, istituti di microfinanza, fondazioni, società di beneficenza o associazioni. Inoltre, stiamo assistendo ad un proliferare di piattaforme e reti che associano realtà che fanno microfinanza.

Solo per citarne alcune: Rete Europea di Microfinanza (EMN - European Microfinance Network, www.european-microfinance.org), Centro di Microfinanza per l´Europa Centrale ed Orientale e per i paesi dei Nuovi Stati Indipendenti (MCF - Microfinance Center for CEE and NIS, www.mfc.org.pl) e Rete Europea di Istituzioni Finanziarie (NEFI - Network of European Financial Institutions, www.nefi.be).

Per completare il panorama, va poi ricordato anche il notevole attivismo europeo della cosiddetta finanza etica e solidale, che solo parzialmente coincide con le realtà prima descritte. Siamo dunque di fronte a un settore in rapido sviluppo, che va ancora cercando chiari punti di riferimento e che è difficile inquadrare in forme più organiche. È materia però che deve interpellare profondamente il sistema di Banche di Credito Cooperativo.
Non solo per strategia e tattica di posizionamento sul mercato, ma per fedeltà alla propria missione.

di Enzo Pezzini
Extranet del Credito Cooperativo
entra
Area riservata ai sindaci delle BCC-CR
entra