20/01/2004 Interviste a...
Il futuro del verbo lavorare

Entro il 2010, secondo i parametri stabiliti nel 2000 a Lisbona, il tasso di occupazione nei Paesi dell´Unione europea dovrà raggiungere il 70%. L´Italia, essendo attualmente al 55%, dovrà creare in pochi anni 5 milioni di posti. Uno sforzo notevole, che esige un mercato del lavoro più efficace e flessibile.

È questo l´obiettivo della legge 30/2003 e del suo decreto attuativo entrato in vigore lo scorso 24 ottobre. La riforma che va sotto il nome di Marco Biagi, il professore ucciso dalle Brigate Rosse due anni fa, contiene molte le novità.

Ne parliamo con il professor Arturo Maresca, ordinario di Diritto del Lavoro presso l´Università Roma Tre. “La riforma era necessaria, sottolinea il professore. Incide radicalmente sul diritto del lavoro sia in termini di flessibilità per le imprese; sia in termini di miglioramento di alcune tutele per il lavoratore: prima tra tutte, la trasformazione in contratti a progetto delle collaborazioni coordinate e continuative. La legge, insomma, non determina precariato, come qualcuno afferma”.

Il giudizio è pertanto positivo. Ma certo, per rendere davvero applicabile la legge, vanno superati i molti problemi interpretativi della difficile fase transitoria. “Quello che va fatto, spiega Maresca, è un´operazione di promozione: incoraggiare cioè le imprese a superare le difficoltà del primo approccio e utilizzare i nuovi strumenti, anche esponendosi a qualche rischio, cosa che d´altronde fa parte del mestiere dell´imprenditore”.

È anche una questione di cambiare mentalità e abitudini. Due casi su tutti. Non ci sono più i contratti di formazione lavoro, anche se resteranno in vigore sino alla scadenza quelli siglati prima del varo della legge. Al loro posto arrivano i contratti di inserimento, che dovranno velocizzare la professionalizzazione dei giovani sotto i 29 anni e dei disoccupati di lunga durata entro i 32 anni di età. Spariscono, ma non per tutti e comunque con gradualità, i contratti di collaborazione coordinata e continuativa (in tutto,2 milioni e mezzo), sostituiti dai contratti a progetto.

È questo il punto che ha creato più discussioni e polemiche. Chi firmerà un nuovo contratto di collaborazione dovrà farlo sulla base di un progetto chiaro. L´obiettivo è ridurre gli abusi che hanno finito per creare un doppio mercato del lavoro: un esercito di dipendenti sostanziali mascherati da collaboratori, meno costosi dal punto di vista contributivo e delle tutele. La nuova normativa stabilisce che le imprese che hanno fatto ricorso alle collaborazioni in modo irregolare dovranno assumere a tempo indeterminato i propri “dipendenti travestiti da consulenti”.

È allora scattato l´allarme delle associazioni imprenditoriali, che temono nuove rigidità; e di alcuni settori sindacali, che invece paventano l´aumento del lavoro sommerso. Il processo di trasformazione delle co.co.co. va comunque perfezionato. Un esempio: la tutela in caso di maternità. Fa notare il professor Maresca: “La lavoratrice a progetto viene sospesa per 180 giorni, poi torna e dovrebbe svolgere il rapporto di lavoro che è stato prorogato: ma nel frattempo quel progetto si è già concluso”.

Ci sono poi istituti completamente nuovi e molto importanti, come la somministrazione di lavoro, che consente di utilizzare lavoratori dipendenti senza esserne il datore di lavoro. Già dal 1997 era possibile avvalersi di prestazioni di lavoro subordinato attraverso imprese fornitrici. Ma finora si trattava di prestazioni a tempo determinato.Oggi questa opportunità è estesa al tempo indeterminato. Un´opportunità che può essere utilizzata ancor più di quanto non preveda il legislatore. L´impresa utilizzatrice nei casi tassativamente consentiti (tra i quali pulizia, call center, attività informatiche) potrebbe chiedere al somministratore la fornitura di volumi variabili di manodopera. E i lavoratori sono tutelati: hanno lo stesso trattamento economico e normativo dei dipendenti dell´impresa utilizzatrice.

Un´altra novità è il lavoro a chiamata o intermittente. “Ma se ne farà un uso molto limitato - è la previsione del professor Maresca - sottoposto com´è aduna rigorosa applicazione. Può tuttavia essere molto interessante per i lavoratori sotto i 25 anni o per i disoccupati sopra i 45, soprattutto nella grande distribuzione aperta molto spesso ormai anche il sabato e la domenica”.

Non è una novità assoluta il lavoro ripartito (il cosiddetto job sharing), in base al quale due o più persone assumono in solido l´adempimento di un´unica obbligazione lavorativa. È una tipologia che più di altre impone un cambiamento mentale e culturale per le imprese e per i lavoratori. Ha funzionato in Paesi diversi dal nostro: Stati Uniti, Olanda. Può funzionare anche in Italia? “Sì - ci risponde Maresca -, perché anche la nostra è una società dinamica. E potrebbe anche contribuire alla riduzione del lavoro sommerso”.

Naturalmente, come qualunque altra impresa, anche le banche possono attingere alle flessibilità introdotte dalla riforma. Anzi, spiega ancora Maresca, saranno in qualche modo “costrette” alla flessibilità dalla competizione. Al proprio interno dovranno avere rapporti di lavoro flessibili . E flessibile dovrà essere anche l´orario di apertura. Nei confronti della clientela, le cui esigenze sono sempre più sofisticate, dovranno essere diversificate le offerte di servizi finanziari. Prendiamo il caso dei mutui. Come abbiamo visto i 2 milioni e mezzo di collaboratori avranno d´ora in poi maggiori tutele. Ma in genere per gli istituti di credito non offrono ancora sufficienti garanzie.

Sottolinea il professor di diritto del lavoro: “Le banche si devono specializzare per accogliere i clienti atipici: concedono mutui a dipendenti di imprese con meno di 15 dipendenti che possono essere licenziati con una indennità di due-sei mensilità. Allora, la banca non dovrebbe tanto verificare la natura del rapporto quanto se il collaboratore nel suo mercato del lavoro abbia una certa stabilità. A me darebbe più garanzie un co.co.co. esperto di informatica che un avvocato senza prospettive”.

Protagoniste della riuscita della riforma Biagi possono certamente essere le Banche di Credito Cooperativo. “Differenti per forza”, sanno molto meglio di altre cogliere le peculiarità e le soggettività, guardare il cliente negli occhi e nella dichiarazione dei redditi. “Le BCC - osserva ancora Maresca - sono in grado di intercettare le opportunità che esistono nei mercati di lavoro locali, che sono tanti quanti sono i bacini industriali”.

Suggerimenti pratici? “Attraverso il tessuto dei soci è necessario incrociare domanda e offerta di lavoro. Quanti studenti, quante donne sono interessati a queste tipologie flessibili? E allora proprio le BCC possono farsi promotrici di attività di formazione locale, per portare queste persone a livelli professionali adeguati alle esigenze della banca. E proporre loro rapporti flessibili, coerenti con i loro interessi extralavorativi e vitali per le esigenze di flessibilità della banca stessa.
È un´operazione socialmente utile, ma anche un bacino dal quale una banca di Credito Cooperativo può pescare”.


I nuovi profili contrattuali della Legge Biagi


Riforma collocamento
Arrivano gi uffici di collocamento privati. Saranno ampliate, infatti, le possibilità attualmente permesse dalla legge per svolgere attività di intermediazione consentendola anche alle società per la fornitura di lavoro interinale. Accanto ai centri per l´impiego, altri organismi privati o privato-sociali potranno svolgere, a determinate condizioni e con specifica autorizzazione, tutti i servizi per il mercato del lavoro: incontro tra domanda e offerta, orientamento, formazione.

Borsa del lavoro
Servizi pubblici e privati di collocamento saranno collegati tra loro, con il ministero del Welfare e con gli enti previdenziali, attraverso il Sevizio informativo del lavoro. Nascerà così la borsa del lavoro: una banca dati dei lavoratori attivi e in cerca di occupazione che agevolerà l´incontro tra domanda e offerta. Un sistema articolato su rete regionale, alimentato dalle informazioni immesse dagli operatori, dalle imprese e – gratuitamente - dagli stessi lavoratori, che potranno inserire direttamente i loro dati.

Staff leasing
D´ora in poi i lavoratori potranno essere affittati anche a tempo indeterminato. Le aziende potranno ricorrere alla somministrazione di manodopera non solo a termine, ma anche per particolari ragioni tecniche e organizzative. Sarà possibile in una serie di casi tassativamente indicati dalla legge.

Job on call
È il lavoro a chiamata: il lavoratore si mette a disposizione del datore e aspetta la sua chiamata. La prestazione viene dunque svolta in maniera discontinua e l´attesa del prestatore viene ricompensata da una sorta di “indennità di disponibilità” corrisposta dal datore oltre alla retribuzione per le ore effettivamente lavorate, la cui misura è stabilita dai contratti collettivi.

Job sharing
Il lavoro ripartito: un contratto che introduce il principio della condivisione del lavoro, in base al quale due o più persone assumono in solido un´unica obbligazione di lavoro.Ciò significa che ciascuno sarà indifferentemente tenuto nei confronti del datore all´esecuzione della stessa prestazione.

Nuovo part time
Soluzioni più flessibili per favorire la diffusione del part time soprattutto per giovani e donne.
Previste fasce orarie più elastiche e la possibilità di ricorrere al lavoro supplementare. La durata dell´attività può essere modificata con il consenso del lavoratore e dietro una maggiorazione retributiva.

Contratti di inserimento
Il contratto di formazione lavoro è sostituito dal contratto di inserimento, che ha l´obiettivo di adattare le competenze professionali dei lavoratori alle concrete esigenze dell´impresa che lo assume. È destinato ai giovani tra i 18 e i 29 anni, ai disoccupati di lunga durata fino a 32 anni, ai lavoratori con più di 45 anni privi di occupazione, a chi non ha lavorato per due anni, alle donne residenti nelle aree più svantaggiate, ai disabili. I contratti di inserimento durano da 9 a 18 mesi.

Lavoro occasionale
Si potranno svolgere lavori occasionali, ma solo se muniti di appositi buoni che consentiranno poi di essere retribuiti. La prestazione non potrà durare più di 30 giorni in un anno e il compenso non potrà superare i 3 mila euro. Prestazione occasionale è anche il lavoro accessorio: lavoro domestico (baby sitter, badante), ripetizioni private, piccoli lavori di giardinaggio etc. Potranno svolgerli solo soggetti a rischio di esclusione sociale.

Lavoro a progetto
Scompaiono le collaborazioni coordinate e continuative (non nel pubblico impiego). Al loro posto i lavori a progetto. Un tipo di prestazione in cui il lavoratore assume stabilmente, senza vincolo
di subordinazione, l´incarico di eseguire un progetto o un programma di lavoro o una fase di esso,con
lavoro prevalentemente o esclusivamente proprio, concordando con il committente le modalità di esecuzione, la durata, i criteri e i tempi di corresponsione del compenso.

Certificazione
Per ridurre il contenzioso in materia di qualificazione dei rapporti di lavoro previsti dal decreto sarà possibile la certificazione volontaria del rapporto. Abilitati alla certificazione sono gli enti bilaterali, le direzioni provinciali del lavoro, le Università pubbliche e private.


di Giampiero Guadagni
tratto da ¨Credito Cooperativo¨ la rivista delle Banche di Credito Cooperativo, n. 1/2004

foto: European Commission
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