28/01/2014 Cooperazione
Il secondo rapporto Euricse sulla cooperazione italiana

Per far conoscere di più e meglio la cooperazione italiana è stato presentato il secondo rapporto sulla cooperazione realizzato da Euricse nel corso del 2013 e intitolato “La cooperazione italiana negli anni della crisi”.

Il primo risultato di rilievo del rapporto è costituito da una quantificazione piuttosto precisa sia del contributo diretto delle cooperative italiane al prodotto interno lordo e all’occupazione, che dell’impatto complessivo dell’attività dell’insieme delle cooperative sull’economia italiana.

Il rapporto raccoglie una serie di lavori realizzati, sia prima che dopo la crisi iniziata nel 2008, da ricercatori che in questi anni hanno collaborato in vario modo con Euricse. Obiettivo del rapporto è quantificare la rilevanza economica della cooperazione nell’economia italiana e analizzarne l’evoluzione a partire dal 2008, per meglio comprendere come le cooperative si siamo evolute prima e abbiano quindi reagito alla crisi e, dove possibile, per individuare le diversità rispetto alle altre forme di impresa.

Unendo tutte le varie fonti disponibili (tra cui anche il 9° Censimento dell’Industria e dei Servizi di cui si conoscono i primi risultati) si possono quantificare le cooperative italiane certamente attive in un numero compreso tra le 55 e le 60mila. Le cooperative, unitamente ai loro consorzi, hanno generato a fine 2011 un valore aggregato della produzione superiore ai 120 miliardi e hanno investito oltre 114 milioni di euro (escluse le cooperative che operano nel settore del credito e delle assicurazioni e le società di capitali controllate da cooperative).

A fine 2011 le cooperative occupavano, a seconda delle fonti, una cifra compresa tra 1.200.000 e 1.300.000 addetti. Se si considerano tutte le posizioni lavorative attivate nel corso d’anno, compresi quindi i lavoratori stagionali, il numero sale a 1.750.000. Gran parte degli occupati (il 67% delle 1.750.000 posizioni lavorative registrate nel 2011, comprensive quindi anche degli stagionali) risulta inoltre assunto a tempo indeterminato, mentre le forme di lavoro più atipiche – in particolare quelle del lavoro a progetto – risultano marginali e in tendenziale contrazione.

Con il perdurare della crisi - si legge nella sintesi del professor Carlo Borzaga, presidente di Euricse, European Research Institute on Cooperative and Social Enterprises - diventa sempre più evidente che, per individuare le strategie in grado di rimettere l’Italia su un sentiero di crescita della produzione e dell’occupazione, è necessario valutare attentamente il contributo che può venire da ogni settore, da ogni istituzione pubblica e privata, e dalle diverse forme di impresa, comprese le cooperative e le imprese sociali. Le recenti rilevazioni censuarie dell’Istat hanno registrato per il decennio 2001-2011 una dinamica diversificata delle forme di impresa, con una crescita delle imprese cooperative e, più in generale, delle organizzazioni senza scopo di lucro, a tassi superiori rispetto a quelli delle imprese di altro tipo sia private che pubbliche. Di conseguenza una conoscenza approfondita della diffusione e delle caratteristiche delle cooperative non può più essere considerata come di esclusivo interesse di un numero ristretto di studiosi o delle sole organizzazioni di rappresentanza del movimento cooperativo, ma assume una valenza più generale e giustifica un rinnovato impegno di ricerca.

Per approfondire la notizia: http://euricse.eu/it/node/2461  
Per leggere il rapporto: http://issuu.com/euricse/docs/rapporto_coop_euricse  
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