28/12/2004 Sistema offerta
¨Radici¨, storie di ordinario credito

Vado in banca, dunque esisto. O meglio, faccio un altro - e importante - passo in avanti in questo paese, l´Italia, dove non solo vivo e lavoro, ma comincio a mettere radici.

Questo lo spirito di Radici, il conto corrente multiservizio nato nel marzo del 2003 grazie a un´idea della Federazione delle Banche di Credito Cooperativo dell´Emilia Romagna, in collaborazione con la Facoltà di Economia dell´Università di Bologna, per agevolare l´accesso al credito e il trasferimento del denaro nei paesi di origine per i lavoratori immigrati con regolare permesso di soggiorno che vivono nel nostro Paese. Infatti, nelle 12 BCC emiliano-romagnole che hanno aderito al Progetto immigrati, i conti correnti bancari Radici attivati fino a questo momento sono 851, anche se i correntisti stranieri ammontano ad oltre 5 mila.

Mentre, proprio grazie a questo progetto, più di 170 imprenditori immigrati hanno ottenuto finanziamenti a medio termine per un totale di 4 milioni e 250 mila euro. Insomma siamo di fronte a un progetto che comincia a dare i suoi frutti da un pezzo, non solo dal punto di vista dell´integrazione e dell´affermazione dei diritti ma anche in termini prettamente “bancari”. Perché una buona idea non solo aiuta le persone - in questo caso i cittadini stranieri - a cui è indirizzata, ma funziona e rende anche alle banche, e non soltanto dal punto di vista dell´immagine.

Samira Aarrad, 36 anni, marocchina, in Italia dal 1993, ha aperto un conto corrente bancario presso l´agenzia di Faenza del Credito Cooperativo Ravennate e Imolese. “Due anni fa ho chiesto un prestito per tornare in Marocco per le vacanze - racconta - ma la mia banca dell´epoca me lo ha rifiutato. Stavo con loro da tre anni. All´inizio mi hanno detto che dovevano studiare il mio caso, ma poi la faccenda è cominciata ad andare per le lunghe. Era ormai la fine di luglio e la fabbrica di calze per la quale lavoro con un contratto a tempo indeterminato avrebbe chiuso all´inizio di agosto. Allora ho pensato di cambiare”. Anche in questo caso, come in molti analoghi, a funzionare è stato il passa parola.

“Sono stati degli amici marocchini a consigliarmi di passare al Credito Cooperativo. Avevano chiesto un prestito per acquistare un´automobile e si erano trovati bene. Allora ho aperto il conto, ho chiesto anch´io un prestito e in due giorni ho avuto una risposta positiva: 3 mila euro da restituire in un anno”.

L´accesso al credito, in altri casi, serve per avviare o per sostenere piccole attività imprenditoriali. È il caso di Said Sharkawi, palestinese israeliano, anche lui in Italia dal 1993 e anche lui residente a Faenza. Un anno fa Said Sharkawi ha aperto una rosticceria, gastronomia e stuzzicheria mediorientale, che su richiesta offre anche servizio di catering. “La prima difficoltà per un imprenditore straniero è trovare gli enti giusti, muoversi nel complicato percorso della burocrazia”, racconta Sharkawi. “Io sono socio della Confesercenti - continua - perché mi sono occupato di export di mobili e macchinari verso i paesi del Medio Oriente. Ma, nonostante la mia esperienza, ottenere un prestito non è stato così facile. Infatti, prima di rivolgermi al Credito Cooperativo ero già passato per due o tre banche. I direttori mi ricevevano, ma si limitavano a prendere nota. Eppure, pur essendo straniero, ho anche una casa di mia proprietà”.

Said Sharkawi ci accoglie nella sua gastronomia nelle prime ore del pomeriggio. È situata nel cuore della città. A quest´ora il locale è chiuso per la pausa pomeridiana, il bancone è vuoto e tutto intorno regna un ordine perfetto. Le pareti sono color pastello, i tavoli, le sedie, il banco e gli scaffali sono nuovi. “Non è solo un´impresa economica, ma anche un progetto di diffusione della nostra cultura”, spiega Sharkawi. Ed infatti il locale è frequentato prevalentemente da italiani, che qui possono trovare una ricchezza di cibi “diversi” altrimenti introvabili a Faenza: non solo il più noto kebab, ma anche falafel, hummus e sambusa.

Papa Youssoupha Sene, senegalese, lo incontriamo a Savignano sul Reno (Romagna Est). Per via del suo nome troppo lungo, tutti lo chiamano Papis. Papis, altissimo, magro e sorridente, ha un conto presso il Credito Cooperativo da due anni, e alcuni mesi fa ha ottenuto un prestito di 2.500 euro che restituirà nell´arco di tre anni. “Avevo bisogno di un aiuto economico”, spiega. “Avevo appena preso un monolocale in affitto e dovevo mandare i soldi a casa. E poi anche mio fratello mi aveva chiesto un sostegno”. Fino a qualche tempo fa Papis lavorava in un ricamificio della zona, poi però è stato assunto in un supermercato, dove si occupa del magazzino, di rifornire gli scaffali e di tutto quello che, di volta in volta, c´è da fare. La sua è una storia classica di emigrazione. “Ho 28 anni e vengo da Dakar - racconta -, “il destino ha voluto che lasciassi il mio paese e ora voglio restare in Italia. Ho 11 fratelli e sorelle, di cui tre che studiano all´università. Io sono stato l´unico a partire, all´inizio ero clandestino, poi sono riuscito a regolarizzarmi. Mi piacerebbe un giorno aprire un´attività in Senegal, per rendere autonoma la mia famiglia. Non ho ancora deciso esattamente, ma potrei pensare ad acquistare alcuni taxi”.

In Senegal Papis per due anni ha studiato fisica e chimica all´università. “Non voglio restare al supermercato per tutta la vita”, dice. “Ho le capacità e le possibilità di fare di meglio. Quando sono arrivato in Italia ho comprato subito un dizionario di italiano, e mi sono messo a studiare da solo. All´inizio mischiavo sempre col francese, ma poi ho cominciato a parlare meglio in italiano”. Ma le cose sono iniziate ad andare meglio in tutti i sensi. In principio, infatti, Papis aveva il proprio conto corrente all´Ufficio Postale, ma quando la sua situazione ha cominciato a stabilizzarsi è passato alla BCC. Perché era più vicina a casa sua e perché era più facile accedere a un prestito. “Molti miei amici hanno bisogno di un prestito, ma hanno il permesso di soggiorno scaduto. Per me invece non è stato difficile: mi hanno chiesto un contratto a tempo determinato e la firma di un altro straniero che garantisse per me. Ora molti di noi hanno il problema della casa, perché gli affitti sono troppo cari. Ma per avere un mutuo ci vuole una buona base di partenza. Ci vorrebbe un finanziamento al 100%”. E difatti dopo il lavoro, la regolarizzazione, il ricongiungimento con la famiglia, la casa è un altro passo fondamentale per mettere radici.
di Antonella Patete
Extranet del Credito Cooperativo
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