05/11/2002 Eventi
Rifkin al Convegno ¨Comunità locale e sviluppo globale¨

Tra gli sponsor ed organizzatori del Convegno le Banche di Credito Cooperativo bresciane, Fondazione Civiltà Bresciana, la Vita e Vita Club del gruppo Vita.
Attori apparentemente molto disomogenei tra di loro per vocazione e attività svolte, ma che si sono trovati uniti nel promuovere un momento di qualificato confronto e riflessione su temi che non è più possibile ignorare.
La loro matrice comune è rappresentata dall´interesse per la comunità locale ed è ciò che ha reso possibile questo connubio che se vogliamo è la “prova provata” che il titolo del convegno non è solo uno sterile slogan destinato a restare lettera morta e mera utopia.
Ciò che lega questi soggetti è infatti un dichiarato e marcato interesse per la comunità locale sotto le varie facce che può assumere: cultura, territorio, economia, sociale.

In tempi in cui il rischio non è più di estinzione biologica, ma culturale, in un contesto in cui la parola globale è sempre più sinonimo di annullamento di un´identità culturale locale, di spersonalizzazione di prodotti e processi, di omologazione totale, la salvaguardia del locale come identità vera che caratterizza l´uomo nella sua interezza, come persona, imprenditore, utente di beni e servizi, diventa non un gioco, non un vezzo anticonformista, non una scelta, ma una necessità.

Se sulla carta o intorno ad un tavolo di discussione i nobili intenti di recupero e sviluppo della comunità locale sembrano di facile realizzazione, di fatto la realtà prova il contrario: innanzitutto ciò presuppone che si possa parlare di comunità locale e per farlo deve esistere da parte di cittadini, imprese, associazioni private e enti pubblici che gravitano sul territorio un elevato senso di appartenenza, di consapevolezza, di conoscenza della storia e delle origini che li accomunano. Solo partendo da questo terreno fertile è possibile coltivare progetti e strategie che mirano al massimo radicamento nel locale per poter realizzare, senza paure o pericoli, la massima apertura nel globale, apertura che non lascia alternative in un mondo in cui, per dirla alla Rifkin , o sei connesso o sei out.

E le Banche di Credito Cooperativo questa necessità l´hanno sperimentata da tempo sulla loro pelle: infatti con l´inizio dell´opera di concentrazione bancaria che avrebbe portato, come poi si è verificato, alla costituzione di colossi del mondo finanziario, frutto di fusioni e incorporazioni e all´avvento di operatori stranieri, la realtà locale delle BCC sembrava drammaticamente in pericolo e destinata ad essere soppressa o a cambiare radicalmente abito rinnegando i valori ispiratori dai quali ha avuto origine ed ai quali si è sempre ispirata. I fatti invece stanno dimostrando che chi ha saputo rimanere fedele a se stesso radicandosi con maggior forza e determinazione nel locale a difesa del valore intrinseco della comunità, della storia e delle tradizioni legate al territorio è riuscito a distinguersi e a svilupparsi anche in un mercato sempre più globale. Le BCC consapevoli di tutto ciò stanno cercando quella peculiarità non di prodotti o sevizi, ma di valori, che può fare la differenza in mezzo all´offerta omologata ed anonima che il mercato dei colossi offre.
Per le BCC più che mai è necessario tornare al passato, nei valori natali e al locale, non per chiusura conservatrice, ma per trovare un ruolo da attore principale sulle scene del futuro e del globale.

Per non essere divorati dalla globalizzazione è necessario essere chi siamo e per farlo dobbiamo sapere chi siamo, possedere un´identità e difendere i tratti tipici del nostro patrimonio culturale. Locale e globale non sono incompatibili fra di loro; non si elidono fra di loro, non si annullano come poli opposti , ma si completano a vicenda e per questo si potenziano. Così facendo globale diventa la somma di culture locali solide, consapevoli e radicate che aprendosi le une verso le altre non temono di essere spazzate via, ma si consolidano ed accrescono alimentandosi vicendevolmente.

Chiaro esempio di questo localismo, radicato, ma aperto alla logica del dare e del ricevere, è offerto dalla Dichiarazione di Quito che ha chiuso il convegno internazionale tenutosi in Ecuador il 24 e 25 ottobre. All´interno del convegno è stato firmato un accordo tra la Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo (Fedrcasse) e Codesarollo, teso a suggellare la cooperazione tra le BCC italiane e la nascente rete di un sistema etico di piccole banche dell´Ecuador. Nella dichiarazione si legge che “lo sviluppo in senso completo della persona, e quindi i progetti che lo sostengono trovano il fondamento nelle comunità locali, nella loro identità e capacità di organizzarsi, nella ricchezza che non è solo economica.”

Questa convinzione deve animare anche il mondo imprenditoriale che già ha dato segni di maturità in tal senso. Infatti a Prato, in un recente dibattito delle PMI, Rifkin ha riconosciuto il merito del mondo imprenditoriale dicendo che “ nel prossimo futuro , quello delle piccole e medie imprese italiane sarà il modello vincente “; e questo significa sì che “piccolo è bello” , ma solo se , continua il guru della new economy, si produrrà localmente per vendere globalmente. Rifkin ritiene inoltre indispensabile che la comunità locale sia forte e presente e che sviluppi un adeguato grado di empatia e di condivisione di valori senza i quali “la fiducia sociale e il capitale sociale inaridiranno e non esisteranno le basi per il commercio e gli scambi”.

La globalizzazione dunque può essere un´opportunità straordinaria, ma può però rappresentare il declino per un sistema non sufficientemente strutturato in cui la disgregazione etica cioè il venir meno di valori condivisi ci rende più fragili , aggredibili e facilmente sostituibili con quanto proposto dalla globalizzazione. La consapevolezza a livello imprenditoriale sta crescendo visto che cominciano ad esserci imprenditori convinti che ”ogni sistema di impresa trova il suo momento di identità e centralità nel territorio. E nell´era della globalizzazione finanziaria e commerciale , la competitività si gioca, più che fra imprese, fra territori, contenitori di produzione , specificità culturali, di integrazione e di benessere sociale, laboratori di progettazione e di idee” (Aldo Bonomi).

E´ nell´ottica di questa salvaguardia del locale seppur nell´apertura sul globale che quattro istituzioni rappresentative del localismo nella sua accezione più positiva hanno voluto ed organizzato un momento di utile verifica per comprendere meglio le strategie future di successo.

Il programma:
Comunità locale e sviluppo globale. L´alleanza possibile fra economia e cultura

Brescia - Lunedì 11 novembre 2002, ore 17,45 Centro Pastorale Paolo VI
Via Gezio Calini, 30
Tel. 030 3773511


ore 17,45 – Saluti

Antonio Fappani, Presidente Fondazione Civiltà Bresciana
Alessandro Azzi, Presidente Federazione Italiana Banche di Credito Cooperativo


ore 18,00

“Comunità locale e sviluppo globale. L´alleanza possibile fra economia e cultura”
Jeremy Rifkin, Presidente della Foundation on Economic Trends, Washington D.C.


Coordina l´incontro
Riccardo Bonacina, Direttore Editoriale del Settimanale Vita


ore 19,30 – Conclusione dei lavori
Extranet del Credito Cooperativo
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Area riservata ai sindaci delle BCC-CR
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