27/09/2004 Comunicazione
Banche locali al Sud. Un ruolo concreto ed insostituibile

Alessandro Azzi
Alessandro Azzi

Forse è vero, il nostro Mezzogiorno è meno “bancarizzato” rispetto ad altre grandi aree italiane ed europee. L´analisi svolta di recente dall´on. Tremonti, secondo il quale, l´assenza di banche locali nel Sud – siano esse grandi, medie o piccole - sarebbe insieme causa e prova della sua crisi e del suo mancato sviluppo è condivisibile in molti passaggi. Tuttavia non in quello fondamentale. Non è vero che il Sud non ha proprie banche. Allo scorso mese di marzo erano 149 le banche aventi sede nell´Italia meridionale: 111 Banche di Credito Cooperativo (BCC), 30 spa, 8 banche popolari. Delle 38 non BCC, 8 risultavano non appartenere a gruppi bancari.

Ora, si può sostenere che queste decine di banche esistono ma non riescono a incidere come ci si aspetterebbe. Resta il fatto che banche autoctone nel Sud lavorano, alcune da oltre cento anni, con un radicamento e una conoscenza del territorio inimitabili. E con numeri non trascurabili. Limitandomi al mondo che meglio conosco, sono 500 gli sportelli delle BCC (in oltre 400 comuni, in 130 dei quali costituiscono l´unica realtà bancaria) con 126 mila soci. La raccolta diretta supera i 10 miliardi, mentre 6 miliardi è il totale degli impieghi: entrambe le voci crescono a ritmi interessanti. Il 35% del totale dei crediti va agli artigiani e alle famiglie produttrici.

Più in generale, il peso di banche locali autentiche come le BCC nelle regioni del Sud non appare trascurabile: 10,7% in Campania, 12,8 in Sicilia, 15,5 in Puglia, 16,1 in Calabria, 18,4 in Basilicata, 38,5 in Molise. E le comunità locali che si sono date una propria banca possono vantare un dinamismo e una vivacità imprenditoriale in genere maggiori rispetto a quelle comunità che non dispongono di banche autenticamente locali. Posso testimoniare come vi sia una forte voglia di costituire banche locali, cooperative, mutualistiche nel Mezzogiorno da parte delle forze attive sul territorio.

Decine di comitati promotori di BCC sono sorti e sono al lavoro in Sardegna, Sicilia, Puglia, Campania, Calabria, Abruzzo. Noi seguiamo, assistiamo, sosteniamo tecnicamente e culturalmente tali iniziative.
E´ rilevante non solo quanto credito si eroga ed a che prezzo, ma chi lo eroga, con quale spirito. Con quale reale impegno e quale fine ultimo. E´ importante discernere chi opera nel territorio da chi è espressione del territorio.

Le banche locali sono “del”, “nel”, “per” il territorio. E la conoscenza diretta, la prossimità, la sussidiarietà, la capacità di relazione sono vantaggi tipici delle banche locali.
Salvaguardare, rafforzare, modernizzare il localismo bancario nel Mezzogiorno è una priorità del Credito Cooperativo da molti anni. Sono convinto che il credito locale sia una leva strategica per “naturalizzare” lo sviluppo, per esaltare le risorse materiali e immateriali di quella comunità, per costruire l´identità di quel territorio.
Per tale motivo, oltre a sostenere la nascita di nuove BCC, purché solide e con serie prospettive di stare sul mercato, abbiamo costituito una apposita banca in forma di società di capitali che ha la finalità di rilevare aziende o rami di aziende in difficoltà, procedere al loro risanamento e alla ri-trasformazione in banca locale.

Abbiamo investito risorse significative per diffondere una cultura del controllo dei rischi sempre più qualificata. Abbiamo promosso una dozzina di accordi di collaborazione tra BCC del Nord e BCC del Sud, che hanno permesso di far circolare esperienze e competenze, di condividere le migliori prassi, di intervenire a sostegno dei mezzi patrimoniali, di dare una mano – gratuitamente – ad aziende bancarie appartenenti alla stessa rete in modo da migliorare il servizio alle famiglie e alle imprese, soprattutto quelle più piccole condotte da giovani, del Mezzogiorno.
Extranet del Credito Cooperativo
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Area riservata ai sindaci delle BCC-CR
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