19/12/2003 Finanza solidale
La povertà affidabile: BCC, accesso al credito e inclusione

Si tratta di anziani ma anche di giovani, spesso donne, che contano su redditi minimi e che non riescono ad accumulare, che vivono di flussi di cassa essenziali e, soprattutto, permangono in una condizione di tale incertezza economica per cui basta un “niente” (una malattia, un licenziamento, un qualsiasi evento avverso) per precipitarli in una spirale perversa, difficilissima da fermare e, ancor più, da invertire di segno.

Dal punto di vista delle banche, si tratta di soggetti non amati, proprio perché, per definizione, inaffidabili. Eppure sono proprio loro ad avere più bisogno delle banche. La storia del Credito Cooperativo è fatta delle storie di “esclusi” che hanno ricevuto fiducia e credito e che, grazie a questo atto di sfida alle regole di buona condotta economica, si sono affermati come soggetti economici e, alla fine, come cittadini, membri “a testa alta” della società.

Una storia che si ripete ogni giorno nei paesi in via di sviluppo, dove il microcredito rappresenta uno strumento di emancipazione sociale e di lotta alla povertà di straordinaria efficacia. È una storia curiosa quella dei servizi finanziari per gli “ultimi”: nata nelle campagne italiane ed europee all´inizio del secolo, riletta in tempi recenti in India, in Africa, in Sudamerica e ora tornata di attualità proprio nei paesi di origine.

Sì, perché questi paesi, oggi mediamente così ricchi non sono privi di contraddizioni. Le statistiche sul reddito procapite nascondono l´aprirsi di una forbice tra chi è sempre più ricco e chi rimane povero, o - sempre più frequentemente - si trova esposto al rischio di diventarlo.

Uno studio di Avanzi per Federcasse ha iniziato a esplorare i problemi dell´accesso al credito ed ai servizi finanziari di base per le fasce marginali della popolazione italiana. Ne sta emergendo uno spaccato non inatteso, forse, ma non per questo meno preoccupante.

Nella nostra società sono in corso dei cambiamenti strutturali molto significativi, che vengono spesso vissuti come ineluttabili e delle cui conseguenze non c´è forse piena consapevolezza. Ne abbiamo analizzati alcuni per comprenderne le implicazioni sul piano della domanda di servizi finanziari.

I nuovi modelli familiari: in Italia, come in altri paesi occidentali, cala la popolazione e aumenta il numero delle famiglie. La spiegazione di questo apparente paradosso è semplice: cresce il numero dei single, delle coppie senza figlio con un solo figlio, dei separati o dei divorziati, degli anziani soli che non vengono accolti in casa. La famiglia, quindi, svolge sempre meno quella funzione di “ammortizzatore sociale” naturale, capace di assorbire i momenti di difficoltà in cui può incorrere un individuo. Viene meno, cioè, quella forma di solidarietà che offre aiuto, magari anche solo temporaneo, al familiare in una condizione di bisogno.

Le riforme del mercato del lavoro: flessibilità è la nuova, accattivante definizione del precariato.Una generazione di giovani si sta abituando a considerare normali rapporti di lavoro temporanei, privi di tutela, spesso al limite dello sfruttamento. La lontananza della prospettiva della vecchiaia o della malattia porta a sottovalutare i rischi delle scarse o assenti forme di assicurazione sociale e di previdenza.

immigrazione: la percentuale di cittadini extracomunitari è in costante aumento e si avvicina ai livelli degli altri paesi europei. Tuttavia, diversamente da quanto accade in alcuni di questi, come la Francia, la Germania o il Regno
Unito, il livello di integrazione è ancora modesto. Le comunità etniche, talune in modo particolare, mantengono una netta separazione da quelle che le ospitano: continuano ad usare la lingua madre e affermano la propria identità attraverso l´appartenenza al clan di origine. Anche dove non sussistono problemi di reddito, ragioni culturali
o altri fattori di resistenza sociale li allontanano dall´offerta di servizi finanziari - i quali peraltro sono normalmente piuttosto lontani dall´essere disegnati per soddisfare le loro esigenze, implicite o dichiarate.

Il risultato è che questi soggetti faticano ad accedere alle opportunità che possono discendere dall´accesso al credito, sia per i bisogni elementari (la compensazione degli squilibri di cassa, l´acquisto della casa) sia per quelli più complessi (l´avvio di un´attività autonoma).

La ristrutturazione delle politiche sociali - i nuovi modelli di welfare riducono progressivamente gli ambiti un tempo coperti dai servizi pubblici. Previdenza, sanità, istruzione verranno garantiti, in prospettiva, solo per livelli minimi e con sempre maggior frequenza sarà richiesto un corrispettivo diretto a fronte dell´erogazione dei servizi sociali. Per molte persone, non sarà così scontato l´accesso ai servizi che oggi sono alla portata di tutti, a meno che non siano nelle condizioni di potersi permettere una spesa che potrebbe non essere di poco conto.

È chiaro, a questo punto, quanto numerosi e diversi siano i gruppi di soggetti che sono definibili ‘a rischio´. Vengono chiamati non-bancabili (o quasi non bancabili) perché le banche non li considerano un target di clientela interessante, per evidenti motivi. Ma anche perché essi stessi tendono ad auto-escludersi: ritengono che la pochezza del loro reddito non giustifichi il rapporto con una banca o che comunque sarebbero rifiutati. Ignoranza, diffidenza, paura fanno il resto.

In sintesi, assistiamo al convergere degli effetti di due fenomeni: da un lato, la concentrazione della ricchezza presso le fasce più benestanti della popolazione; dall´altro, la riduzione delle “reti di sicurezza”, spontanee o pianificate.

Con riferimento ai servizi finanziari, poi, la privatizzazione del sistema delle banche pubbliche ha fortemente orientato le strategie delle imprese finanziarie alla creazione di valore per gli azionisti. Il che significa spesso una maggiore focalizzazione sui mercati più profittevoli, a discapito della funzione sociale del credito.

In questo quadro, la cooperazione di credito rappresenta ancora un baluardo. È fuori di dubbio che le sue caratteristiche valoriali e strutturali (l´assenza di scopo di lucro, la mutualità, la solidarietà, il radicamento territoriale) lo rendono il sistema vocazionalmente in grado di dare una risposta a bisogni sociali nuovi, ma che - in forme diverse - sono già stati affrontati con successo nel passato.

Chi sono oggi i poveri, gli esclusi cui si rivolgerebbero Wollemborg o don Cerutti? Anche oggi, come allora, la sfida è quella di non aspettare che i non bancati entrino in agenzia, cosa che non succederà, ma di andar loro incontro, per capire i bisogni, per sperimentare soluzioni, per condividere i risultati. Questa sfida non rappresenta solo un richiamo di tipo valoriale, bensì anche un´anticipazione di domande di servizi che oggi sono ancora latenti, ma che non potrà che crescere nei prossimi anni.

L´alternativa è, per gli esclusi, una definitiva emarginazione e un allontanamento dalle prospettive di partecipazione attiva alla vita economica e, quindi, civile, del paese o, nella peggiore delle ipotesi, il ricorso all´usura. Per il Credito Cooperativo, una deriva di omologazione dagli esiti incerti.


di Davide Dal Maso* e Davide Zanoni**
* Segretario generale
del Forum per la
Finanza Sostenibile.
**Consulente Avanzi.

Tratto dalla rivista ¨Credito Cooperativo¨, mensile delle Banche di Credito Cooperativo, n. 11-12, 2003
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