13/07/2004 Cultura
Microcredito: la grande finanza dei più poveri

Secondo l´ultimo rapporto della “Microcredit Summit Campaign” sono oltre 67 milioni i clienti totali del microcredito. A fine 1997 erano 13 milioni e mezzo, l´obiettivo è arrivare a raggiungere quota 100 milioni di destinatari entro il 2005, proclamato dall´Onu ¨Anno Internazionale del Microcredito¨. Quali, secondo Lei, i motivi di tale successo?

Non lo definirei un successo ma una presa di coscienza che i grandi investimenti non producono gli effetti desiderati, mentre crescono povertà e miseria ovunque, anche nel cosiddetto primo mondo. Occorre arrivare direttamente alle comunità locali e alle famiglie, vere protagoniste dei cambiamenti.

Quando nel febbraio 1997 fu lanciato a Washington l´obiettivo del Microcredit Summit , sentivamo che un´utopia si stava realizzando, che tanti anni di impegno a volte apparentemente senza risultati, stava gradualmente aprendo una breccia nelle coscienze e nelle istituzioni pubbliche. Durante i colloqui con i funzionari italiani della Banca Mondiale avevamo constatato vivo interesse per le esperienze che stavamo attuando di finanza etica, non tanto per i numeri quanto per la qualità dei risultati generati dal mutuo sostegno tra risparmiatori e finanziati, dall´utilizzo di criteri di lavoro che mettono l´uomo al primo posto, e non il profitto a tutti i costi.

In questi anni l´accesso al credito, l´accompagnamento fiducioso, un rapporto personale solidale e basato sulla stima reciproca, hanno dimostrato che i poveri sono affidabili, che il microcredito può cambiare la vita delle persone, innescando autostima, desiderio di riscatto e determinazione, guidati da un´effettiva speranza di cambiamento.

Un piccolo esempio: se un bambino avverte che la maestra o i genitori lo giudicano incapace, svogliato, pigro, come può impegnarsi a migliorare? D´altra parte se si fa trovare tutto pronto e confezionato (assistenzialismo), come mette in gioco se stesso faticando, cadendo e rialzandosi?
Il microcredito non è una novità, dall´ Africa all´Asia, come nei paesini veneti, sono sempre esistite forme di mutuo aiuto, ma rimanevano circoscritte localmente.

Da un lato il Prof. Yunus della Grameen Bank del Bangladesh, con la sua determinazione, è riuscito a portarlo all´attenzione generale; dall´altro la finanziarizzazione dell´economia e le enormi distorsioni e disuguaglianze, spingono sempre più persone a porsi interrogativi sulla corretta gestione del denaro.

I nostri nonni, soci di una cassa rurale, hanno potuto acquistare macchinari o terreni o semplicemente una vacca, per superare l´estrema miseria, hanno visto i figli inserirsi nel mondo del lavoro e i nipoti studiare… oggi milioni di persone chiedono nel mondo le stesse cose, hanno diritto di potersi riscattare, di dimostrare di valere.
Il successo è rendersi conto che il credito è un diritto umano, che va sostenuto ed accompagnato da umiltà, rispetto e “compartecipazione”.

Agli inizi del novecento erano i sacerdoti e le persone facoltose a scegliere di aiutare i contadini e gli artigiani, appoggiandoli nella costituzione di una banca cooperativa e diffondendo idee innovative per esempio nel settore della coltivazione o dell´allevamento (vedi l´attivazione dei consorzi agrari); oggi sono le famiglie comuni, anche attraverso piccole scelte quotidiane, come boicottare imprese non corrette, acquistare il caffè del commercio equo e solidale, o un Certificato di Deposito dedicato al Sud del Mondo, che consentono piccoli passi avanti verso un reale sviluppo.

Grazie a volontari che hanno scelto di iniziare nuovi percorsi, rinunciando anche al proprio posto di lavoro, grazie all´appoggio degli studiosi e delle università, di persone semplici che hanno intuito i valori essenziali, si è riusciti a compiere passi fondamentali, che necessitano ora riconoscimenti pubblici, leggi specifiche, ecc.

Fatou, Victoria, Patricia, ma anche Cinzia, Rita e Laila. Sono tante le donne protagoniste delle storie raccontate nel suo libro “ Dateci credito ”. Per molte di loro il microcredito ha una funzione ben più ampia di un semplice prestito: è un forte strumento di riscatto sociale e culturale. La dignità della persona - ed in particolare delle donne - passa anche attraverso il microcredito?

Dignità di vita significa molto, anche non sentirsi completamente sottomessi al volere del padre o del marito o del figlio, semplicemente perchè considerate inutili, o unicamente serve e fattrici, o comunque incapaci; significa non dover sempre chiedere o sentirsi dire: ¨sprechi continuamente in sciocchezze, sei sempre qui a chiedere, spendi e spandi...¨

Non occorre andare lontano per ascoltare queste umilianti espressioni, quanto avviene oggi nei Sud del mondo è stato il pane delle nostre mamme e contribuiva a decostruire la stima di se stesse, ad allargare abissi di depressione.
Dal Bangladesh al Perù, dalle campagne alle periferie urbane, quante donne con un piccolo sostegno economico e la fiducia di altre persone riescono ad uscire dalla spirale di emarginazione! E noi mamme o figlie del Nord del mondo, come possiamo non sentire la necessità, non penso alla parola “dovere”, ma proprio al bisogno, di sostenerle in questo percorso, perchè conosciamo in parte il loro dolore e vogliamo accompagnarle?!
Ci sono sacche di povertà estrema anche in Italia, che sembriamo voler ignorare e che invece “urlano” l´impotenza dei più piccoli.

La Caritas Italiana con il Consorzio Etimos stanno sperimentando un progetto di microcredito e accompagnamento tecnico-formativo nelle zone colpite dal più recente terremoto, con microcrediti alle famiglie per la ricostruzione della casa o di un´attività. Questa è una strada maestra per risolvere i problemi.
Anni fa ho acquistato una borsa confezionata in India, c´era attaccato un bigliettino microscopico e illeggibile; alla Bottega del mondo mi hanno spiegato che è il messaggio della donna che l´ha confezionata. Con amore ringrazia dell´opportunità di lavoro, della stima dimostrata acquistando qualcosa che ha fatto con passione e si sente unita da un legame di solidarietà. Per me questo oggetto è importante e mi insegna il velo valore delle cose e del lavoro.

“Un nuovo mondo è possibile, anzi esiste e lavora” c´è scritto nel suo libro “Dateci credito”. Sono sempre di più le persone che si avvicinano al volontario e alla finanza etica con consapevolezza. Quali secondo Lei le ragioni di questo atteggiamento positivo?

La nostra storia ha radici nella povertà, molte generazioni di adulti hanno vissuto una guerra che aveva prosciugato ogni energia, io ricordo che si faticava ad arrivare a fine mese con un solo stipendio. Abbiamo forse nel sangue la solidarietà, perché abbiamo anche noi attraversato lo stesso mare.

Mio nonno aveva frequentato la scuola solo fino alla terza elementare, era un contadino senza alcuna proprietà terriera, aveva 9 figli che ha lasciato orfani a 44 anni; ma era anche considerato un uomo retto e saggio e per questo l´avevano chiamato alla presidenza della cassa rurale locale.
Il mio bisogno profondo di solidarietà nell´economia e nella finanza è un dono che lui mi ha fatto, alimentato dalla formazione in oratorio, perché dia altri frutti.

Se non ci sono opportunità e sostegno anche finanziario per le persone in difficoltà, non è possibile alcun cambiamento sociale, cosa di cui il mondo ha estremo bisogno, lo dimostra l´adesione al terrorismo che viene spesso da fasce di popolazione disperate o annichilite.
Il cambiamento nasce solo quando si diventa consapevoli, chi è nella miseria percepisce le difficoltà ma non riesce a fare passi avanti, chi vive dignitosamente non può chiudere gli occhi o credersi su un´isola felice. Lo dimostra il fatto che in Banca Popolare Etica oltre il 50% dei risparmiatori sceglie di investire nei Sud del Mondo e nel microcredito in Italia.

Cresce la coscienza non solo della necessità e dell´impegno verso una finanza etica, ma anche verso un commercio rispettoso e giusto, una politica solidale e attenta… Forse, “addormentati” da mille lusinghe, facciamo fatica ad essere concreti e costanti nelle scelte, forse abbiamo bisogno di “coltivare” con passione i nostri ideali e valori, troppo spesso ancora parliamo di queste istanze e poco realizziamo, bisogna impegnarsi molto di più.
Ho fiducia e penso che non dobbiamo avere paura, paura di non capire i processi finanziari, paura di non incidere nella storia, paura che il nostro agire controcorrente sia inutile. Per avere coraggio bisogna stare insieme, lavorare insieme a molti altri.

L´economista Stefano Zamagni parla di “principio della contaminazione”: l´economia privata insegna all´economia civile e viceversa. Da questa contaminazione può nascere sviluppo nel Sud del mondo?

Sicuramente è fondamentale un contagio reciproco, perchè l´economia civile ha colto istanze e idee innovative, risponde con strumenti originali e con l´entusiasmo giovanile, ma ha bisogno della determinazione, dell´efficienza, della “capacità di stare sul mercato” e di fare impresa che vengono dall´economia privata, del resto praticamente quasi tutti i dirigenti di questo settore provengono da esperienze nel mondo cosiddetto Profit.

Il contagio non è facile, talvolta è addirittura ostacolato da paure e diffidenze reciproche.
E´ un percorso ancora poco sperimentato, per paura di contaminarsi da un lato e dall´altro per sfiducia nel cambiamento.
Ad esempio nel mondo della finanza etica c´è il timore di perdere la purezza dell´idealità collaborando con le istituzioni tradizionali, oppure di essere “usato” per rifarsi una facciata ormai rovinata o riconquistare una fetta di mercato.
Si crede che occorre di costruire qualcosa di nuovo, perchè appare impossibile cambiare strutture fortemente delineate ed anche i risparmiatori spesso non credono alle proposte “etiche” della banca tradizionale.

Da parte delle istituzioni c´è stata incredulità, quanti avrebbero scommesso che la Banca Popolare Etica sarebbe nata e si sarebbe sviluppata così vorticosamente?
Quasi che l´eticità non fosse oggi più applicabile al mondo della finanza; è un controsenso se pensiamo che alla base deve esserci un rapporto di fiducia, e la fiducia nasce nel momento in cui si riconoscono all´altro valori fondamentali.

Se qui nei Nord non collaboriamo, non crediamo tenacemente in uno sviluppo sostenibile per tutti con la partecipazione di tutti, nei Sud non avverrà il cambiamento.
In America Latina si stanno moltiplicando esperienze di “reti” solidali di imprese, di cooperative che scambiano prodotti i conoscenze in modo solidale; ci chiedono di allearci con loro, in modo paritario e mutualistico e le nostre forze vanno unite, non disperse.

“Etimos” è un consorzio che raccoglie risparmio in Italia a sostegno di programmi di microfinanza nei paesi del Sud del mondo. Non sono molti gli organismi che si occupano di microcredito, tanto che nel 2003 è stata inviata alla Banca Mondiale e alle banche regionali di sviluppo una lettera firmata da oltre 600 parlamentari - britannici, giapponesi, statunitensi, canadesi, australiani e messicani - per chiedere di destinare alla microfinanza più dell´attuale 1% delle sue risorse.

Fare microfinanza non è facile, perché costoso in termini di denaro, di tempo, di capacità delle persone di agire in modo efficace e soprattutto non procura redditi consistenti ed immediati.
Significa spostare l´obiettivo dal massimo profitto economico alla realizzazione del bene pubblico con particolare attenzione a chi è più emarginato.
Ogni nazione ha legislazioni particolari, tradizioni specifiche, economie originali.

Occorre consapevolezza profonda, avere valori morali forti e solidali, tutti elementi che la società occidentale attualmente emargina, eppure avanza anche la percezione che la vita come viene concepita oggi non da felicità, non risolve i problemi fondamentali ed anzi provoca voragini motivazionali, depressioni, emarginazioni.
Sono convinta che la storia viene fatta dal popolo, dal cammino semplice che va alimentato da una cultura ricca di valori, contagiosa, vissuta personalmente con determinazione, e che sarà “dal basso” che arriverà ai potenti la pressante richiesta di attenzione.

Questi cambiamenti richiedono molto tempo e molto lavoro, ma se pensiamo che i primi monti di pietà sono nati dall´opera dei francescani possiamo guardare all´immenso patrimonio che ne è derivato.
Dobbiamo avere fiducia e credere che per cambiare si parte dal piccolo e in modo quotidiano, che bisogna poi unirsi per lavorare insieme, per riuscire ad incidere anche nel campo economico, politico e finanziario. E´ un segnale importante che da numerosi parlamentari in varie parti del mondo emergano richieste di appoggio al microcredito, le comunità debbono delegare persone responsabili per i ruoli politici, non accontentarsi dell´apparenza, della capacità mediatica, ma facendo sentire il proprio peso nella vita pubblica, basta deleghe in bianco, perché “l´ interesse più alto è quello di tutti”.


a cura di Roberta Ferrari
Extranet del Credito Cooperativo
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