07/06/2004 Unione Europea
L´Europa verso una Costituzione monetaria e finanziaria

Il progetto di Costituzione europea lascia sostanzialmente inalterato il modello e la struttura del sistema di governo della moneta.

La competenza esclusiva dell´Unione in materia di politica monetaria (art. I-12, par.1, I-29, III-88 ss.) è esercitata dal sistema europeo delle banche centrali (Sebc) di quegli Stati membri che hanno adottato la valuta dell´Unione, sotto la direzione degli organi decisionali della Banca centrale europea.

Rappresenta una innovazione significativa della costituzione monetaria vigente la previsione, nel progetto, di una Sezione 3 bis, Parte III, Titolo III, Capo II “Politica economica e monetaria”, recante disposizioni specifiche per gli Stati membri della zona euro ove si formalizza il Consiglio dei ministri finanziari di Eurolandia, sul quale torneremo fra breve. Non prima, però, di aver toccato un punto apparentemente formale.

Il riferimento è alla questione dell´inquadramento formale delle Istituzioni monetarie nel sistema istituzionale costituzionalizzato.
L´esclusione della Banca centrale europea dal quadro delle Istituzioni dell´Unione (art. I-18), comprendente il Parlamento, il Consiglio europeo, il Consiglio dei ministri, la Commissione e la Corte di giustizia, ha destato rilievi critici.

Non è sembrato, infatti, sufficiente a giustificare la collocazione della Bce nel Capo II della Parte I, rubricato “Altre istituzioni e organi” (art.I-29), insieme alla Corte dei conti e agli organi consultivi dell´Unione, l´argomento della natura prevalentemente tecnica, piuttosto che politica o di garanzia, che tale istituzione è chiamata a svolgere.

Potrà apparire poi una questione meramente terminologica - e almeno allo stato attuale, tale sembra essere – il fatto che il progetto riconosca alla Commissione europea (art. I-25, par. 4) e ai membri della Corte dei Conti (art. I-30, par. 3) una “piena indipendenza”, mentre la Bce viene qualificata come “indipendente” nell´esercizio dei poteri ad essa spettanti.

Nel parere sul progetto di Costituzione, espresso nel settembre 2003 al Consiglio, la Bce, misurando le parole, fa rilevare che la differenza nella terminologia non può che essere di natura meramente linguistica, senza che ciò rifletta alcuna divergenza qualitativa tra l´indipendenza di tali istituzioni e quella riconosciuta alla Bce. Tuttavia, per ragioni di coerenza, essa suggerisce che tali qualificazioni vengano utilizzate in maniera uniforme.

Ora, se si guarda all´impianto complessivo della costituzione economica europea, non può che rilevarsi che ruolo e poteri di Corte dei Conti e Bce sono profondamente diversi. La prima, pur se neutrale e indipendente, è organo ausiliario; organo cioè chiamato a esercitare il controllo sui conti dell´Unione. La Bce, al contrario, rappresenta il vertice di un sistema radicato negli Stati membri ed esercita la funzione monetaria unica dell´Unione europea.

A questo proposito, l´art. I-29 nel costituzionalizzare le caratteristiche istituzionali della BCE non fa che marcare significativamente ruolo e rango dell´istituzione: indipendenza, autonomia finanziaria, personalità giuridica, capacità regolamentare e di emanazione di atti giuridicamente vincolanti.

Deve pertanto considerarsi la differenza nella qualificazione una questione puramente linguistica, priva di argomenti sostanziali; dunque, in quanto tale, agevolmente eliminabile.

Di particolare interesse, come accennato, la formalizzazione del Consiglio dei ministri delle finanze dell´eurozona (il c.d. euro-gruppo) nella Sezione 3 bis.

Esso ha la competenza per quanto riguarda le misure destinate a “rafforzare il coordinamento” della disciplina di bilancio nei paesi dell´area e di elaborazione degli indirizzi di politica economica, purché compatibili con “quelli adottati per l´insieme dell´Unione”.

In particolare, con riferimento al sistema monetario internazionale, il Consiglio, deliberando su proposta della Commissione e previa consultazione della Banca centrale europea, definisce le posizioni comuni sulle questioni che rivestono interesse per l´Unione economica e monetaria. L´euro-gruppo, inoltre, potrà decidere circa le posizioni comuni intese a “garantire la posizione dell´euro nel sistema monetario internazionale … e le misure opportune per garantire una rappresentanza unificata nell´ambito delle istituzioni e delle conferenze finanziarie internazionali”.

La BCE ha lamentato, tra l´altro, la mancata previsione del principio di stabilità nell´art. I-3 del progetto di Costituzione, ove si indicano gli “obiettivi dell´Unione”. Ha pertanto suggerito di integrare lo stesso articolo, par. 3, con un espresso riferimento alla crescita non inflazionistica: “L´Unione si adopera per lo sviluppo sostenibile dell´Europa basato su una crescita economica equilibrata non inflazionistica”.

La dottrina ha notato il carattere ridondante di questa precisazione, in quanto il principio di controllo della stabilità dei prezzi sarebbe implicito alla formula della “crescita economica equilibrata”.
Si osservi, peraltro, che le recenti tensioni su Patto di stabilità e condizioni parametriche di convergenza, tornate alla ribalta specie dopo le “deviazioni” franco-tedesche del 2002-2003, non hanno avuto riflessi evidenti sul progetto di Costituzione.

Ciò non toglie che la tensione sia tutt´ora latente. Si tratta di quel tipo di tensione che sorge quando la prospettiva politica e quella tecnica del governo dell´economia finiscono per collidere. Ed è anche forse questo il timore che ha indotto a non includere nel progetto di Costituzione la previsione di istituzionalizzare le riunioni tra l´euro-gruppo e la BCE.

In conclusione, fintanto che il governo della moneta resterà nella sfera della BCE e del SBCE, la crescita non inflazionistica sarà considerata come se fosse scolpita a lettere cubitali in Costituzione. Tuttavia, esigenze di ordine sociale e nazionale potrebbero spingere i governi a sfondare i parametri del disavanzo; in tale prospettiva il confronto con la BCE, alla lunga, sarebbe insostenibile per quest´ultima in virtù del primato della politica. Nessuno potrebbe però negare che una via di questo tipo condurrebbe nel medio termine i governi nazionali e le istituzioni comunitarie ad amare constatazioni.

di Angelo Rinella, docente di Diritto costituzionale italiano e comparato presso la Lumsa.

foto: Commissione europea
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