04/03/2004 Convegni
Le BCC, banche di relazione

Il VI Convegno Scientifico di Federcasse, svoltosi a Milano il 23 febbraio scorso presso l´Università Cattolica, ha trattato il tema Le BCC nei mercati locali: vicinanza alla clientela e concorrenza, basandosi sui risultati di una ricerca, realizzata tra il dicembre 2002 e il febbraio 2003, condotta su 1.700 imprese di medie, piccole e piccolissime dimensioni dislocate in circa 400 comuni di tutte le aree geografiche del territorio nazionale.

L´indagine, che aveva l´obiettivo di individuare i fattori che caratterizzano il rapporto BCC/cliente-socio sotto il profilo della stabilità e dell´intensità delle relazioni di clientela, focalizzando, in particolare, gli elementi che determinano la mobilità da banca a banca, ha consentito di evidenziare come le BCC appaiono beneficiare largamente di tale “flusso migratorio”, riconducibile all´esigenza delle imprese di ottenere maggiore credito e a migliori condizioni.

Il convegno, che ha visto una folta presenza di esponenti della categoria, del mondo accademico ed istituzionale, è stata l´occasione per presentare ed approfondire i risultati dell´indagine e per rispondere ad alcuni interrogativi sulle caratteristiche dell´aumento delle quote di mercato delle BCC, sulle motivazioni che sottendono questo rafforzamento e sulle prospettive, anche in termini di crescita del rischio, conseguenti a tale aumento.

I lavori sono stati aperti da una disamina molto approfondita dei fenomeni concorrenziali nei mercati creditizi e finanziari, che ha consentito di sottolineare come esista piena convergenza di vedute circa la coesistenza di un incremento della concorrenza a livello europeo ed il mantenimento di segmentazioni a livello nazionale.

Se l´aumento delle pressioni concorrenziali è un dato di fatto, dovuto a fattori di cambiamento strutturale (sotto il profilo normativo, economico-finanziario, tecnologico, demografico), ed un dato di fatto è anche l´incremento delle dimensioni minime efficienti delle banche, comunque il Credito Cooperativo mantiene, in questo scenario, una sua precisa collocazione.

Le BCC infatti, da un lato beneficiano in modo significativo dei vantaggi tipici della banca di relazione; dall´altro, tendono a compensare i problemi connessi con la dimensione (un certo grado di inefficienza di scala e di diversificazione) attraverso l´organizzazione a rete, con la quale appunto le BCC riescono a integrare la loro operatività.

Gli studi empirici effettuati hanno posto chiaramente in luce l´importanza della funzione di finanziamento delle BCC alle piccole imprese e alle economie locali.
Le BCC, documentano i dati, attraggono clientela e non soltanto in virtù dei valori che esprimono, ma in ragione di elementi oggettivi attinenti la convenienza della loro offerta: perché forniscono credito a condizioni di mercato (se non anche più favorevoli per le piccole imprese), offrono uno specifico valore alla prossimità dello sportello, un rapporto diretto con il personale, un reale coinvolgimento all´interno delle comunità di riferimento.

Detto in altre parole, le BCC sono cresciute in virtù della loro competitività. Senza sfruttare posizioni dominanti, come viene dimostrato dall´analisi delle dinamiche di mobilità della clientela, sia in entrata che in uscita.

Ricca di contenuti e stimoli è stata anche la Tavola Rotonda sui problemi del Mezzogiorno svoltasi nel pomeriggio che ha sottolineato il peculiare ruolo delle banche locali, soprattutto al Sud, ma anche la sfida in termini di innovazione e di nuova e più dinamica interpretazione del localismo che queste sono chiamate a giocare.

Il Sud ha bisogno del Credito Cooperativo ed il Credito Cooperativo ha bisogno del Sud. Se, da un lato, infatti, il sistema produttivo (e non solo quello produttivo) delle regioni meridionali ha necessità di trovare nella banca locale (specie se cooperativa) quello che non sempre può trovare allo sportello di una grande banca nazionale, in primo luogo uno specifico valore di relazione, dall´altro, il Credito Cooperativo ha bisogno delle BCC meridionali proprio per essere un network di livello nazionale.

Tratto caratterizzante emergente dai lavori del convegno, che rappresenta anche un´indicazione strategica per la categoria, è in sostanza quello dell´importanza del fattore relazione, elemento decisivo sia nel determinare la scelta a favore delle nostre aziende, sia nel causarne l´abbandono e che si connota e qualifica ulteriormente nel caso delle BCC come conoscenza.

Nelle conclusioni del Presidente Azzi sono emerse ulteriori considerazioni:

- l´intermediazione tradizionale, soprattutto in un tempo di crisi della finanza, non è un segmento da sottovalutare. Né scontata è la disponibilità ad assumere rischi, concedendo credito, che le BCC hanno dimostrato in misura maggiore rispetto ad altre banche;

- le BCC erano forse nelle condizioni ideali per andare in questa direzione. Il rapporto impieghi/depositi, tradizionalmente più basso delle altre banche, consentiva di espandere il credito. Ma è doveroso porsi il problema, in prospettiva, di possibili tensioni sulla liquidità, a fronte di una provvista che cresce con ritmi inferiori agli impieghi. Una soluzione, che richiede l´iniziativa del Gruppo Bancario e la condivisione e l´impegno della Banca d´Italia, potrebbe essere legata allo studio e alla realizzazione di forme temporanee di “compensazione” della liquidità e dunque delle risorse da impiegare tra BCC delle diverse aree del Paese, senza in ciò ripetere, ovviamente, fenomeni di drenaggio di risorse dal Sud al Nord;

- se la leadership relazionale delle BCC è pienamente coerente con la loro “differenza”, è altrettanto chiaro che essa rappresenta una sfida ed un impegno a non deludere le attese. Occorre allora continuare a crescere in competenza, con un sempre più qualificato supporto della “rete di produzione”, ma è essenziale non indebolire la capacità di gestire i rapporti.
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