12/01/2004 Eventi
Festeggiati in Veneto i 120 anni della prima Cassa Rurale

Leone Wollemborg
Leone Wollemborg

I 120 anni delle Casse Rurali ed Artigiane non potevano non essere celebrate proprio là dove, il 20 giugno 1883, vedeva la luce ad opera di Leone Wollemborg la Cassa cooperativa di prestiti di Loreggia.

La cerimonia si è tenuta il 17 dicembre scorso a Campodarsego, a pochi chilometri da Loreggia, nell´auditorium “Alta Forum” della Banca di Credito Cooperativo dell´Alta Padovana. È stata una celebrazione volutamente semplice con la quale – ha detto nel suo intervento il presidente della Federazione Veneta delle Banche di Credito Cooperativo, Amedeo Piva – “ricordare un passato importante, ma al contempo riconoscerne l´attualità e la capacità di continuare ad alimentare il presente in maniera viva e vitale”.

La Cassa di Loreggia non esiste più ma l´esperienza della cooperazione di credito, lungi dall´essersi esaurita, continua ancora e sta anzi vivendo oggi una fase di rilancio estremamente significativa. In Veneto, in particolare, sono attualmente 41 le banche raccolte intorno alla Federazione regionale, con oltre 460 sportelli e una competenza di circa 540 su 580 Comuni della regione, con quote del mercato regionale ben superiori al 10%, che superano il 20% nell´attività a favore delle piccole imprese, con un patrimonio di 1 miliardo e 600 milioni di euro, con 3.650 dipendenti e 73.000 soci.
Se queste cifre fotografano una realtà fortunatamente diversa da quella di fine ‘800, i fondamenti costitutivi e i riferimenti ideali del Credito Cooperativo veneto di oggi sono ancora gli stessi di quel modello proprio delle Casse Rurali ed Artigiane degli albori. “Le BCC – ha sottolineato Piva – “restano tra le poche espressioni di banca locale, centri decisionali che allocano le risorse finanziarie esattamente nella prospettiva di valorizzare il territorio e promuovere il benessere dei soci, dei clienti e della cittadinanza”.

“Le nostre banche – ha affermato il presidente della Federazione Veneta delle Banche di Credito Cooperativo a conclusione del suo intervento- stanno attraversando un momento storico di assoluto favore. (…) Ma ogni opportunità rappresenta anche una sfida: perciò dobbiamo continuare a lavorare con impegno e tensione ideale, ricordarci sempre delle nostre origini, dello spirito e della parsimonia dei padri fondatori. Solo così le imprese, anche cooperative, possono sopravvivere nei decenni e nei secoli”.

Alla manifestazione era presente il presidente di Federcasse, Alessandro Azzi. Facendo riferimento ad alcuni dei dati più recenti relativi al Credito Cooperativo nazionale, anche Azzi ha osservato come “Le Banche di Credito Cooperativo sono pressoché le uniche banche locali dalla testa ai piedi, ovvero dal momento decisionale a quello operativo. Sono banche orientate a fare finanza per lo sviluppo, a sostenere l´economia reale del territorio in cui sono insediate, privilegiando soprattutto i piccoli operatori, a creare occupazione, a produrre ricchezza duratura”.

“I motivi dell´affermazione del modello BCC – ha continuato il presidente di Federcasse - stanno in primo luogo nella loro identità. Le Casse Rurali di ieri, le Banche di Credito Cooperativo di oggi, sono aziende caratterizzate da una formula imprenditoriale specifica, da un codice genetico costituito da tre molecole fortemente interrelate: quella della cooperazione, quella della mutualità, quella del localismo”.

Anche per questo, Azzi si è detto convinto che le BCC, oggi come ieri, possono essere partner di uno sviluppo solidale: “Re-interpretando la loro prossimità alle economie e alle comunità locali, il mestiere di una Banca di Credito Cooperativo è oggi quello di essere lievito, ancora lievito di fiducia e di sviluppo. Di stare nel mezzo, nel cuore del territorio e delle relazioni tra i diversi soggetti che lo abitano, ed insieme all´incrocio dei flussi che rinviano ad una dimensione globale. Di creare valore, che non è semplicemente una questione di ritorno sul capitale, perché esiste anche un valore sociale ed un valore ambientale di cui tenere conto”.
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