23/01/2004 Convegni
Fare impresa puntando sulle persone: presentato il Primo rapporto sul capitalismo personale

La fotografia del capitalismo personale emerge in tutte le sue sfaccettature nel rapporto di Confartigianato, nel quale viene proposto all´attenzione pubblica ed al dibattito interno l´idea di capitalismo personale come schema concettuale con cui leggere il modello di sviluppo che si è affermato in Italia (piccole imprese, distretti industriali, sistemi locali, ecc.) e di valutarne le prospettive future.

Il Rapporto costituisce la prima ricognizione sull´evoluzione di un fenomeno che coinvolge in Italia 13 milioni di cittadini e le loro famiglie. A questo numero infatti ammontano “gli imprenditori di se stessi, i lavoratori individuali che, malgrado tutto, continuano a crescere ed a creare ricchezza per il Paese”, afferma Petracchi, presidente di Confartigianato, che così continua nel suo intervento di apertura dei lavori: “l´Italia ha il record europeo per il numero di piccole imprese e per la presenza di lavoro autonomo. Ma la politica economica ignora questa realtà. Il modello contrattuale, il welfare, l´infrastruttura normativa, la rappresentanza delle imprese devono essere ricostruiti per fornire risposte efficaci alla nuova composizione sociale ed economica, in cui prevalgono l´occupazione indipendente e le piccole imprese, vale a dire 13 milioni di soggetti pari al 52,6% del mondo del lavoro italiano.”

Al convegno ha partecipato anche il presidente di Federcasse Alessandro Azzi: “il capitalismo personale – sostiene Azzi - si fonda su caratteristiche del tutto affini a quelle che connotano le Banche di Credito Cooperativo. Essenza della cooperazione è fare impresa partendo, contando, puntando sulle persone. Esattamente come accade nel caso del cosiddetto capitalismo personale. Entrambe le nostre esperienze si fondano sull´auto-imprenditorialità ed implicano lo scommettere su se stessi. Entrambe, nonostante diffidenze più o meno manifeste, hanno ottenuto riscontri positivi nel mercato, del quale rappresentano una porzione non esigua, dando vita ad un modello di sviluppo peculiare, che parte dal basso e che ha il pregio, nevralgico, di naturalizzare lo sviluppo, di radicarlo nel territorio e renderlo sostenibile nel tempo.”
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