29/09/2003 Interviste a...
Viaggio attraverso l´arte alla ricerca del fascino indiscreto del denaro

di Giuseppe Rocca


Gavina Ciusa, lei è autrice de Il fascino indiscreto del denaro nell´arte e nella società. Perché la scelta di questo tema, che potremmo definire ultra-materiale, per la sua ricerca?
L´arte allude di frequente al denaro. Nell´iconografia cristiana le tavole del Tre-Quattrocento ricoperte di fogli d´oro cos´altro sono se non ricchezza mascherata da felicità eterna? Il sontuoso o il povero abbigliamento non significano forse “io ho” o “io non ho” denaro? E l´immagine della donna “comprata” di ieri, contrapposta a quella di oggi “che compra”, non indica forse che la disponibilità economica segna la storia della sua emancipazione? Eppure, in pittura e in scultura il denaro viene espresso in modo palese solo di rado. Io mi sono intestardita a cercarlo.

Via con il denaro allora. Dove sta tutto questo fascino indiscreto?
Rispondo con la frase di Freud riportata all´inizio del mio libro: “Le faccende di denaro sono trattate dalle persone civili in modo del tutto analogo alle cose sessuali, con la stessa contraddittorietà pruderie, e ipocrisia”.

Il libro è frutto di un minuzioso lavoro di ricerca. Dopo questa esperienza qual è il suo rapporto con il denaro?
Amo il bello - spesso costa esattamente quanto il brutto - e mi ostino a cercarlo perché patrimonio anche intellettuale non deteriorabile. Sono non per la distruzione, ma per la trasformazione di un valore in un altro. Odio sprecare il potere d´acquisto nel superfluo destinato alle discariche. Detesto l´inutile consumismo e la volgarità dell´ostentazione oggi che il rapporto tra paesi ricchi e poveri -che nel 1820 era di circa 3 a 1 - supera il 70 a 1.

Cosa c´è di sentimentale in una richiesta, in una ricerca, in un accumulo o in un esborso di denaro?
C´è l´amore per l´arte e per la sua capacità di proiettarsi al di là dei significati venali. La mia ricerca viaggia dal Trecento al contemporaneo, indaga le opere di grandi come Giotto, Masaccio, Metsys, Warhol … e di minori piuttosto interessanti. Il loro “parlare” di denaro consente di analizzarne il mito, di seguire gli aspetti storici, filosofici, politici, sociologici del pubblico e del privato che percorrono la storia della soggettività insieme ai risvolti economici e psicologici indagati anche nella postfazione da Luigi Ferrari, docente di Psicologia Economica dell´Università di Milano.

Di conseguenza, la passione per questo mezzo intermediato può essere considerata un´espressione artistica?
Sì. Pur svolgendo altre ricerche non ho mai smesso di lavorare a questa sul denaro. Mi impegna ormai da cinque anni, ho catalogato oltre 2 mila immagini e sono alle battute finali di un nuovo volume dedicato al Novecento e ai primi anni Duemila. Voglio farne un “libro d´artista” e realizzare una copertina-collage in materiale alternativo. Un volume maneggevole e godibile che segua con scrittura essenziale l´interazione tra me che guardo e gli artisti di 170 opere-simbolo-dei-tempi. Un approccio all´arte contemporanea alternativo ai pesanti volumi triti e ritriti sul territorio o sulla pittura antica. Una sfida che richiede sponsor coraggiosi.

La novità dell´euro potrà rinfrescare l´emozione sensuale al tatto ed al maneggio di banconote e monete?
Non credo. Se è vero che l´euro è simbolo di una Unione europea non ancora politicamente compiuta, è anche vero che ha fatto lievitare i prezzi in modo abnorme. Ciò provoca disamore verso monete faticose da guadagnare e con un peso non pari al potere d´acquisto. Per quanto concerne il piacere della manipolazione sono irripetibili i tempi in cui Memling e Botticelli ritraevano uomini con monete, o in cui Rembrandt spiava il vecchio avaro che, alla luce della candela, viveva una manipolazione solitaria con la moneta.

Come prevede l´interpretazione degli artisti sul nuovo modello di moneta?
Non ho bisogno di fare supposizioni, la indago nel mio prossimo lavoro. L´artista - anche se condizionato dai mercanti d´arte - si è affrancato dalla committenza religiosa e dei mecenati. È libero, si racconta con immediatezza, si inserisce senza sovrastrutture nelle realtà politiche ed economiche. È lui oggi il vero “manipolatore” dei biglietti di banca. C´è chi identifica il dio denaro nel dollaro e lo chiude all´interno di Icone blindate. O chi, in bilico tra pop art e arte classica, usa banconote fuori corso di tutto il mondo come singolare supporto pittorico.

E a livello interpretativo ed estetico perché è più sensuale un gioiello, piuttosto che un pacco di banconote? Oppure è vero esattamente il contrario?
Appaga il possesso, non la forma. Penso al dipinto di Marinus dove il cambiavalute equipara nei due piatti del bilancino l´oggetto denaro all´oggetto gioiello, in compagnia della moglie che distoglie lo sguardo dal libro di preghiere per posarlo sulla metamorfosi dell´oro.

Secondo lei è un atteggiamento decadente o romantico, quello che l´ha portata ad indagare sul denaro nella rappresentazione artistica?
È la curiosità. L´evoluzione del concetto di denaro accompagna il mutare della società e della morale. Nel Medioevo i rapporti tra denaro e comunità sono di tipo etico-religioso. Nella tradizione cristiana l´atteggiamento di condanna è tradotto nel codice canonico dal divieto degli interessi, considerati sempre e comunque usura, condannati in quanto negano il principio che il denaro non deve dare frutti. Con il protestantesimo, e quindi con l´affermarsi del sistema capitalistico, comincia ad insinuarsi l´idea di denaro come strumento di potere capace di superare ogni barriera, di trasformare le condizioni di vita, di comprare qualsiasi cosa, giungendo a cambiare addirittura la scala dei valori. Il denaro finisce per perdere il suo fascino indiscreto, non lo si accatasta più nel segreto delle case e non lo si osserva di nascosto, ma lo si ostenta attraverso ciò che esso è in grado di comprare. Diviene elemento che condiziona ogni pensiero: per Morris le meningi sono dollari che avvolgono il cervello insinuandosi subdolamente in ogni circonvoluzione cerebrale.

Un´ultima domanda. Qual è il vero denaro dell´era moderna a livello di emozione collettiva?
Oggi le monete hanno solo valore venale. Le banconote di grosso taglio sono fagocitate dalle carte di credito e l´invisibilità ne svilisce il fascino. Il denaro virtuale si identifica con l´idea del potere d´acquisto. Viviamo tra continui mutamenti. Forse siamo all´ultimo atto della metamorfosi dell´oro, è difficile dirlo. Non resta che attendere.


Gavina Ciusa, storica dell´arte, è nata a Nuoro ma vive a Venezia dal 1970. E´ figlia del pittore Giovanni Ciusa Romagna (1916-1958) al quale ha dedicato un libro autobiografico ¨L´isola di mio padre. Un pittore tra Sardegna e Novecento¨.


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